Carmagnola: Andrea, Un Bimbo Di Otto Anni Abbandonato Dai Genitori Nomadi

Carmagnola: Andrea, Un Bimbo Di Otto Anni Abbandonato Dai Genitori Nomadi

Un bambino rom di otto anni è stato trovato solo a vagare sulla provinciale tra Torino e Cuneo

stampa articolo Scarica pdf

LA STORIA DEL PICCOLO

Da far sorgere i brividi la storia di Andrea, il bimbo di 8 anni abbandonato dai genitori nomadi e trovato a vagare sulla trafficatissima provinciale 128, tra le provincie di Torino e Cuneo. Solo, senza documenti e addirittura senza giubbotto, vestito con un maglioncino di lana leggera, vagabondava ai margini della strada senza una meta, finché, dopo ripetute segnalazioni di automobilisti che rischiavano di investirlo, è stato salvato dagli agenti della polizia locale, i quali lo hanno recuperato in via del Porto, nella frazione di Motta.

Infreddolito, smarrito e pietrificato dalla paura, ai vigili che tentavano di calmarlo non ha voluto accennare nulla della sua triste vicenda. Infine, dopo un bicchiere di latte caldo e un panino si è lasciato andare con una rivelazione scioccante: i genitori, una coppia di origine bosniaca arrivata da tempo in Italia, non volevano più saperne di averlo con sé, motivo per cui l'avevano abbandonato a sé stesso, senza un luogo dove dimorare.

Il sindaco di Carmagnola, Ivana Gaveglio, ha spiegato che il bimbo è ora in una comunità protetta del paese, ove è divenuto la mascotte di tutti, in particolare della polizia municipale. La Caritas lo ha approvvigionato di vestiti e beni di prima necessità e lui adesso è tranquillo, forte della consapevolezza che il suo percorso è ormai in salita. Cosa lo attenderà negli anni a venire in termini di danni psicologici non è valutabile; ma noi tutti possiamo farci una – seppur pallida – idea del dolore che lo attanaglierà condizionandone la vita. Decisiva sarà la possibilità di usufruire di strumenti per affrontarlo.

I RISVOLTI DELLE RICERCHE EFFETTUATE

In base alle prime ricerche effettuate, Andrea non avrebbe mai frequentato le scuole; l'unico documento ad attestarne l'esistenza sarebbe il certificato di nascita, rinvenuto nel comune di Maddaloni, in provincia di Caserta.

Dopo diversi giorni, gli agenti sono riusciti a rintracciare la madre in una roulotte all’interno di un campo nomadi del comune di Chieri. La donna, 38 anni, dopo aver interrotto i rapporti col marito, oggi ha un nuovo compagno, che mal sopporta la presenza del figlio di un altro uomo e di Andrea non vuole sapere più niente: «Non sta più con noi, vive con i nonni, non deve ritornare qui». Parole oscene che hanno lasciato sbalorditi e disorientati i vigili. Questi ultimi, in accordo con la Procura per i Minori, hanno stabilito di lasciare il piccolo nella comunità, in cui ha accennato i primi sorrisi dopo anni di patimenti e sofferenze. Nel frattempo, gli agenti stanno tentando di entrare in contatto anche il padre del piccolo, sempre 38enne, che risulta vivere in Campania. Entrambi i genitori sono stati denunciati per abbandono di minori ma, ad indagini ultimate, la loro posizione potrebbe aggravarsi. Cosa abbia fatto Andrea in questi anni, come sia giunto a Carmagnola e chi lo abbia lasciato in balìa del pericolo per strada, infatti, sono tutte prospettive che devono essere approfondite.

ROM, SINTI, LA CULTURA ORALE E LE DIFFICOLTÀ DI INCLUSIONE SOCIALE

Alla luce di questa storia, urge domandarsi come si possa favorire l'inclusione sociale di persone appartenenti ai gruppi rom e sinti in Italia. Intanto, occorre sfatare un mito: l'idea che esista una popolazione uniforme per cultura, usi e costumi è erronea. Il popolo rom, infatti, è, secondo Leonardo Piasere, il più noto ed esperto antropologo del settore, Un mondo di mondi (1999), cioè un insieme di comunità transnazionali le cui modalità di vita dipendono in maniera cospicua dai rapporti che questi gruppi hanno instaurato con la comunità maggioritaria circostante.

Nel novembre 2011, il Governo italiano ha preso posizione per adottare una strategia che possa guidare negli anni le attività d’inclusione dei rom e ha redatto attraverso l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) la Strategia nazionale d’inclusione dei rom, dei sinti e dei caminanti. Sviscerare le tematiche ivi illustrate in questa sede è impossibile e tanto meno indicato. Tuttavia, preme considerare che, in vista di una almeno parziale risoluzione al problema, è fondamentale ragionare per casi, senza usare la semplificazione totalizzante, e capire altresì che per quanto attiene i processi di integrazione e inclusione nella società maggioritaria, non è ancora superato l’approccio alla cosiddetta “emergenza nomadi” in un’ottica securitaria.

Imprescindibile è comprendere in quest'ottica - al fine di individuare i punti cardine su cui lavorare- una specificità della cultura rom, e cioè che essa è fondamentalmente di tipo orale. I valori e i comportamenti di ruolo vengono trasmessi per contagio psicologico e apprendimento imitativo diretto. La maggior parte della popolazione dei campi non è alfabetizzata. La cultura orale, infatti, non contempla il saper leggere e scrivere. Ciò comporta l’impossibilità di comprendere le normative e, più semplicemente, tutte le indicazioni scritte, che sono alla base del sistema sociale della società maggioritaria. Negli uffici delle amministrazioni locali, nelle ASL, negli ospedali, nelle scuole, per non parlare dei tribunali, le difficoltà di comunicazione dei rom sono all’ordine del giorno.

Ne consegue l'impellente bisogno di agire su più fronti: in primis, la scolarizzazione (obbligo frequenza e percorsi formazione soprattutto per i bambini), quindi l'occupazione (formazione finalizzata al lavoro), la salute (medicina preventiva ed educazione alla salute), e l'abitazione, per riscontrare la presenza nei campi di persone economicamente autosufficienti che non hanno diritto di essere destinatarie di misure di sostegno pubblico mentre, per chi non è autosufficiente, dovranno essere attivati interventi di supporto finanziati dall’Unione Europea.

Chiara Zanetti 

© Riproduzione riservata