Le Ossa Rinvenute Presso La Nunziatura Apostolica

Le Ossa Rinvenute Presso La Nunziatura Apostolica

Mistero? No, solo Archeologia!

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Alla fine di ottobre, i più importanti quotidiani nazionali, hanno battuto le news di un misterioso rinvenimento di ossa umane presso la Nunziatura Apostolica di via Po, nel quartiere Pinciano di Roma.


Villa Giorgina, ovvero ex Villa Levi, donata nel 1949 dall'industriale e senatore torinese Isaia Levi allo Stato Vaticano, ospita la Nunziatura Apostolica ovvero l'Ambasciata della Santa Sede in Italia e gode, quindi, di tutti i privilegi di extraterritorialità come qualsiasi altra ambasciata. Durante alcuni lavori di ristrutturazione, in particolare durante la rimozione dei massetti pavimentali, sono state riportate alla luce da quattro operai alcune ossa umane. Le fonti Vaticane hanno subito cercato di sminuire il ritrovamento e hanno immediatamente invitato alla prudenza nel collegare il rinvenimento a fatti di cronaca passata. Purtroppo per il Vaticano però, i giornali hanno rapidamente collegato la scoperta alla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. La stampa ha infatti riportato che Don Pietro Vergari, coinvolto nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e poi scagionato, aveva lavorato proprio per la Nunziatura apostolica facendo però confusione in quanto il sacerdote aveva lavorato solo per la Penitenziaria Apostolica e mai per la Nunziatura Apostolica.


Le indagini, però, dovevano essere affrontate approfonditamente allo scopo di cancellare ogni dubbio e sospetto e sono state dunque affidate dalla Gendarmeria Vaticana alle nostre forze dell'ordine affinché facessero chiarezza sull'accaduto e analizzassero i resti rinvenuti. La Polizia Scientifica della Capitale, a seguito della analisi del DNA, ha certificato a fine novembre 2018 che le ossa appartenevano ad un uomo e che erano sicuramente antecedenti al 1964. A quel punto bisognava andare a fondo del mistero ed è stato dato il via ad ulteriori analisi più approfondite per capire l'esatta datazione dei rinvenimenti.
È notizia di questi giorni che le ossa sono state datate ad un periodo compreso tra il 90 e il 230 d.C. Nessun mistero, nessun complotto, nessun depistaggio o insabbiamento! Tutto, forse, si sarebbe potuto risolvere molto più facilmente se il complottismo che imperversa negli ultimi anni avesse lasciato il passo ad una più attenta disamina delle circostanze di ritrovamento e soprattutto dove è stato effettuato il rinvenimento.


Ci troviamo sì nella Nunziatura Apostolica ma essa è tale solo a partire dal 1959, anno in cui Giovanni XXIII spostò a villa Giorgina gli uffici della Nunziatura. Ma prima che fosse costruita la Villa, cosa si trovava in quest’area? Sappiamo bene come la nostra città abbia alle spalle qualcosa come 2771 anni e che sia stata capitale dell’Impero Romano e abbia quindi una storia bimillenaria da raccontare.
L’area in cui si trova la Nunziatura Apostolica, compresa tra via Pinciana (l’Antica Via Salaria Vetus) e Via Salaria (la Salaria Nova), si trova immediatamente fuori il tracciato delle Mura Aureliane ed è percorsa da una via consolare, il che significa che era un luogo dedicato alle aree sepolcrali. Troviamo difatti in quest’area due importantissime catacombe come l’ipogeo di via Livenza e le Catacombe di Santa Felicita che testimoniano un’attività funeraria in età cristiana e paleocristiana. Ma altre evidenze archeologiche individuate durante la costruzione del quartiere negli anni ’50 e ’60, fanno di questa zona una immensa area sepolcrale con mausolei (come quello di Lucilio Peto ancora in piedi), sarcofagi e tombe a cassone scavate nel banco di tufo della collina pinciana.
Come è possibile che una società civile come la nostra, che vive a contatto con le evidenza del nostro passato, che vede affiorare in continuazione le tracce della nostra memoria storica e del nostro Dna storico e culturale, non rifletta prima di gridare al complotto e ricordare tragici fatti irrisolti e desiderosi di essere risolti, smuovendo solo curiosità ed un polverone mediatico inutile e dannoso alle nostre finanze?
La Scientifica della Polizia della Capitale non ha potuto esimersi dall’affrontare dispendiosi esami per risolvere un banale ritrovamento archeologico in un’area ad alta densità di sepolcreti, costretta dall’incalzare della stampa e della bramosia di notizie eclatanti. Di contro, possiamo però ricordare alle nostre forze dell’ordine, che ci sono valenti professionisti che potevano risolvere il mistero con un banale sopralluogo e potendo indicare per di più una bibliografia archeologica che oggi è a disposizione di tutti grazie ad un progetto di archeologia pubblica e partecipata promosso dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma ovvero il Progetto SITAR. Si tratta di una piattaforma digitale su cui vengono riversati tutti i dati, i documenti, le fotografie di monumenti ed evidenze archeologiche rinvenute sul territorio di Roma e fruibile da tutti i cittadini al sito http://www.archeositarproject.it
Basta visitare il sito della Soprintendenza per rendersi conto della molteplicità di rinvenimenti in questa area, riferibili a sepolcreti e mausolei, tombe e colombari. Potete navigare sul sito e troverete esattamente sotto l’edificio della Nunziatura il rinvenimento nei primi del ‘900 dei resti di un mausoleo in blocchi di tufo.


E’ più facile gridare al complotto ed al mistero che valutare con saggezza ed oculatezza. In questo momento storico dove troppo facilmente si dimentica il passato e si preferisce richiamare complotti e misteri, la differenza la possiamo fare utilizzando la nostra intelligenza e gli strumenti che questa intelligenza è capace di creare.

Alessio Capponi



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