Alfredino Rampi 45 Anni Dopo: Nessun Ricordo In Via S. Ireneo

Alfredino Rampi 45 Anni Dopo: Nessun Ricordo In Via S. Ireneo

Dopo anni di incuria, sul terreno della tragedia si sta costruendo una casa.

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Quarantasei anni sono trascorsi dalla dolorosa e straziante tragedia dì Vermicino, dove in queste ore iniziava il calvario del povero Alfredo Rampi, di anni 6, per tutti Alfredino, il figlio sfortunato che tutti avremmo voluto abbracciare almeno una volta.

Sono nato a Frascati cinquantasette anni fa, e Il 10 giugno è da sempre il compleanno di mia sorella, che di anni oggi ne compie 63, ma nel 1981 diventava gioiosamente maggiorenne. Le 24 ore seguenti, l’11 giugno, la gioiosa festa in casa con le amiche, i doni da scartare, il pranzo succulento, squarciato all’improvviso dal Telegiornale del primo canale, il Tg1 delle 13.30 condotto da Pietro Badaloni che annunciava un fatto nuovo, triste, angoscioso; un bambino di sei anni era caduto in un pozzo artesiano nelle campagne di Vermicino alle porte di Roma e si tenta di salvarlo. - Oddio, porello..ma è qui vicino a noi. Dio mio! – esclamò Loredana, amica d’infanzia e dí famiglia..

L’ininterrotta maratona in TV, nelle asfissianti e polverose giornate di un giugno romano, dei prati secchi e dei due giorni e due notti in diretta sintonizzati sui canali Rai per 36 ore e poi per altre 18, un palinsesto reinventato minuto per minuto perché a reti unificate si voleva trasmettere il salvataggio di un bambino inghiottito dal terreno. La mattina del 13 giugno l’epilogo, tragico, funesto, agghiacciante. – Dobbiamo anche accettare un fatto di presunta morte – dice il medico all’imboccatura del pozzo.

– Dovevamo vedere un fatto di vita, abbiamo visto un fatto di morte. Ci siamo arresi. E’ stata una sconfitta. – Le tristi parole del giornalista Giancarlo Santalmassi a chiudere mestamente ore di angoscia in diretta Tv.

Ma oggi, 10 giugno 2026 non si vuole ripercorrere la cronaca triste e angosciante del tempo, oggi si vuole evidenziare e puntare il dito in altro modo. In quella stretta strada campestre di via Sant’Ireneo in località Selvotta, nel territorio di Vermicino, frazione dí Frascati, da almeno dieci, forse 15 anni non c’è più una foto, un biglietto, un ricordo, una prece o un cuoricino, che ricordi il piccolo Alfredino sul luogo del suo destino.

E’ mai possibile che un luogo così rappresentativo non sia degno di una stele, un piccolo busto, o una targa a ricordo dell’immane tragedia?

Non solo; il terreno di proprietà privata e che risultava sbancato già nell’81 per costruire un’abitazione civile (forse abusiva) e con essa la necessità di costruire il maledetto pozzo artesiano, ha  ‘finalmente’ raggiunto lo scopo. L’appezzamento è diventato edificabile e si sta costruendo una casa sopra le spoglie di un bambino, sopra le cicatrici invalidanti di Angelo Licheri e gli sforzi sovrumani di Donato Caruso. Si stanno calpestando i tentativi spontanei, scoordinati e confusionari degli uomini del Capo dei Vigili del Fuoco Elveno Pastorelli, si calpesta la voce rassicurante di Nando Broglio, i primi tentativi di Tullio Bernabei, la disperazione di Mamma Franca Rampi e le lacrime del Presidente Sandro Pertini.

Nossignori, questa è incuria mentale, rimozione totale di un fatto scomodo ancora oggi. Spianiamo tutto con le ruspe, cancelliamo la memoria, e che la brutta verità venga sepolta per sempre.

Ci penseranno invece le viscere del terreno a riportare a galla il fatto cruento. Sotto quel tufo, quel terreno argilloso, ci sono cunicoli scavati che gridano ancora vendetta. Gridano dall’imboccatura del terrapieno, fino ai 36 metri dove si incrociano il cunicolo artesiano con quello scavato due metri più in là da una trivella. Trivella che in quelle maledette ore non avanzava nemmeno di un metro. Riecheggiano le grida di Alfredino al buio e al freddo di un budello a 60 metri di profondità, dove il bimbo  era scivolato per le forti vibrazioni. Ho ancora nelle orecchie, le agghiaccianti grida di un bimbo cardiopatico di sei anni che urla “Mammaaa…”, perché qualcuno ha infilato il microfono nel pozzo, lacerando per sempre le anime di chi ascoltava e valicando una privacy familiare che non andava oltrepassata, tutto in nome della spettacolarizzazione del fatto cruento.

Avremmo potuto perderlo per sempre Alfredino, ma la sopraggiunta morte e il cessare delle operazioni di salvataggio, ne preservarono almeno il piccolo corpo che rischiava di sparire a 80 metri di profondità, nelle falde acquifere sotterranee. Il cunicolo fu congelato con azoto liquido, poi  grazie al gruppo specializzato dí minatori volontari della Maremma grossetana di Gavorrano, che scavarono un terzo pozzo distante quindici metri da quello infausto,  Alfredino fu recuperato dopo un mese, l’11 luglio per essere pianto da tanti, forse da tutti.

Per favore, e ancora per favore, nel terreno prospiciente, venga fatto un memoriale a ricordo di questa grande tragedia umana italiana. Lo dobbiamo a noi tutti per non dimenticare e lo dobbiamo ad Alfredo Rampi e alla sua famiglia, perché è già stato ucciso dalla negligenza, ma non può essere calpestato ancora.

Non si può, non si deve.

Ciao e scusa Alfredino caro, riposa in pace.

Credits e photo: © Google Maps

Alessandro Troiani 

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