Elezioni Politiche 2018

Siamo entrati veramente nella Terza Repubblica?

stampa articolo Scarica pdf

L’italia ha votato, l’Italia ha scelto, gli italiani hanno espresso il loro consenso.

Le urne hanno dato il loro esito. La percentuale dei votanti si è attestata al 73%, un dato incoraggiante che certifica ancor di più i risultati alquanto sbalorditivi di questa tornata elettorale. I vincitori di queste elezioni sono senza dubbio il M5S che raccoglie uno sbalorditivo 32,4% alla Camera e un 32% al Senato e la Lega con il 17,6% di preferenze per la Camera e 17,8% al Senato. I grandi sconfitti? Primo fra tutti il PD renziano che tocca il fondo della sua storia politica con appena il 18,7% alla Camera e 19,3% al Senato.

Di certo l’esodo di Bersani, D’Alema, Grasso e compagnia ha giocato un ruolo importante, forse non tanto nei numeri quanto nella fiducia che un elettore poteva riporre in un partito che non è stato capace di aprire un dialogo pacificatore al proprio interno che conducesse ad un equilibrio politico importantissimo in vista di un momento chiave come le elezioni politiche. Parlavo di numeri, ebbene non è che queste fronde della sinistra abbiano ottenuto successi eclatanti. Liberi e Uguali di Grasso e Boldrini falliscono miseramente racimolando, contro ogni aspettativa, un 3,3% ad entrambe le Camere (i sondaggi li davano al 6-8%).

Sono stati severamente puniti quasi tutti i Ministri del governo Gentiloni che, di contro, sembra essere l’unico ad essersi salvato. Minniti, Fedeli, Franceschini, Pinotti perdono miseramente le loro battaglie nell’uninomimale (i collegi plurinominali li salveranno ed avranno comunque la poltrona ). Si salvano invece, per l’appunto Gentiloni, Boschi, Bonino, Padoan e lo stesso Renzi di cui, poche ore fa, era stata data la notizia delle dimissioni per poi essere subito smentite dal suo stesso portavoce.

Forse queste dimissioni dovrebbero finalmente arrivare: il rottamatore si doveva autorottamare immediatamente dopo lo scellerato referendum costituzionale del 2016; a Renzi è mancata l’umiltà di confrontarsi con la sua gente e l’arroganza delle sue scelte autoritarie ed impositive hanno portato a questi risultati devastanti.

Il doveroso passo indietro di Renzi permette al PD di respirare, facendo venir meno ai suoi delatori, la figura che maggiormente ha incarnato in questi anni il parafulmine di tutte le invettive contro la politica del centro sinistra. Il Partito Democratico ha finalmente l’occasione di rinascere dalle proprie ceneri e questa volta deve ringraziare la debacle di Berlusconi e l’assenza di una maggioranza di governo, almeno sulla carta.

Ma torniamo agli sconfitti: molti dei più autorevoli giornalisti che si occupano di politica, vedono queste elezioni come il canto del cigno di Silvio Berlusconi. La sua verve, la sua presa sull’elettorato moderato è venuta completamente a mancare. Forza Italia raccoglie il 14% alla Camera ed il 14,5 % al Senato. Sono numeri disastrosi per chi è stato al centro della politica italiana dal 1994 ad oggi. Ma la sconfitta più devastante deriva dal confronto all’interno del suo schieramento che lui stesso, fino a ieri, capeggiava trionfalmente tanto da permettersi, senza problemi, di indicare come futuro Premier il presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani.

L’amara verità presentata questa mattina all’ex Cavaliere vede tutto d’un tratto diventare capo del Centro destra il capo della Lega: Matteo Salvini. Il populista milanese ha saputo trasformare il partito leghista da entità territoriale ad entità nazionale, partendo da “prima i padani” è arrivato a “prima gli italiani”. La preoccupante virata a destra della lega salviniana è stata definitivamente manifesta nel momento in cui il moderato Roberto Maroni ha preso le distanze dal suo partito, ovvero nel momento in cui, facendosi da parte, ha deciso di non presentarsi alle Regionali della Lombardia. Ma tutto potrebbe essere smentito se un eventuale governo Salvini desse un Ministero a Maroni.

Per ultimi, non bisogna assolutamente dimenticare le sconfitte dei partiti all’estrema sinistra e all’estrema destra. Sia Potere al Popolo (1,1% alla Camera e 1% al Senato), di chiara matrice comunista, sia CasaPound (0,9% sia alla Camera che al Senato) e Italia agli italiani (0,4%alla Camera e 0,5% al Senato), i partiti neofascisti ultimamente sempre in prima pagina, hanno raccolto solo le briciole. Mentre per Potere al Popolo la cosa non sorprende più di tanto, di certo, vista l’esposizione mediatica di cui hanno goduto i due partiti neofascisti, ci si sarebbe aspettato qualche punto percentuale in più, ma probabilmente in questo caso si è preferito votare per la Lega di Salvini, le cui posizioni in fondo non sono poi così distanti da quelle dei partiti suddetti.

E adesso cosa succederà? Il 23 marzo le Camere si insedieranno ed eleggeranno i presidenti di Camera e Senato e sarà questa già una utile cartina di tornasole per le possibili strategie per nuove alleanze di governo. Dopo di che il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella inizierà le consultazioni con le varie coalizioni cercando di capire se esiste una maggioranza possibile che dia fiducia ad un nuovo gove

Purtroppo il risultato elettorale, nonostante abbia dato chiare indicazioni sul nuovo assetto politico del paese, non ha restituito uno schieramento vincitore che abbia la maggioranza ad entrambe le Camere. Tale schieramento dovrebbe quindi nascere da accordi post elettorali. Giocando con i numeri a nostra disposizione, risulta chiaro come Di Maio ed il M5S saranno il cardine del nuovo possibile governo. Sono probabili infatti solo due maggioranze ed entrambe vedono il M5S grande protagonista.

Una maggioranza si potrebbe avere sommando i seggi del Pd con quelli del M5S, mentre l’altra possibile si potrebbe formare sommando i seggi della Lega con quelli del M5S. In fase di Campagna elettorale si è detto tutto e niente eppure era chiaro da tutti i sondaggi che nessuno avrebbe avuto una maggioranza salda e forte e che si sarebbe dovuti scendere a patti.

Se non si trovassero accordi ed alleanze strambe, come le ha definite Salvini, si potrebbe dar vita ad un governo di scopo, con la funzione unica di cambiare per l’ennesima volta la legge elettorale e quindi tornare alle urne in autunno nella speranza di avere finalmente una maggioranza solida.

Allo stato attuale dei fatti è inutile fantasticare sulla effettiva fattibilità di tutte le promesse elettorali, chiunque vada a governare dovrà necessariamente rendere conto delle promesse fatte, le dovrà attuare e renderle finanziariamente ed economicamente sostenibili.

L’Europa si aspetta un governo stabile con cui dialogare, noi tutti ci aspettiamo un governo stabile che nel bene o nel male metta in atto le azioni che ritiene necessarie per il bene del nostro paese. Non sta a noi dire prematuramente cosa è giusto e cosa è sbagliato. Questo spetta solo alla storia e ai bilanci dello stato.

Alessio Capponi

© Riproduzione riservata

  • Articolo Precedente

  • Prossimo Articolo