MARCELLO DE VITO ARRESTATO

E'finito in manette questa mattina, Marcello De Vito, Presidente dell'Assemblea Capitolina e personaggio di spicco del Movimento 5 Stelle

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Un terremoto, uno tsunami devastante che questa mattina ha sconvolto la giunta capitalina a 5 syelle guidata dalla paladina dell'onestà Virginia Raggi: Marcello De Vito, Presidente della Assemblea capitolina, capo dell'ala più ortodossa del movimento 5 stelle, è stato arrestato per presunte tangenti ricevute da Parnasi per la costruzione del nuovo stadio della Roma.


Marcello De Vito, candidato sindaco nel 2013, quando vinse Marino, legatissimo alla ex parlamentare ora in consiglio regionale Roberta Lombardi, personaggio di spicco del Movimento 5 Stelle romano e importantissimo personaggio nella gestione della cabina di comando della Giunta Raggi, è caduto laddove cadono tutti i politici italiani: la tangente.
In fretta hanno cercato di mettere una pezza al fattaccio sia il capo (ormai padrone) del Movimento, Luigi Di Maio, sia la sempre meno sindaca Virginia Raggi. Con alcuni post molto incisivi, il primo ha espulso con effetto immediato l'arrestato, la seconda si auto-incita ad andare fino in fondo contro la corruzione e il malaffare. Ma la frittata è fatta. Gli ultimi sondaggi davano il Movimento 5 Stelle in caduta libera e questo sembra essere il colpo di grazia definitivo ad un partito ormai allo sbando. Che la cosa fosse nell'aria si poteva pensare ma i fatti questa volta superano l'immaginazione.


Ad essere sospettosi e complottisti sembra quasi che l'uscita della notizia de L'Espresso, riguardo una presunta indagine su Zingaretti per finanziamento illecito e per la quale il neo segretario PD si sente del tutto tranquillo e sereno perché trattasi di "meri pettegolezzi 'de relato' e senza alcun riscontro, come affermato dallo stesso articolo del settimanale", sembrerebbe perfettamente programmata al fine di non far scatenare troppo il Partito Democratico. Ed infatti la posizione del partito guidato da Zingaretti è stata quella di optare per una linea morbida e garantista nei confronti di De Vito, sebbene contemporaneamente abbiano chiesto a gran voce le dimissioni di tutta la giunta.

Certo che le beghe penali che hanno caratterizzato la giunta grillina cominciano ad essere un po' troppe. Da Marra a De Vito, sembra che il malaffare e la corruzione siano un morbo impossibile da debellare e il mantra "Onestà, onestà" non sembra avere avuto effetti: è un po' come curare un cancro con la curcuma e lo zenzero.


Ma torniamo a Marcello De Vito e ai motivi per cui è stato arrestato. L'operazione che ha portato in carcere il presidente dell'assemblea capitolina e altre tre persone riguarda reati di corruzione e traffico di influenze illecite. Le attività criminose riguardano non solo la  realizzazione del nuovo stadio della Roma ma anche la costruzione di un albergo presso la ex stazione ferroviaria di Roma Trastevere e la riqualificazione dell'area degli ex Mercati generali di Roma Ostiense. L'indagine ha portato alla luce una serie di azioni in cui, alcuni imprenditori con l'intermediazione di un avvocato ed un uomo d'affari, sono arrivati a Marcello De Vito e hanno ottenuto da lui provvedimenti favorevoli alla realizzazione dei loro progetti immobiliari. Da alcune intercettazioni tra De Vito e l'avvocato intermediario dei loschi affari si evince che c'è bisogno anche di sbrigarsi perché rimangono si e no 2 anni per poter trarre il massimo guadagno dalla posizione occupata dal Presidente dell'Assemblea capitolina. Il Gip che accusa Marcello De Vito è chiaro, lo scopo è di sfruttare "il ruolo pubblico di De Vito per fini privatistici e ottener lauti guadagni".


Il Vento sta cambiando, diceva Virginia Raggi ma la verità è che non è cambiato proprio nulla e non sono le vane promesse elettorali di onestà e trasparenza a sconfiggere questo male incurabile che sembra condannare Roma ad essere Capitale della mazzetta. Il lato oscuro del potere sembra impadronirsi di chiunque poggi piede in Campidoglio, chi romperà questo malefico sortilegio?

                                                                                                      Alessio Capponi

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