SALVINI SULL’ALTARE, DI MAIO AL TELEVOTO

SALVINI SULL’ALTARE, DI MAIO AL TELEVOTO

L’esito delle Europee spalanca nuovi scenari nel panorama politico e religioso nazionale.

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Si attendevano i risultati delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo come fosse non solo un punto di verifica della tenuta del governo giallo/verde ma anche per il conflitto aperto, a forza di minacciate scomuniche e anatemi vari, dal signor Bergoglio contro Matteo Salvini. E i cattolici lo hanno punito, hanno dato ragione al Ministro e vice premier, legittimato da un consenso che ha corroso le resistenze dell’opposizione e spappolato i fegati della stampa sinistra, quella che giudica una vittoria elettorale come una minaccia nera sulle sorti del Paese. Baciare il rosario aveva un significato chiaro per tutti gli osservatori in buonafede non ottenebrati dall’odio e il leader leghista lo ha chiarito in conferenza stampa subito dopo il trionfo elettorale: “Ringrazio chi c’è lassù, e non perché ha aiutato Matteo Salvini o la Lega - ha spiegato il Ministro degli Interni – ma perché aiuti l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici, lavoro, sicurezza. Io non ho mai affidato al Cuore immacolato di Maria un voto, o il successo del mio partito, ma il futuro ed il destino di un Paese e di un Continente”.

Gioco, partita incontro, direbbe un arbitro imparziale ma la strumentalizzazione politica di una Chiesa politicamente schierata a sinistra nella gestione Bergoglio, aveva stigmatizzato quel gesto, semplice e genuino, come un atto blasfemo, degno di scomunica, richiamando i cattolici a non votare per la Lega, iniziando una guerra santa poi persa, miseramente.

Accogliere in Vaticano i rom e rifiutare di incontrare Salvini è una scelta sulla quale dovrebbe riflettere qualsiasi pretendente al Trono di Pietro. Così come auspicare aperture di porti e crollo di muri, stona e fa sorridere quando ciò avviene al riparo delle mura vaticane ed appare ai più come un tentativo di distrazione dalle reali vergogne della Chiesa, evidenziate recentemente dal Papa, Benedetto XVI.

Gli equilibri del governo devono ora necessariamente essere rivisti. Di Maio, se vuole conservare la poltrona, deve cedere qualcosa e tirare a campare o rinunciare a tutto ed aprire una crisi che porterebbe a nuove elezioni ad ottobre, con il rischio di sparire dalla scena politica, lui ed il movimento di un sempre più evanescente Beppe Grillo, sconfitto assente di questa consultazione alla vigilia della quale non aveva risparmiato insulti ed offese all’alleato leghista.

Ora si rivolge al suo popolo, Di Maio, auspicando il “televoto” della piattaforma Rousseau come un sacerdote eletto che sale a Delfi per evocare il fumoso responso dell’Oracolo, sperando in un dato che si presti ad una sufficientemente soggettiva interpretazione che gli consenta di “buttarla in caciara” e vivacchiare fino alla fine della legislatura, rinunciando ai dogmi del movimento, al doppio mandato alle doppie poltrone ai voli pindarici di un reddito di cittadinanza che si è sgonfiato ed ha tradito le attese degli elettori in fuga dai cinque stelle. Bacia pure il Rosario, Matteo, l’Italia è dalla tua parte, e non pensare agli insulti dei vari Cuperlo e Lerner secondo i quali il voto alla Lega viene dalle classi subalterne, dalla peggiore Italia, ignorante e cafona. Mi aspetto, prima o poi, una proposta di legge, da questi illuminati pensatori, per la riduzione selettiva del suffragio universale, da limitare esclusivamente ai quei cittadini doc selezionati da una attenta commissione di radical chic nazionali, magari convocata durante un elegante caviar party, organizzato in un esclusivo resort di Capalbio, altro feudo rosso ceduto alla Lega da questa sinistra becera e astiosa.

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