I Bambini Detenuti

Il dramma di Rebibbia ci mette ancora una volta di fronte all'atroce problema dei bambini detenuti

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A nessuno importa chi fosse Alice. Nessuno riporta i nomi dei due bimbi scaraventati giù per le scale, nessuno ricorda il nome della piccola bambina di 4 mesi morta per lo schianto sui gradini di Rebibbia, nessuno ricorda il nome del piccolo di venti mesi che lotta tra la vita e la morte.

Poche righe a ricordare Alice, detenuta a Rebibbia dal 27 agosto per detenzione e spaccio di stupefacenti, lei che aveva manifestato la sua depressione e la difficoltà a reggere l’incarcerazione, lei che impazzisce e toglie la vita a chi la vita ha donato.

Alice diventa il simbolo di una lotta che da decenni affronta la nostra società civile al fine di riportare dignità alla persona ma soprattutto una lotta al fine di mettere al centro di ogni questione l’interesse superiore del minore.

La legge n° 354 del 1975 stabilì che “alle madri è consentito di tenere presso di sé i figli fino all’età di tre anni” e per fare ciò furono istituiti gli asili nido presso le carceri. Era l’asilo di Rebibbia dove i due bimbi giocavano con Alice.

Ma era così che si difendeva l’interesse del minore? Quanto è facile che i figli dei detenuti, cresciuti in carcere, diventino loro stessi detenuti in un prossimo futuro? E’ facilissimo, non ci vuole poi molto a capirlo. L’interesse del bambino moriva i fronte alle esigenze punitive dello Stato.

La legge 40 del 2001, c.d Finocchiaro, modificò la procedura penale, favorendo l’accesso delle madri con figli a carico a misure cautelative alternative, ovvero permettere gli arresti domiciliari affinché il minore vivesse in un ambiente più idoneo alla sua crescita psicologica. Purtroppo però la quasi totalità delle detenute sono Rom, straniere o senza famiglia e non hanno una dimora fissa da indicare, quindi sono impossibilitate ad usufruire degli arresti domiciliari. La legge rimase bella solo a parole ma trovò rarissime applicazioni.

La legge 62 del 2011 tentò infine di aggredire il fenomeno dei bambini detenuti. Prima di tutto portò a sei anni il limite per poter consentire alle madri di tenere con sé i bambini, quindi introdusse due nuove forme di misure cautelari: Gli Istituti a custodia attenuata (gli ICAM) e gli arresti domiciliari presso una “casa famiglia protetta”. In entrambi i casi però la legge prevede che sia il giudice a decidere e che non ci sia un’automatica disposizione verso queste forme soft di detenzione. Ancora una volta la tutela del diritto all’infanzia viene negata.

Le aspettative di questa legge tuttavia naufragarono rapidamente in quanto la legge prevedeva che la realizzazione di ICAM e case famiglia protette fosse demandato agli enti locali di conseguenza ad oggi gli ICAM sono solo 5 in tutta Italia (Milano, Torino, Avellino, Cagliari e Venezia) mentre le Case famiglie non sono state mai realizzate ad eccezione di una: la Casa di Leda a Roma nel quartiere EUR.

La Casa di Leda è stata dedicata a Leda Colombini, agguerrita fondatrice dell’Associazione A Roma insieme, che da sempre si è battuta per i diritti dei bambini figli di detenuti e che ha inventato i Sabati di libertà, unico giorno della settimana in cui volontari dell’Associazione possono portare i bambini fuori dal carcere affinché possano vedere il sole, i prati, la città insomma tutto ciò che gli è negato di vedere a causa della colpa commessa dal proprio genitore.

Sebbene dunque la Legge 62 del 2011 preveda misure per affrontare il problema dei bambini detenuti, ad oggi le strutture che dovrebbero combattere questi problemi non esistono o sono molto carenti a causa della mancanza di investimenti economici. Ma è solo un problema di soldi? E’ solo un problema di recessione del Welfare?

La nascita di queste strutture con molta probabilità avrebbe un mancato ritorno in termini di voti elettorali quindi, fattori economici ed un cinico calcolo elettorale, determinano una assoluta violazione dei diritti fondamentali dei minori e tutto ciò in uno Stato costituzionale di diritto come il nostro è particolarmente disdicevole.

Alessio Capponi

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