RAGGI, TRE ANNI DI NULLA

Tre anni, tre lunghi anni sono passati da quando, dopo l’euforia elettorale a cinque stelle, la signora Virginia Raggi è salita al Campidoglio per prendere il posto di comando della Capitale.

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Solo con il senno di poi avremmo potuto immaginare che la sua inadeguatezza al ruolo ci avrebbe fatto rimpiangere Marino e Alemanno, solo per citare gli ultimi due poco fortunati predecessori. Tre anni di disastri, di assessori nominati, sostituiti, revocati, inquisiti, dimessi.

Tre anni di presunte, sterili battaglie all’illegalità ed alla corruzione, che hanno ingessato la città in un immobilismo tragico, senza peraltro ottenere nessun risultato contro quel malaffare radicato nei palazzi come un cancro, che lei crede di combattere ma che l’ha sopraffatta, anestetizzandone la coscienza.

Tre anni circondata da incapaci. Assessori e consiglieri, attenti più alla lusinga finalizzata alla conservazione della poltrona che alla soluzione dei problemi, tre anni di disastri, di no ad oltranza, di occasioni perse, di pericolosa incoscienza, di una trasparenza fatta di riunioni sui tetti di Roma, di attenzione alle questioni marginali e di lontananza dalle vere tematiche della Capitale.

Tre anni di autobus e discariche che vanno a fuoco, di scale mobili che feriscono turisti, di stazioni della metropolitana chiuse e mai riaperte, di spazzatura che sommerge la città, di cinghiali, cornacchie, cavalli, topi, mucche e maiali in libertà ed in lotta tra di loro, nella contesa selvaggia dell’ultimo sacchetto di immondizia.

Tre anni in confusione, tra stravaganti progetti di funivie, graduatorie per le case popolari sconvolte in favore dei rom, lotte contro i frigoriferi, di voragini stradali, di crolli, di alberi caduti, di mendicanti accampati sui monumenti, di parchi cittadini ridotti ad aride savane, di degrado assoluto, di spaccio selvaggio e ordinaria violenza.

Tre anni di nulla, al termine dei quali non riusciamo neanche ad auspicare un rigurgito di orgoglio e di coscienza che suggerisca alla povera Virginia - capitata suo malgrado in qualcosa molto più grande di lei - di rassegnare dignitose dimissioni, affidando la Città al Prefetto, in attesa di prossime elezioni.

Ma niente. Lei nega tutto. Dice che a Roma va tutto bene. Nonostante gli attacchi da parte dei media, dei politici, di personaggi custodi della romanità più autentica, lei sembra davvero non accorgersi di nulla, dalla confortevole bambagia che gli sciagurati elettori hanno regalato a lei ed ai suoi altrettanto inadeguati consiglieri, incapaci di assumersi la benché minima responsabilità, pavidi ed inesperti carneadi grillini, catapultati nell’aula Capitolina.

L’ultimo, incredibile episodio la vede protagonista di un tweet in cui si complimenta con i sindaci di Milano e Cortina per l’assegnazione delle Olimpiadi invernali 2026. Dopo aver fatto cadere la candidatura olimpica di Roma. E dopo che la sua collega Appendino si era sfilata dalla triplice organizzazione che, con Torino, avrebbe coinvolto tutto l’arco alpino, confermando l’atteggiamento dei cinque stelle nei confronti dei grandi eventi.

Fermarla, a questo punto, è un dovere istituzionale. La manifesta incapacità dura, a nostro parere, da troppo tempo e lo slogan/alibi “lasciatela lavorare” rimane ormai uno sterile mantra, a ricordo di un periodo da dimenticare presto!

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