UN ROMAEUROPA FESTIVAL CON FURIA

Lo spettacolo della coreografa brasiliana Lia Rodriguez all’Auditorium di Roma è stato altamente travolgente sia per la bravura degli interpreti che per l’impegno sociale che ha trasmesso con un chiaro segnale di “SOS Amazzonia”

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Apertura ad alto impatto del Romaeuropa Festival  che per la sua trentaquattresima edizione propone un ricco programma che rispecchia la geografia del nostro mondo di oggi. Infatti, le premesse per un grande evento si sono manifestate tutte già dallo spettacolo inaugurale “Furia” della coreografa e danzatrice brasiliana Lia Rodrigues rappresentato nella degna cornice della sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica.

Sul palco nove ballerini cominciano a prendere forma da una massa informe di tessuti con un percorso che, anche se individuale, inevitabilmente li conduce sempre ad interagire con il resto del gruppo in un crescendo di musica rituale della Nuova Caledonia che poi rimane costante, fino allo stremo, per tutta la durata dello spettacolo.

La genialità dell’autrice e la bravura dei ballerini hanno saputo mettere in scena un trasformismo davvero unico con corpi che riescono ad esibirsi dal nudo integrale fino a coprirsi di costumi creati direttamente in scena con i pochi stracci a disposizione evidenziando la bravura di certi popoli che con i brandelli riescono a vestirsi ogni giorno. Così il pubblico ha l’impressione di ammirare personaggi sempre diversi che possono denotare diverse classi sociali o anche figure demoniache rese magnificamente anche dalle espressioni degli artisti.

Ma la vera protagonista è la danza che alterna quadri di quiete e celebrazione a ritmi fortissimi di rivolta e di guerra con interpreti che, per la loro eccezionalità, meritano di essere nominati tutti Leonardo Nunes, Felipe Vian, Clara Cavalcanti, Carolina Repetto, Valentina Fittipaldi, Andrey Silva, Karoll Silva, Larissa Lima, Ricardo Xavier. La loro è una pura estasi in un’incessante vibrazione di ritmi e mimica che hanno il potere quasi di ipnotizzare lo spettatore che guarda lo spettacolo non senza un certo pathos. L’insieme delle scene è sconvolgente con il fondersi di dominanza e sottomissione, gioia e sconcerto, violenza e dolore fino ad arrivare alla sensualità e ad un velato erotismo.

Fra i momenti più belli quelli della creazione di veri quadri dove tutti gli artisti in scena si immedesimano dando vita a carri e carovane che trasportano divinità, principesse ma anche quelli che possono essere la parte più basse del popolo. Il cammino sul palco è lento e i movimenti sinuosi come se nove corpi si fossero fusi perfettamente in un’unica macchina.

Il messaggio è forte perché la creazione della coreografa brasiliana risulta politicamente e socialmente impegnata evocando l’uomo vittima della violenza che imperversa nelle favelas e le fiamme che stanno devastando i paesaggi dell’Amazzonia. Del resto Lia Rodrigues esercita la sua attività a Maré, una delle favelas più grandi di Rio dove, anche in forma di riscatto, la coreografa ha voluto che il suo centro artistico fosse frequentato proprio dalla comunità eterogenea del posto.

L’unico momento di prosa è al finale di “Furia” con uno dei ballerini che esplode nel suo grido di dolore. E’ questo l’epilogo della ribellione dell’uomo ma anche della natura contro le sofferenze che si stanno infliggendo al mondo. Il pubblico dell’Auditorium, visibilmente emozionato, non può che esplodere in un fragoroso applauso che si rafforza quando i protagonisti ringraziano esponendo cartelli che invitano ad una maggiore sensibilizzazione e al coinvolgimento di tutti contro gli scempi che si stanno effettuando In Brasile e in tanti luoghi della terra. 

                                                                  Rosario Schibeci 

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