ZINGARETTI ORA DECIDA, LEADER DELLA SINISTRA O GOVERNATORE DEL -DISASTRATO- LAZIO

ZINGARETTI ORA DECIDA, LEADER DELLA SINISTRA O GOVERNATORE DEL -DISASTRATO- LAZIO

Il neo segretario del Pd, eletto nelle primarie domenicali, rivendica ruoli probabilmente incompatibili con l’impegno in Regione

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Abbiamo voluto attendere un attimo prima di esprimerci, giusto il tempo necessario per comprendere meglio le reali ambizioni e le intenzioni del signor Zingaretti, dopo che le primarie del Pd, che hanno registrato un ulteriore crollo di votanti rispetto alle precedenti consultazioni, ne hanno decretato il ruolo di segretario del principale partito della sinistra.

Forse perché al secondo mandato come presidente della regione gli stimoli istituzionali vengono meno, forse per i non esaltanti risultati ottenuti finora, nel comparto sanitario laziale in particolare, forse per un consenso che ricalca il dato politico nazionale in cui la sinistra continua a cavalcare temi che non fanno breccia nel cuore del popolo, forse per l’ambizione di diventare qualcosa di più del “fratello di Montalbano”, il signor Nicola Zingaretti, sentendosi predestinato al ruolo di condottiero delle sinistre e confortato dal mandato conferitogli da 1 milione circa di anziani ed extracomunitari, ha immediatamente assunto l’incarico e, come in un moderno Monopoli, senza passare dal Nazzareno, si è recato sui cantieri del TAV per riaffermarne la necessità per il Paese, dimenticando i disastri delle infrastrutture regionali.

Con proclami da leader di governo, dimenticando di aver vinto solo le primarie e non le elezioni politiche, il nostro ( ormai ex ) governatore, in un italiano approssimativo e con un eloquenza non supportata da una dizione adeguata ad un leader, ha iniziato a pontificare su qualsiasi argomento, dall’Europa a due velocità ai fascisti, ai possibili scenari politici nazionali, alle auspicabile convergenze, tralasciando completamente le problematiche relative al ruolo per il quale risulta tuttora essere a libro paga della Regione.

Decida quindi ora e senza imbarazzi, cosa vuole fare da grande. Lasci ad altri il governo della Regione che, di fatto, non sta più amministrando, impegnato com’è a coltivare l’ambizione a ruoli nazionali ed alla luce, soprattutto, delle criticità locali delle quali dimostra, palesemente, di non volersi più occupare.

di Massimiliano Piccinno

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