Governo Gialloverde In Crisi… O Forse No

Quante incognite all'orizzonte

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Il quadro politico che si sta disegnando in questa settimana è davvero complicato e può certamente svilupparsi nei modi più diversi nei prossimi giorni. Anche in passato i nostri governi si avvicendavano a ritmi più o meno incessanti, basti ricordare che nell’intera storia della Repubblica soltanto il centro-destra guidato da Silvio Berlusconi tra il 2001 ed il 2005 riuscì a completare sostanzialmente un’intera legislatura rimanendo in carica nella sua conformazione originale. Si può dunque facilmente sostenere che le crisi di governo sono passaggi a cui siamo abituati. La novità che rende particolare questa situazione è che a presentare una mozione di sfiducia verso il governo è stato il partito guidato da Matteo Salvini che di questo governo non solo fa direttamente parte ma ha anche un ruolo di primissimo piano. Lo stesso Salvini infatti è sempre stato in prima linea per indirizzarne l’attività politica condizionandone spesso in modo determinante le scelte da compiere e stilando in prima persona buona parte dell’agenda politica dello stesso esecutivo. Uno dei motivi che senz’altro può aver contribuito a questa scelta che apparentemente può sembrare contraddittoria è una scadenza fiscale ormai prossima dal momento che in autunno inizierà la stesura della legge di bilancio relativa al 2020 in cui sarà necessario trovare molte coperture finanziarie per disinnescare l’aumento dell’Iva dall’attuale 22% al 25,5%. Nella manovra relativa al 2019, la prima proposta da questo esecutivo, il governo italiano aveva scommesso su margini di crescita relativi alla nostra economia che si sono rivelati decisamente ottimistici ed impossibili da ottenere in questa seconda parte dell’anno. Questa scommessa ha evitato nel 2019 l’avvio della procedura d’infrazione per debito eccessivo della Commissione Europea nei confronti dell’Italia ma ha costretto il governo italiano ad inserire nella manovra un impegno ad alzare alcune imposte tra cui l’Iva negli anni successivi, qualora i risultati economici non fossero stati in linea con le previsioni di crescita fatte dal governo in occasione della precedente legge di bilancio. Ecco perché oggi che quei risultati sono difficilissimi da raggiungere sembra inevitabile l’aumento dell’Iva a partire dal prossimo gennaio, a meno di non riuscire a trovare nei numeri del bilancio dello Stato una cinquantina di miliardi di euro di spese da tagliare o di nuovi introiti da mettere a bilancio. Uno scenario questo che spaventa e non poco sia i cittadini che gli stessi partiti che oggi sono in parlamento e che si troverebbero a doversi intestare un aumento dell’Iva che potrebbe renderli piuttosto impopolari a livello elettorale. Ecco perché andare alle urne e capitalizzare un consenso elettorale in netta crescita che vede i numeri di Lega e Movimento Cinque Stelle sostanzialmente capovolti rispetto ad inizio legislatura, è una tentazione che per il segretario della Lega potrebbe essere irresistibile, ed è probabilmente questo il motivo principale per cui lo stesso Salvini ha deciso di aprire questa crisi di governo “balneare”.

Anche la proposta fatta dallo stesso Salvini per cercare di capovolgere lo scenario proponendo di restituire immediatamente la parola agli elettori dopo che il parlamento avesse approvato un taglio dei parlamentari è in realtà irrealizzabile. Se non altro lo è nei termini indicati da Salvini, in quanto si tratterebbe di una riforma costituzionale a tutti gli effetti e come tale soggetta ad un percorso piuttosto lungo di approvazione. Ciò garantisce ovviamente anche l’eventualità di poter bocciare una riforma sgradita agli elettori attraverso un referendum. Anche considerando un percorso privo di ostacoli di questa riforma (scenario tutt’altro che semplice da realizzare in ogni caso), iniziando oggi questo iter la data della prossima consultazione elettorale slitterebbe automaticamente tra la primavera e l’autunno del 2020. Quindi si può facilmente indicare questa proposta di Salvini come un tentativo di stanare gli attuali alleati di governo appropriandosi di un tema particolarmente caro al partito di Luigi Di Maio come quello della riduzione dei parlamentari ma facendolo in un modo che non è compatibile con un voto immediato come sostenuto dallo stesso Salvini.

Un’altra questione spinosa che questa crisi di governo rischia di complicare ulteriormente è la designazione di un nome di spicco da presentare in Europa per far parte della nuova Commissione Europea dopo che i vertici comunitari avevano dato parere negativo al leghista Giorgetti inizialmente proposto per il ruolo di Commissario alla concorrenza. Indicare il nuovo nome spetta soltanto all’esecutivo ma con una mozione di sfiducia in atto e l’incertezza politica che ne deriva c’è il concreto rischio che la formazione della nuova Commissione proceda spedita riservando all’Italia soltanto posizioni meno rilevanti.

Mai come in questo caso è difficile immaginare lo scenario politico che potrebbe delinearsi dopo il prossimo 20 agosto quando il premier Giuseppe Conte riferirà in merito alla situazione attuale e poi verrà votata la mozione di sfiducia nei confronti del suo governo presentata dalla Lega. Anche in questo caso nulla si può dare per scontato in quanto nelle ultime ore all’interno della stessa Lega sembra crescere la percentuale di coloro che vorrebbero continuare ad appoggiare l’attuale esecutivo ed è dunque molto difficile fare previsioni su come si svilupperà la situazione. Dopo questo passaggio parlamentare, verrà coinvolto in prima persona il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sarà chiamato a scelte quantomeno difficili sul percorso da intraprendere in seguito all’eventuale caduta dell’attuale esecutivo. Nel caso in cui questa crisi si dovesse concretizzare nei numeri parlamentari, al momento rimarrebbero sul tavolo di Sergio Mattarella le ipotesi più varie. Da un reincarico a Giuseppe Conte che cercherebbe l’appoggio del Partito Democratico, ad un nuovo governo con la stessa maggioranza ma senza l’attuale premier, fino ad arrivare ad un governo del presidente che possa traghettare il paese fino almeno all’approvazione della legge di bilancio così da poter provare a disinnescare il famigerato aumento dell’Iva, per poi indire nuove elezioni da svolgersi verosimilmente nella prossima primavera o al più tardi ad autunno 2020.

Federico Ceste



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