Giornata Mondiale Del Rifugiato

Quest'anno la ricorrenza registra un dato inquietante, sono settanta milioni le persone nel mondo che sono costrette a fuggire dai propri Paesi in cerca di condizioni di vita accettabili, il numero più alto mai registrato nella storia moderna

277
stampa articolo Scarica pdf


Allo scopo di prevenire e risolvere i conflitti e contribuire alla sicurezza dei rifugiati, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la Risoluzione 57/76, ha scelto di celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato il 20 giugno di ogni anno. Il documento è stato approvato il 4 dicembre 2000 in occasione del 50° anniversario della Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati.
Il 2019 tuttavia vede questa giornata cadere in una situazione mondiale in cui parrebbe esserci poco da festeggiare. Secondo i dati dell'UNHCR, infatti, sarebbero settanta milioni le persone che oggi che scappano da bombardamenti, invasioni militari, violenze, gruppi armati e altri pericoli; di queste, oltre venticinque milioni sono rifugiati e più della metà minori. "Per l’ennesima volta, un triste record è stato superato - spiega Giulia Capitani, policy advisor su migrazione e asilo di Oxfam Italia - Ma dietro questi numeri ci sono storie drammatiche, fatte di viaggi lunghissimi e molto pericolosi, durante i quali subiscono spesso torture e abusi indicibili, come i tanti che arrivano ancora oggi in Libia".
La Turchia è il Paese che ospita il maggior numero di persone (da 2,9 milioni all'inizio del 2017 a 3,7 milioni alla fine del 2018) e tra le prime dieci nazioni che accolgono ce n'è una sola europea, la Germania, mentre ce ne sono quattro che si trovano nel sud del mondo: Uganda, Sudan, Etiopia e Bangladesh.
Completamente diversa la situazione in Italia dove l'impatto degli sbarchi e delle richieste di asilo si sta riducendo. Se alla fine del 2017, infatti, risultavano 184mila i migranti sul nostro territorio, a fine maggio di quest'anno erano scesi a 113mila. Il calo delle presenze nelle strutture di accoglienza era già stato riscontrato a partire dal 2018 secondo elaborazioni ISMU che incrociano i  dati Ministero dell'Interno e UNHCR.
"Gli Stati hanno il diritto di gestire la migrazione attraverso i propri confini, ma hanno anche la responsabilità di ridurre al minimo la sofferenza umana. Non possiamo più tollerare politiche che causano consapevolmente sofferenze e non dobbiamo credere a chi sostiene che cercare protezione sia un atto criminale o che aiutare chi ha bisogno sia sbagliato" afferma Claudia Lodesani, presidente di Medici senza Frontiere.
L'appello ad un'accoglienza organizzata a livello europeo viene dal Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella: “I rifugiati ci ricordano ogni giorno, con forza, vicende di sofferenza, di discriminazione, di separazione da famiglie, terre e radici, le gravi difficoltà che affliggono popoli di regioni a noi anche molto vicine. Nessun Paese è in grado da solo di rispondere all'emergenza rifugiati. - Prosegue il capo dello Stato - Il superamento della logica emergenziale e la definizione di risposte lungimiranti e sostenibili fondate sui principi di responsabilità e solidarietà, vanno concertati e condivisi dalla comunità internazionale e, anzitutto, a livello europeo, come sancito dai trattati, per questo motivo l'Ue deve essere protagonista per sviluppare una politica comune".
Molte le iniziative organizzate sul territorio nazionale per le celebrazioni della Giornata Mondiale del Rifugiato. L’UNHCR ha lanciato la campagna #WithRefugees, che durerà fino al 19 settembre,  con l'obiettivo di far conoscere i rifugiati attraverso i loro sogni e le loro speranze: prendersi cura della propria famiglia, avere un lavoro, andare a scuola e avere un posto che si possa chiamare “casa”. Molti attori e personaggi pubblici stanno dando il loro contributo, inviando messaggi e foto con lo slogan #WithRefugees.
la Comunità di Sant' Egidio, insieme ad altre associazioni impegnate nell'accoglienza e nell'integrazione, ha organizzato, nella basilica di Santa Maria in Trastevere, la veglia "Morire di Speranza" per ricordare le oltre 38 mila persone morte dal 1988 in poi nel Mediterraneo.
C'è stato anche spazio per lo sport con "Io ci sono", la partita di calcio solidale organizzata dalla Fondazione del Mondo Digitale per sostenere i valori dell'integrazione e dell'accoglienza. Nei campi di cinque città:  Milano, Roma, Bari, Reggio Calabria e Palermo, gli ospiti dei centri di accoglienza, insieme a studenti, volontari e operatori delle associazioni del terzo settore si sono sfidati, giocando anche in quartieri periferici e in tutte quelle aree dove trovare un punto di incontro è davvero difficile, ma non impossibile.
Non sono mancati i momenti in cui la sensibilizzazione sul tema si è fusa con il divertimento. Numerosi i centri di accoglienza, situati nelle diverse città italiane, che hanno aperto le porte al pubblico, dando ai migranti ospitati la possibilità di raccontare la propria storia attraverso il cibo, la musica e la danza.

Adriana Fenzi

Foto: festa all'interno dello SPRAR La Grangia Monlue, via Monluè 87, Milano

© Riproduzione riservata