I Luoghi Dell'immaginazione - Un Viaggio Infinito …- Di Alessia De Antoniis

I Luoghi Dell'immaginazione - Un Viaggio Infinito …- Di Alessia De Antoniis

Due artisti distanti per tradizioni culturali e per un forte gap generazionale, il maestro Gianluigi Mattia e Cheng Huili, una delle più sicure promesse dell’arte cinese di questi anni, alla Galleria Arte Borgo fino al 19 settembre

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Non è importante se l'allieva superi il maestro, perché questo le cede cavallerescamente il passo.

Dal 13 al 19 Settembre 2019, la Galleria Arte Borgo di Anna Isopo, ospita “I luoghi dell'immaginazione - un viaggio infinito …”, una doppia personale che va segnalata per la sua unicità e rilevanza, in quanto mette assieme e a confronto due artisti distanti per tradizioni culturali e per un forte gap generazionale: il maestro Gianluigi Mattia ( ex titolare di cattedra presso le Accademie di Bologna, Firenze, Roma ) e la giovane artista Cheng Huili, una delle più sicure promesse dell’arte cinese di questi anni.

Le opere del maestro Gianluigi Mattia vengono da una sorta di voce interna, che si concretizza e diviene manifesta attraverso quel complesso passaggio, dalla concezione alla traduzione in immagini, che solo l'esperienza e il talento riescono a portare a termine, raggiungendo quelle vette espressive dove la parola potrebbe rivelarsi inadeguata.

Quelle esposte alla Galleria Arte Borgo, sono opere che occupano non più di un decennio, dai primi anni Ottanta ai primi anni Novanta. Opere minori nel suo percorso, prevalentemente monotematiche, che affrontano il rapporto animale-uomo. Realizzati a tempera, tecnica che Gianluigi Mattia utilizza in genere per gli studi preparatorii per l'olio e che egli stesso ritiene più piatta, questi dipinti potrebbero mancare di quella fisicità che contraddistingue la sua arte ma, al contempo, acquisiscono quell'intimità, quella delicatezza espressiva, quel senso di impermanenza, che la tempera ha il grande pregio di poter comunicare.

In questa scelta espositiva si manifestano la galanteria e la generosità del maestro, certo del suo percorso, nei confronti della talentuosa ma ancor giovane allieva, le cui opere sarebbero state sicuramente messe in ombra dai grandi oli su tela, spesso 1,20 metri di base per 2 metri di altezza, ai quali l'artista ha abituato gli estimatori della sua arte.

Tuttavia, la Galleria Arte Borgo può fregiarsi di un mostra unica di opere rimaste chiuse per tutto questo tempo in una cassettiera, che costituiscono un episodio intrigante, raccontato a bassa voce, qui esposte per la prima volta. Un momento talmente intimo, talmente privato nel percorso artistico di Mattia, da non essere stato mai condiviso con il pubblico.

Forse non è il Mattia che ha la voce forte e dichiarativa degli oli su tela, ma l'intimità non va mai urlata: va sussurrata. Guardata con gli occhi pieni di stupore del gorilla che, in una tela, fissa una coppia di amanti fare sesso; o con lo sguardo, curioso e stupefatto insieme, di una giovane figura di caravaggesca memoria, che irrompe silenziosamente al centro della scena in un'altra tela, dove il corporale amplesso di una coppia passa quasi in secondo piano.

Il ciclo di opere qui esposte, analizza il complesso rapporto uomo-animale, perché – spiega Gianluigi Mattia - “non ho mai capito dove finisce l'animale nell'uomo e dove inizia l'uomo nell'animale. C'è un elemento metamorfico che ci tiene insieme, mentre continuiamo a dimenticare, cerchiamo di rimuovere che l'animale non è altro da noi”.

La modestia del maestro si ravvisa, oltre che nella scelta delle opere esposte, nel suo concetto di arte: “Trovo che, se abbiamo un minimo di talento, non serva essere Pablo Picasso, Robert Rauschenberg, Francis Bacon, per comunicare con l'arte. Nel momento in cui un segno delinea una forma su un foglio bianco, già evoca e dice cose che la parola, detta dalla stessa persona, non riuscirebbe ad esprimere: risultererebbe inadeguata e riduttiva. A mio avviso, nell'atto del creare, l'immagine prende corpo al di là di noi, acquisendo un'enorme capacità di parlare, di comunicare. Quando invece escludi l'immagine, escludi il segno, il foglio, la superficie pittorica qualsiasi essa sia, e la parola tenta di sostituirsi, questa diventa inadeguata, a meno che non ti chiami Borges, Italo Calvino, Umberto Eco, Jean Baudrillard, Georges Didi-Huberman: lì ti accorgi che sono persone rare, che riescono a dare alla parola un senso equivalente, se non superiore, alla pittura o alla scultura. Oggi impera ciò che io aborro, la comunicazione, un uso della parola completamente diverso. La comunicazione ha una soglia e un suo limite, oltre il quale non sa andare. Comunica, ma rimane sempre in superficie, incapace di trasmettere l'emozionalità, l'incontro più profondo, inconscio, fra noi che abbiamo visto quelle opere e le opere stesse”.

Grazie quindi alle scelte espositive del maestro Mattia, emergono le opere olio su tela della giovane promessa dell'arte cinese Cheng Huili.

Impossibile non notare come le opere di Cheng rientrino nell'evoluzione del surrealismo. Figure femminili eteree, tipiche della cultura manga, attraversano ambienti di magrittiana memoria, quei tromp l'oeil che diventano palcoscenici sui quali si muovono gli enigmatici meccanismi che regolano la nostra mente.

Come il famoso pittore belga, anche Cheng ha uno stile apparentemente semplice, con fedeli riproduzioni di immagini realmente esistenti, e accostamenti del tutto illogici che inducono lo spettatore a dubitare della percezione che abbiamo del mondo. Sono tuttavia assenti quelle atmosfere ambigue ed inquietanti che identificano il complesso linguaggio di Magritte, che lasciano il posto a figure più vicine alla cultura e alla formazione dell'artista cinese, come le giovanissime donne che richiamano le anime giapponesi.

Cheng Huil ha una formazione influenzata dall'Europa e dagli Stati Uniti, non prettamente pittorica, ma che le deriva anche dai suoi studi di design.

Non crede che nell'arte ci sia una linea netta che separa le varie forme espressive, semplicemete lei mette nelle sue opere quello che ha dentro, il suo pensiero personale.

Interessanti anche i piccoli quadri che compongono un'ideale mosaico. All'inizio, ci spiega l'artista, pensava di farne dei materiali di ricerca, di studio, poi ha capito che erano già dei prodotti finiti perché rappresentavano in particolar modo uno stato d'animo ben definito. “Oggi mi sento così e faccio questo”, è la sua filosofia.

“Le mie creazioni sono riferite al momento – ci spiega Cheng – Sono il frutto di emozioni inaspettate. Non c'è una logica: è qui ed ora”.

Il suo obiettivo è realizzare almeno almeno cento piccoli quadri, la cui tematica è la differenza tra il mondo reale e quello irreale. L'aspetto più importante delle sue opere – racconta ancora - è rappresentato dalle due dimensioni di spazio e tempo. Quello che noi guardiamo è reale? Questa è la domanda principale in tutte le mie opere”.

“Non dipingo: utilizzo oggetti che hanno l'apparenza di quadri, perché il caso ha fatto sì che questa forma espressiva convenisse meglio ai miei sensi”, disse Magritte.

“Non voglio rappresentare un mondo onirico o fantastico, frutto dell'immaginazione, ma esprimere il mio pensiero”, ci ha detto Cheng.

Forse, nonostante lei pensi diversamente, il grande pittore surrealista belga l'ha impressionata più di quanto lei non creda.

Alessia de Antoniis

Periodo mostra: dal 13 al 19 settembre 2019

Orari della mostra:
11.00–19.00 | Domenica chiuso

Arte Borgo Gallery
Borgo Vittorio 25 – 00193 Roma
345 - 22.28.110

info@arteborgo.it



http://arteborgo.it/dal-13-al-18-settembre-2019-i-luoghi-dellimmaginazione/






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