ROMA, CITTÀ BESTIALE

L’ultimo episodio di un motociclista morto per uno scontro con un cavallo riaccende l’attenzione sul degrado della Capitale in mano ai 5 stelle.

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Non bastavano cinghiali, maiali, topi e gabbiani. Ora anche un cavallo libero sulla via Ostiense che provoca la morte di un motociclista.

La Città impazzisce e chi la guida finge di non accorgersene oppure, per manifesta incapacità, non riesce a gestirne il degrado che la sta inghiottendo senza scampo.

Miracolati consiglieri comunali cinque stelle, carneadi catapultati da una oscura disoccupazione fino ai banchi del governo della città, ammorbiditi da immeritate e consistenti retribuzioni, si sono rivolti nei giorni scorsi alla sindaca.

E cosa le chiedono di tanto urgente?

Il miglioramento dei trasporti o della raccolta dei rifiuti? La riapertura urgente delle stazioni della metro del centro? Una maggiore pulizia delle strade? Rendere agibili i parchi pubblici ridotti a savane dall’incuria del comune? Una rivalutazione dei criteri di assegnazione delle case popolari? Niente di tutto questo. Chiedono con forza di posizionare la bandiera arcobaleno sul pennone del Campidoglio, per accogliere degnamente le folkloristiche manifestazioni della comunità LGBT in modo da renderci degni di accogliere le manifestazioni del gay pride a carattere mondiale.

Follia! Capisco il caldo, capisco l’incapacità, capisco la faziosità, capisco il voler distrarre i cittadini dai reali problemi dell’Urbe, me penso seriamente che la Città vada commissariata ed affidata al Prefetto per la manifesta incapacità di questa improvvisata armata Brancaleone!

Roma è grande e popolosa, lo sappiamo tutti. Ma lo è da sempre. Da prima della Raggi, di Marino e di Alemanno. Da sempre. E questo non può essere un alibi per nascondere le palesi incapacità di questa sindaca che, sciattamente e presuntuosamente, non ha mai dimostrato di poterne gestire le dinamiche, delegata ad un ruolo estremamente superiore alle proprie capacità.

Qualche giorno fa, percorrendo la Colombo verso il centro di Roma, al semaforo del viale delle Terme di Caracalla, ho notato un’insegna scolpita nel travertino che sovrasta l’ingresso di un edificio pubblico. “Scuola Giardinieri”, c’è scritto. E il nastro ha iniziato a riavvolgersi velocemente. E allora ho iniziato a pensare al perché nel passato si fosse stati così attenti alle problematiche pratiche della Città, alla manutenzione del verde, alla pulizia delle strade, all’ordine, al decoro, al trasporto pubblico. Pensavo al passato ed immaginavo strade pulite, correttamente asfaltate e bambini che giocano su marciapiedi puliti sui quali si aprono i portoni di decorosi condominii vigilati da dignitosissimi portieri. E ricordo tram con il bigliettaio in livrea e vigili e poliziotti e carabinieri rispettosi e rispettati. E lo splendore delle ville, polmone verde della Città, affidato al rispettoso buon senso dei cittadini e alla vigilanza di severi e responsabili custodi. E poi penso ad oggi. Allo stato in cui questi barbari grillini hanno ridotto Roma. Gabbiani che mangiano piccioni mentre i topi gli contendono i rifiuti tra i cassonetti stracolmi e maleodoranti. E cinghiali che scorrazzano liberamente rendendo pericolosa la Città e un cavallo che, poco poeticamente, percorre scosso una strada consolare e uccide un cittadino in moto. A immigrati clandestini che insidiano le nostre case, le nostre cose, e le nostre donne, che percorrono contromano, su fatiscenti biciclette, strade ad alto scorrimento, inconsapevoli del pericolo per la propria ed altrui incolumità.

Ai campi rom illegali, alle demolizioni abusive di auto rubate, ai roghi tossici di rifiuti e pneumatici da smaltire, agli sversamenti incontrollati di liquami, alla corruzione di piccoli faccendieri senza dignità che si insinuano nelle maglie della pubblica amministrazione, in barba all’onestà sbandierata dai grillini, rappresentata ormai solo dai mille “no” a tutte le istanze.

Ma invece di mettere mano ai problemi che affliggono Roma, loro, gli onesti, pensano ad issare sul pennone la bandierina arcobaleno.

La Città è gravemente malata. E la Raggi, purtroppo, non è la cura, neanche omeopatica per i mali della Capitale.

Di Massimiliano Piccinno

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