Due Pesi E Due Misure, E Qualcuno Ieri Ha Invocato I Commissari ...

Due Pesi E Due Misure, E Qualcuno Ieri Ha Invocato I Commissari ...

Due pesi e due misure, e qualcuno ieri ha invocato i commissari unici e non addetti che cambiano da gara a gara.

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Tutto pareva proprio una favola. Laddove Gilles Villeneuve ha il nome scritto sulla linea del traguardo e ha reso casalingo il circuito di Montreal a ogni ferrarista, laddove Jean Alesi nel 1995 vinse la sua prima e unica gara con bravura e fortuna (andarono fuori a turno Hill, Coulthard e Schumacher, tutti i piloti davanti a lui), laddove la Ferrari aveva fatto un week-end quasi perfetto, ecco la frittata. Equamente divisa o forse no: da un lato Vettel che in quella curva dove Berger compì un magistrale sorpasso ai danni di Hill in quella domenica di giubilo, ha sbavato e di fatto consegnato la vittoria a Hamilton, dall'altro la cecità di tre commissari, tra cui un italiano, che hanno ritenuto scorretto il comportamento del ferrarista che al rientro dall'errore ha chiuso in modo troppo energio il rivale inglese. Personalmente, ho cambiato la mia modalità di appassionato di formula Uno da uno che faceva le levatacce mattutine per seguire il GP d'Australia, alla ricerca un po' distratta del risultato di una corsa che mi ero dimenticato si svolgesse. Talvolta mi balza in mente com'è finito il Gran Premio tal dei tali e allora mi accingo coi potenti mezzi tecnologici a conoscerne l'epilogo. Questo voltafaccia credo comunque sia comune a molti appassionati: l'episodio che ha consentito ad Hamilton di vincere arrivando secondo, dati i cinque secondi di penalità comminati a Vettel, vincitore sul campo, danno un altro colpo di mannaia a uno sport ormai preda dell'elettronica e della tecnologia, dove ci si è inventati nel 2011 il DRS, ossia un'ala mobile da poter utilizzare in certi punti per agevolare i sorpassi, cosa all'ordine del giorno un tempo e dove i Gran Premi sono quasi sempre soporiferi e dall'esito scontato.

Certo, qualcuno può obbiettare che oggi le macchine sono più sicure, che dopo Senna non è più morto nessuno per cause tecniche (Jules Bianchi perì per l'assurda presenza di un trattore a bordo pista) e questo è certamente un passo avanti necessario, ma i troppi ausili tecnologici hanno minato la bellezza e la competitività di uno sport che proprio ai tempi di Villeneuve, o giù di lì, viveva i suoi anni più floridi. Talvolta nel calcio e nella formula Uno ci trovo diverse analogie: entrambi si sono venduti alle logiche di mercato (Imola soppressa perché poco redditizia a beneficio dei mercati asiatici e orientali, Monza salvata per i capelli), entrambi erano più belli un tempo suscitando un moto di nostalgia in cui i Platini o i Baggio sono come i Senna e i Prost, entrambi vivono di vittorie ripetute da parte degli stessi, anche se in questo il calcio a volte fa eccezione. Vettel con la Red Bull e ora Hamilton con la Mercedes stanno diventando il Real Madrid o la Juventus degli otto scudetti. E se in tutto questo poi ci si mettono i commissari a concedere un rigore inesistente, se mi si passa ancora il paragone pallonaro, la frittata è completa. Il Gran Premio del Canada, vissuto sotto un sole cocente e dove la Ferrari, con un buonissimo Leclerc, non ha sbagliato nulla ed è stata veloce sin dalle libere, l'ho seguito davvero tutto, dalle qualifiche alla gara, la quale mi stava regalando un barlume di speranza a venti giri dalla fine: un testa a testa nel quale forse Hamilton, anche per la situazione gomme del rivale, avrebbe prevalso ugualmente, ma magari tramite un sorpassone di quelli alla Hakkinen su Schumacher in Belgio nel 1998.

E a proposito di precedenti: nel 2016 a Monaco, la manovra di Hamilton su Ricciardo, che stava per essere spedito sui guard-rail all'uscita del tunnel, non fu sanzionata. Due pesi e due misure, e qualcuno ieri ha invocato i commissari unici e non addetti che cambiano da gara a gara. A volte anche nella Formula Uno si discute di un arbitraggio discutibile, e per quanto bizzarro è un paragone azzardato. Forse, trent'anni fa, quando la gazzarra era vera e c'era poca esclusione di colpi, ci sarebbero state un sacco di sanzioni con i regolamenti attuali. Ci fosse di mezzo la Ferrari o qualsiasi altra scuderia, dovrebbe passare il messaggio allo stesso modo: non imborghesiamo troppo questo sport già depotenziato. Il "rigore è quando arbitro fischia" di boskoviana memoria, qui lasciatelo da parte.

Stefano Ravaglia

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