Al Ritorno Dalle Vacanze

Allagamenti, piante infestanti, flambus, gabbiani ed Ecopass

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Le vacanze sono finite, tutto torna alla normalità, le strade si riempiono, parcheggiare è di nuovo un’impresa, la totale normalità la raggiungeremo quando le scuole riapriranno ed il traffico ci inghiottirà. Nel frattempo ci godiamo quanto di buono sta facendo questa Amministrazione: NIENTE.

Appena tornati a Roma dopo un lungo viaggio, la prima cosa che un vero romano si sente di fare è rivedere la sua splendida città. Cosi, esce da casa col sorriso rilassato, bello abbronzato e si avvia felice di riabbracciare la sua Roma.

Camminando nota però alcune chiazze di verde sul marciapiede: “Che meraviglia! Nuove aiuole?” pensa il gioioso e rilassato romano, guarda meglio e lentamente il velo che la felicità vacanziera gli aveva calato sugli occhi svanisce. Non si tratta di nuove aiuole ma di erbe infestanti che si stanno distribuendo a macchia di leopardo sui marciapiedi. Lentamente ai suoi occhi compaiono alberi di acacia spuntati dal nulla, erbacce secche e alcune fresche fresche appena nate dopo i nubifragi agostani. Gli stessi nubifragi che hanno fatto crollare alberi e rami: “Ma lì non c’era un bellissimo pino?” si domanda smarrito l’ex-vacanziero.

Era divertente guardare in tv il notiziario e vedere i sottopassaggi di Corso Italia completamente allegati o il tram 8 trasformarsi in sottomarino approdando a Piazza Venezia: “Meno male che ce ne stiamo qui a Berlino” però che imbarazzo, poi, dover commentare con gli amici tedeschi la notizia dell’ultimo autobus andato a fuoco e dover ringraziare il cielo che non ci fossero stati morti e feriti ma solo tanto spavento! Com’è che si chiama questa nuova attrattiva romana? Ah si i Flambus, un brivido in più, meglio di un safari tra leoni e leopardi.

E mentre riflette e ricorda, mentre si aggira tra erbacce e piante rampicanti, manco fosse il set di The Walking Dead, si dirige verso la metro A, peccato che sia rotta e cosi assiste alla “presa della navetta”. Gente urlante e sgomenta che si accalca per salire sulla navetta che sostituisce la Metro A in panne per l’ennesima volta. Ma le navette messe in campo non sono abbastanza, ecco cosi assistere a drammatiche scene di poveri romani stretti come sardine e pronti a calpestare il loro vicino pur di poter entrare nella navetta e rimettere piede a casa, sani e salvi.

Prendiamo il Tram? Dopo flambus e assalti di navette, il romano allibito assiste anche alla rottura dei cavi elettrici dei famosi e tradizionalissimi tram che percorrono via Prenestina, unici mezzi pubblici rimasti a percorrere la nota consolare romana da quando è stato soppresso l’autobus 81.

In questo roboante disaster movie di serie C, la giunta a capo della Capitale d’Italia tace ed anzi intavola la discussione per la delibera sull’Ecopass. Ma di cosa si tratta?

Come l’area C di Milano, anche Roma vuole istituire un pedaggio per l’ingresso nell’anello ferroviario: ogni cittadino dunque che vorrà dirigersi al centro con la propria autovettura o motociclo dovrà versare al comune un pedaggio. Non è una nuova tassa, non è un altro modo per fare cassa, ci avvertono dalla regia.

L’idea in sé per sé non sarebbe nemmeno tanto sbagliata ma con i nostri meravigliosi mezzi pubblici sarebbe possibile sostenere una tale iniziativa? Alla fine quanti sarebbero costretti a pagare pur di arrivare puntuali, ma soprattutto sani e salvi, ai loro appuntamenti di lavoro? E’ o non è un altro modo per fare cassa?

Bentornato romano dalla tue gioiose e rilassanti vacanze. Hai ammirato splendidi paesaggi, hai gustato città ordinate, preso autobus e tram che arrivavano ad orari precisi alle loro fermate, ed ora sei qui ad ammirare una delle città più belle al mondo. Non è comunque splendida questa città? In quale altro luogo puoi ammirare un così splendido tramonto lungo il Tevere che va lento lento?

“Amò guarda un gabbiano” - dice una giovane innamorata al suo compagno mentre sono intenti a rimirare lo splendido tramonto, “Uh guarda amò sò due, che carini amoreggiano, il maschio gli ha portato del cibo, ma cos’è?” – il compagno strizza gli occhi, allunga il collo, si mette una mano tesa sopra gli occhi, guarda bene - “Un piccione morto, no, un sorcio, sì sì, se stanno a magnà un sorcio”.

Alessio Capponi

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