Neve Di Carta All'Argot

Applausi per Elisa Di Eusanio e Andrea Lolli: i loro Gemma e Bernardino hanno entusiasmato il pubblico dell'Argot studio dal 26 al 29 settembre - di Alessia de Antoniis

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Non si apre nessun sipario all'Argot Studio. Sei già lì, attorno alla scena, con quel pavimento coperto di neve di carta. Ogni fiocco una lettera, scritta e mai inviata, dai tanti detenuti del manicomio Sant'Antonio Abate di Teramo. Detenuti, non pazienti, perché molti di loro non avevano altra patologia se non quella di essere diversi, strani. Ogni fiore è diverso dall'altro, mai strano.

Le luci si accendono e loro sono lì. Bernardino (Andrea Lolli) e Gemma (Elisa Di Eusanio). Sono felici. I loro occhi brillano, colmi di gioia. Lei ha in mano un bouquet di fiori freschi. È il giorno del loro matrimonio, hanno tutta una vita davanti. Una vita per amare, per amarsi, per essere felici.

Dopo un'ora le luci si spengono su Gemma e Bernardino, sui loro occhi vuoti, sbarrati, vitrei, mentre lei tiene in mano lo stesso bouquet. Di fiori morti.

In quell'ora sono passati dieci anni, la durata della “detenzione” di Gemma in manicomio. Voleva fare l'amore, ma era sterile. Un amore senza figli è allora un seme marcio, che non dà frutti, e si getta via in quel secchio di anime, di vite, di sogni, di speranze, di amore, che era il manicomio. Allora sì che il marcio, la malattia, entrava nella testa, “ne la coccia”.

La prima voce è quella di Bernardino. Non è un pastore errante dell'Asia, ma un semplice contadino abruzzese, che però addita la luna apostrofandola “Beata te luna lassù” e con lei continuerà a parlare per tutto il tempo. Quella stessa luna che illumina i sempiterni calli, segna le giornate sempre uguali della vita di Bernardino, che segue il ritmo della terra, delle stagioni, della vita dei suoi ulivi. È alla luna che Bernardino narra la sua storia, è a lei che pone domande senza risposta. Anche mentre accompagna la sua Gemma in manicomio, la “casa che cura le anime”, il “palazzo con la bocca al posto della porta e le finestre come occhi sbarrati”.

Occhi sbarrati come saranno quelli di Gemma alla fine di un processo di trasfìgurazione, brillantemente reso dalla Di Eusanio con la sua mimica facciale che, partendo dalla gioia, passa per il dolore, la follia, il cinismo, giungendo poi alla morte dei sentimenti. Sbarrati come le finestre del manicomio attraverso cui Gemma vedrà il mondo per dieci interminabili anni.

L'orizzonte rassicurante della quotidianità, i profumi e i colori della terra d'Abruzzo, diventano per Gemma il luogo incolore e senza tempo del manicomio.

E lei inizia a contare, fin dove può, fin dove sa, per essere certa che lei non è pazza, che la sua mente esiste ancora, funziona ancora. Conta i giorni, conta le ore, conta le lettere che scrive e che non arriveranno mai a destinazione. Lettere che formano una strada di neve fatta di carta, unica traccia del passaggio di quelle anime sventurate in manicomio, unico modo per ricordare la propria vita spezzata, per vincere la paura di essere dimenticati sepolti sotto la lapide di una memoria negata.

Gemma dice “Tutto è alla rovescia qua dentro”. Ma non è il mondo alla rovescia di Alice, né quello raccontato in una nota storia di Rodari. È il mondo alienato di un'Italia non lontana nel tempo, ma che esiste ancora. Senza muri, senza finestre sbarrate, senza certificati medici inventati, ma che produce altrettante prigioni, fatte di fake news, di pregiudizi, di rabbia sui social. La comunicazione ha sostituito le comari in piazza; la piazza non è più quella davanti alla chiesa ma si è fatta virtuale; le malelingue si nascondono dietro a una tastiera. Ma la crudeltà umana nei confronti delle diversità, delle unicità, resta la stessa.

Durante lo spettacolo, scritto con delicata lucidità da Letizia Russo, e diretto da Daniele Muratore e dalla stessa Di Eusanio, Andrea Lolli ed Elisa Di Eusanio hanno donato al pubblico la loro fisicità, la loro passionalità, il loro amore per la recitazione, le loro emozioni. Hanno reso senza finzione le urla di dolore e la lotta per sopravvivere, in un mondo alienato e alienante, di Gemma, come l'impotenza, la superficialità e la fragilità di Bernardino.

Le musiche che hanno ben sottolineato gli stati d'animo dei protagonisti, sono del musicista dj teramano Stefano De Angelis, che ha sapientemente fuso sonorità elettroniche a sapori popolari.

Il pubblico, di ogni età, rapito, con gli occhi fissi per tutto il tempo sui due bravissimi attori, regala alla fine lunghi minuti di applausi. Per una pièce seria, cruda, tenera, che non lascia spazio a denunce urlate, ma ti porta dolcemente e bruscamente insieme, all'interno del dramma di due giovani che volevano solo amarsi, Gemma e Bernardino, abruzzesi del secolo scorso, in realtà anime senza luogo né tempo.

Alessia de Antoniis







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