La Lunga Notte Di Sea Watch

La nave della Ong tedesca attracca a Lampedusa all'1.40 di sabato 29 giugno; viene arrestata la capitana Carola Rakete; i migranti trovano accoglienza in cinque paesi europei; Francia, Germania e Lussemburgo attaccano il Viminale; l'Italia è sempre più sola

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Parla per la prima volta, attraverso i suoi legali, Carola Rackete e racconta di come nella lunga notte tra il 28 e il 29 giugno, dopo 17 giorni di attesa di un'autorizzazione mai arrivata, ha deciso di violare il blocco navale per portare in salvo i naufraghi prima che qualcuno di loro decidesse di suicidarsi.

“La situazione era disperata – afferma la capitana - E il mio obiettivo era solo quello di portare a terra persone stremate e ridotte alla disperazione. Avevo paura. Da giorni facevamo i turni, anche di notte, per paura che qualcuno si potesse gettare in mare. E per loro, che non sanno nuotare, significa: suicidio. Temevo il peggio. C’erano stati atti di autolesionismo”

Si scusa poi per l'incidente evitato per un soffio con la motovedetta della Guardia di Finanza: “È stato un errore di avvicinamento alla banchina. Non era mia intenzione mettere in pericolo nessuno. Per questo ho già chiesto scusa e lo rifaccio”.

La Rakete in questo momento si trova ai domiciliari in un appartamento della Ong a Lampedusa in attesa di processo per violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, che prevede pene da 3 a 10 anni di reclusione. Nei prossimi giorni il Gip dovrà convalidare l'arresto ma nel frattempo è scattato il sequestro probatorio della nave e, in base al Decreto Sicurezza Bis, una multa di 16.000 euro per comandante, armatore e proprietario.

Buone notizie invece per i migranti salvati che, dopo una serie di trattative tra Roma e Bruxelles, troveranno accoglienza in cinque paesi europei: Francia, Germania, Lussemburgo, Finlandia e Portogallo.

Sono proprio tre di questi paesi: Francia, Germania e Lussemburgo, però, ad attaccare severamente l'Italia, affermando che salvare vite è un dovere e chiudere i porti è una violazione della legge del mare e dei trattati internazionali che dovrebbero sempre prevalere sulla legislazione dei singoli stati. In particolare il ministro degli esteri lussemburghese Asselbon rivolge un appello al collega italiano Moavero Milanesi affinché disponga immediatamente le revoca dell'arresto della capitana.

Sull'arresto di Carola interviene anche Gregorio De Falco, ex Comandante della Guardia Costiera e attualmente Senatore del Gruppo Misto: “L'arresto di Carola Rackete è stato fatto per non essersi fermata all'alt impartito da una nave da guerra ma la nave da guerra è altra cosa, è una nave militare che mostra i segni ed è comandata da un ufficiale di Marina, cosa che non è il personale della Guardia di Finanza. Non ci sono gli estremi. La Sea Watch è un'ambulanza, non è tenuta a fermarsi, è un natante con a bordo un'emergenza. La nave militare avrebbe dovuto anzi scortarla a terra.

Sea Watch non avrebbe potuto andare in altri porti, il più vicino è Lampedusa e non aveva alcun titolo a chiedere ad altri, sebbene lo abbia fatto. Ha atteso tutto quello che poteva attendere - continua De Falco - finché non sono arrivati allo stremo; a quel punto il comandante ha detto basta ed è entrata per senso di responsabilità. È perverso un ordinamento che metta un uomo, o una donna in questo caso, di fronte a un dramma di questo tipo. Quella nave aveva un'emergenza e aspettava da troppo tempo”.

Solidarietà alla comandante dalla società civile, nelle piazze di diverse città italiane compaiono striscioni con l'hashtag #FreeCarola che sui social è già virale.

“Siamo tutti con Carola” afferma Alessandro Metz, armatore di Mare Jonio, in occasione del corteo in mare in favore dell'accoglienza, promosso dal sindaco napoletano Luigi De Magistris.

A Milano, invece, l'associazione “Milano senza Muri” ha invitato i partecipanti al Pride (svoltosi a partire dalle ore 15:00 di sabato 29 giugno alla presenza di 300.000 persone ndr) a indossare al polso un nastro azzurro in segno di solidarietà ai naufraghi e alla capitana.

“Disobbedienza alle leggi ingiuste e #FreeCarola” è il testo dello striscione apparso un portone del centro storico di Verona, città in cui la sera precedente un centinaio di persone aveva espresso la sua vicinanza alla nave, ancora ormeggiata al largo di Lampedusa, con un sit-in sul Ponte di Pietra.

Sui social network, spesso terreno di scontro e a volte anche di razzismo, è scattata nei giorni scorsi una gara di solidarietà per aiutare la Sea Watch a pagare le maximulte della Guardia di Finanza. Nel giro di poche ore sono stati raccolti ben 267mila euro. Tutto è partito da una pagina Facebook che si chiama "Il razzismo non ci piace" gestita da Franco Matteotti che racconta “Ho visto tanti commenti che ci chiedevano di fare qualcosa di concreto e ho deciso di attivarmi; perciò è partita la raccolta, grazie anche alla collaborazione della rete nazionale antifascista”.

Mentre da una parte ci preoccupiamo delle sorti di Carola e dall'altra proviamo sollievo per i naufraghi o apprezziamo le iniziative a favore dell'inclusione messe in atto dalla società civile e dalle istituzioni internazionali, non possiamo che continuare a domandarci tutto questo che senso ha? Che utilità ha per l'Italia aumentare il suo isolamento in Europa a furia di giocare a braccio di ferro con la vita delle persone? In che modo lo sbarco di 42 disperati avrebbe potuto indebolire un Paese di 60 milioni di abitanti che cresce solo dello 0,1% e in cui le aziende continuano a chiudere? Il governo giallo-verde deciderà mai di mettere da parte armi di “distrazione di massa” come la retorica dei porti chiusi le pretestuose liti interne per occuparsi di un Paese ogni giorno più vicino al disastro economico?

Adriana Fenzi

Foto dal web

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