L'Atalanta Accede Alla Champions League Con Pieno Merito

L'Atalanta Accede Alla Champions League Con Pieno Merito

La qualificazione alla massima competizione europea è il coronamento di una progressiva crescita del sodalizio orobico

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L'Atalanta non manca l'appuntamento con la storia: vittoria in rimonta col Sassuolo e storica qualificazione in Champions League, la prima per la compagine orobica.

Circa il traguardo tagliato dalla “Dea”, tanti hanno usato il termine “miracolo”, che (oltre ad essere leggermente blasfemo) è quasi offensivo per il lavoro svolto da tutto il sodalizio bergamasco: nessun miracolo, solamente lavoro, capacità, programmazione e dedizione.

Capacità nel saper scovare e crescere i giovani, nel rivitalizzare elementi in cerca di rilancio, capacità nel creare un gruppo con buoni giocatori e un buon gioco.

Ma non certo un miracolo.

Anche perché quest'Atalanta non è sorta in questa stagione, ma affonda le sue radici nell'estate di tre anni or sono, ai tempi dell'arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina dei bergamaschi: in tre annate, per gli orobici sono giunte due qualificazioni all'Europa League, una finale di Coppa Italia e la storica qualificazione in Champions.

Una costante della compagine atalantina è quella di iniziare sottotono le varie stagioni, per poi recuperare alla grande.

Nel 2016-'17 (la prima con “Gasp”), una sconfitta casalinga (0-1) col Palermo alla quinta giornata relega i lombardi in zona retrocessione: da lì in poi ha inizio una marcia che porterà al quarto posto, con il ritorno in Europa dopo un'assenza che durava dalla stagione 1990-'91 (quando l'avventura europea si fermò ai quarti di finale di Coppa UEFA nel derby nazionale e lombardo con l'Inter).

Stesso discorso la stagione successiva, quando all'ottava giornata si contano solamente 9 punti in classifica: a fine campionato saranno 60, più che sufficienti per la conferma in Europa League (seppur col settimo posto, quindi partendo dai turni preliminari).

Idem nell'annata appena trascorsa: all'ottava giornata, dopo lo 0-1 interno con la Sampdoria, i punti in classifica sono appena 6, ma dal successivo trionfo per 5-1 sul campo del Chievo ha inizio l'ennesima riscossa, culminata col successo (in rimonta) per 3-1 sul Sassuolo, in una gara “casalinga-esterna” (poiché, vista l'indisponibilità dello stadio di Bergamo, disputatasi a Reggio Emilia, cioè sul campo dei sassolesi), che ha sancito la qualificazione all'ex Coppa dei Campioni.

A suggello della straordinaria stagione del complesso orobico, la finale di Coppa Italia, raggiunta estromettendo la Juventus nei quarti di finale: secco 3-0 sulla compagine detentrice (da quattro edizioni) del trofeo.

Tuttavia, se dovessimo scegliere la gara nella quale è sorta l'Atalanta “europea”, la scelta cadrebbe non su una vittoria, bensì su una sconfitta (pesante, peraltro), cioè l'1-7 subito il 12 marzo 2017 a San Siro con l'Inter alla ventiseiesima giornata del campionato 2016-'17: quel giorno, fu facile ai più ipotizzare un rientro nei ranghi per la compagine atalantina (come accaduto più volte in passato, in primis nel 1992-'93, quando l'attacco poteva contare su un certo Maurizio Ganz), mentre i fatti dimostrarono il contrario, con un'Atalanta subito in grado di riprendersi, per tornare in Europa dopo un'assenza di oltre un quarto di secolo.

Ora, ecco l'accesso alla Champions, che ha già scatenato i (sedicenti) veggenti, pronti a scommettere in una veloce eliminazione di una compagine “non abituata a tali palcoscenici”.

Tali scettici sembrano coloro i quali, nell'estate 1987, si scandalizzarono della presenza dell'Atalanta in Coppa delle Coppe: militanti in Serie B e visti come una "comparsa" destinata alla veloce eliminazione, gli orobici sorpresero tutti, giungendo in semifinale (estromettendo dalla competizione anche il forte Sporting Lisbona), sfiorando anche l'accesso all'atto conclusivo della manifestazione.

L'Atalanta accede alla Champions League con pieno merito, a coronamento di una crescita che dura da anni e merita solamente applausi.

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