Riace E Mimmo Lucano

Bella onesta emigrata Italia sposerebbe calabrese di Riace Articolo di Michela Di Mattia

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Il titolo è  per fare il verso al noto film, con protagonisti Alberto Sordi e Claudia Cardinale, la cui storia narra dei matrimoni per procura che sono stati effettuati tra compaesani italiani emigrati all’estero, negli anni ‘60. In realtà con Xenia, termine greco che contiene il significato di ospitalità ed accoglienza, si vuole far riferimento all’operazione della guardia di finanza avvenuta qualche giorno fa. Favoreggiamento per immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta rifiuti sono le accuse mosse contro il sindaco di Riace, Mimmo Lucano.

Un anno fa Mimmo Lucano ha subìto una perquisizione e un interrogatorio e il suo arresto è avvenuto il 2 Ottobre scorso, con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip, su richiesta del procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, che ha deciso anche il divieto di dimora per la sua compagna Tesfahun Lemlem, indagata per concorso nel reato di immigrazione clandestina.

“La misura cautelare – come afferma il magistrato – rappresenta l’epilogo di approfondite indagini, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri, svolte in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l’accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico”. Per i pm, nell’inchiesta “è emersa la particolare spregiudicatezza del sindaco Lucano, nonostante il ruolo istituzionale rivestito, nell’organizzare veri e propri matrimoni di convenienza’ tra cittadini riacesi e donne straniere, al fine di favorire illecitamente la permanenza di queste ultime nel territorio italiano”. Secondo la guardia di finanza, Lucano e Tesfahun avevano “architettato degli espedienti criminosi, tanto semplici quanto efficaci, volti ad aggirare la disciplina prevista dalle norme nazionali per ottenere l’ingresso in Italia”.


Al sindaco e alla compagna, Tesfahun Lemlem, si contesta di aver forzato le procedure per permettere ad alcune ragazze di restare in Italia, attraverso matrimoni di comodo. Non è noto quanti possano essere stati i matrimoni, si fa riferimento ad un'unica conversazionedurante la quale Lucano parla della possibilità di far sposare una ragazza nigeriana, cui era stato negato l'asilo più volte, per permetterle di ottenere la cittadinanza italiana.

La seconda contestazione, mossa al sindaco, riguarda, invece, l'affidamento diretto alle due cooperative sociali riacesi senza aver prima indetto una gara d’appalto per il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti.

Le cooperative non erano iscritte nell’albo regionale come previsto dalla legge e non avevano quindi i requisiti richiesti per l’ottenimento del servizio pubblico.

In questo modo, Lucano avrebbe potuto decidere di affidare il servizio di raccolta rifiuti a tali cooperative, dall’ottobre 2012 fino all’aprile 2016, senza bisogno di indire una gara d’appalto, facendo ottenere loro un ingiusto vantaggio patrimoniale che ammonterebbe a circa un milione di euro.

Cittadini calabresi e riacesi protestano contro l’arresto di Lucano sia con diverse iniziative di piazza, sia sui social, sostenute, con lo slogan “Riace non si arresta”, da diversi comitati che si occupano di assistenza migranti, movimenti antimafia e femministe.

Questo perché Riace grazie ai migranti, ospitati nelle case disabitate, in comodato d’uso gratuito e in una sorta di sistema di accoglienza diffuso, sembra aver ripreso vita dallo spopolamento. Le case sono state ristrutturate ed è stato rifatto, tra le altre cose, anche tutto l’impianto di illuminazione del paese.

I Riacesi, tramite borse lavoro, hanno assicurato ai migranti un piccolo stipendio e i migranti hanno imparato il mestiere. Con questi bonus gli ospiti hanno fatto acquisti nelle attività convenzionate, dando vita ad un circuito economico che ha permesso al paese di superare lo spopolamento. Grazie ai fondi per l'accoglienza, i migranti hanno ridato vita a laboratori di ceramica e tessitura, bar, ristoranti, panetterie, orti biologici, scuola elementare e scuola multilingue.

Nel tempo, di tale sistema, hanno spesso beneficiato non solo profughi e richiedenti asilo inseriti nei progetti Sprar(Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), ma anche molti di coloro che, al termine del programma di integrazione, hanno deciso di rimanere a Riace per costruirsi una nuova vita.

Mimmo Lucano nei mesi scorsi aveva iniziato lo sciopero della fame per protestare contro il mancato invio, da parte della Prefettura, dei fondi necessari a mandare avanti i progetti per l’accoglienza. «Se non dovessero arrivare i fondi - aveva scritto - 165 rifugiati, tra cui 50 bambini, finirebbero per strada».  In occasione del Riaceinfestival, aveva detto: “Riace è un messaggio pericoloso perché dimostra che l’accoglienza è possibile”.

Alla fine di agosto Lucano aveva detto che le varie mobilitazioni erano andate a buon fine: «Pare che qualcuno al Ministero dell’Interno si sia reso conto che non solo devono ripristinare i finanziamenti, ma anche restituire i crediti pregressi. Da Roma ci hanno detto che la situazione si sta normalizzando, perché i rilievi sulla rendicontazione dei finanziamenti, fatti dalla Prefettura, si sono rivelati infondati. Il processo è in itinere, ma a quanto pare dovranno restituirci anche i fondi che nel 2017 ci hanno negato».

Per gli inquirenti, però, ci sarebbe stata una lunga serie di irregolarità amministrative e di illeciti penalmente rilevanti che costellavano la realizzazione del progetto, ma anche e soprattutto l’estrema naturalezza con la quale Lucano e la sua compagna si risolvevano a trasgredire norme civili, amministrative e penali”. Nell’ordinanza di custodia cautelare sono finite alcune intercettazioni da cui emergerebbe che Lucano si è adoperato in prima persona per organizzazione di matrimoni “di comodo”.

Mimmo Lucano sapeva di essere indagato, ma non gli importava. Probabilmente voleva essere il difensore degli ultimi, un sindaco che combatte contro norme approvate da quello Stato che lui stesso rappresentava.

"Tutto il mondo è paese" è la fiction ispirata al modello di accoglienza di Riace e al suo sindaco e interpretata da Beppe Fiorello, ora sospesa in attesa delle decisioni della magistratura sulla vicenda.

Michela Di Mattia

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