PALAZZO VELLI EXPO CUORE ARTISTICO DI TRASTEVERE

PALAZZO VELLI EXPO CUORE ARTISTICO DI TRASTEVERE

Intervista a Alessandro D’Alessandro, amministratore unico della storica dimora del XV secolo che nel suo spazio espositivo interdisciplinare e polifunzionale ospita la mostra “STARS dalla Street Art alla Space Art”

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Una bella mostra come “STARS dalla Street Art alla Space Art” è anche l’occasione per conoscere meglio Palazzo Velli Expo la magnifica struttura che la ospita fino al 5 Ottobre 2019 in Piazza San Egidio 10, proprio nel cuore di Trastevere a Roma. La storica dimora romana, realizzata alla fine del Trecento, ha goduto nel 1970 di un accurato intervento di restauro realizzato nel rispetto di materiali, tecniche e colori quattrocenteschi, che ha consentito di realizzare uno spazio polifunzionale ideale per ospitare eventi quali come esposizioni, convegni, mostre, presentazioni aziendali e operazioni pubblicitarie esclusive. In effetti le circa cento opere degli artisti della street Art che hanno partecipato all’evento “Stars” hanno trovato la giusta collocazione in ambienti che assicurano al visitatore la giusta dimensione senza alcuna discordanza fra la modernità del tema e l’antichità del luogo. Amministratore unico di Palazzo Velli Expo è Alessandro D’Alessandro che ha tutta l’intenzione di creare con la struttura una continua osmosi fra presentazione e divulgazione di manifestazioni artistiche e eventi più commerciali. Così come rivela l’intervista che gli abbiamo fatto, D’Alessandro è soprattutto orientato a regalare emozioni con ogni evento che riesce a realizzare.

Come nasce l’idea di “STARS dalla Street Art alla Space Art” e quali sono gli obiettivi che la mostra si prefigge?

Nell’ottica di offrire ai visitatori di Palazzo Velli Expo sempre progetti raffinati di giovani artisti noti ma anche meno noti, abbiamo voluto ospitare questa mostra usando come pretesto il 50°anniversario dello sbarco sulla luna. In realtà abbiamo chiesto ai partecipanti soprattutto di ragionare in merito ai livelli di progresso che l’uomo ha realizzato e che vuole realizzare considerando proprio la conquista dello spazio come uno dei limiti più insuperabili. L’obiettivo è sempre quello di offrire al pubblico delle iniziative valide in grado di creare emozioni e in questo caso eravamo sicuri che si potesse fare invitando a esplorare complessi temi scientifici attraverso il linguaggio diretto della street art, molto amata da un numero crescente di appassionati.

Il progresso può essere anche regresso?

No assolutamente. Il regresso si verifica quando una parte dell’umanità non vuole progredire perché ha paura del nuovo. Oggi, purtroppo, sempre più si verifica che non si ricorda il passato perché non si studia e nemmeno si analizza il presente. Questo può portare a non capire il futuro e nemmeno ad immaginare come potrà essere. Fortunatamente, proprio come gli artisti presenti a questa mostra, c’è chi il futuro lo vuole e prova ad immaginarlo sia con ottimismo che in forma critica. Come ad esempio l’opera esposta “No traspassing” di Otti che mostra un astronauta sulla luna con tanto di filo spinato per rappresentare il fatto che l’uomo potrebbe spaziare, creare larghi orizzonti e, invece, finisce sempre per relegarsi in delle gabbie. Fortunatamente ci sono anche persone più illuminate che hanno il dovere di trascinare anche gli altri

Per la scelta degli artisti avete adottato dei criteri particolari?

Diciamo che la cosa può sembrare anche un po' divertente. Infatti, all’inizio, avevamo pensato di esporre con una presenza di 50 artisti che, comunque, sono un numero considerevole anche perché nel campo della street art si parla più di individualità ed è difficile che gli artisti in questione trovino molti punti di contatto. Invece è accaduto qualcosa di alchemico e tutti hanno accettato la bontà dell’idea facendo in modo che ci ritrovassimo con circa cento opere. A questo punto abbiamo pensato che se in un determinato momento la street art aveva deciso di creare qualcosa di unico dovevamo assolutamente assecondare la cosa per cui sia la curatela che l’organizzazione è stata d’accordo nel dare spazio a tutti dando la giusta leggibilità ad ogni opera. Spero proprio che ci siamo riusciti.

Come si sposa un pezzo storico di Trastevere come palazzo Velli con la modernità della Street Art?

Contrariamente a quanto si pensa, l’artista di street art non deve necessariamente lavorare in strada. La sua arte è pubblica non perché viene eseguita in uno spazio pubblico ma perché è offerta al pubblico e questo a prescindere dal luogo di esposizione. Quindi la street art può benissimo essere recepita in una galleria così come in un museo perché un vero artista non può essere relegato in uno spazio. Allo stesso modo non possiamo limitare uno spazio del 1300 solo alla celebrazione del passato ma dobbiamo essere in grado di interagire anche con il futuro pur mantenendo la nostra identità di dimora storica.

Come si articola la vita di Palazzo Velli Expo e, dopo questa mostra, quali sono i suoi programmi?

Palazzo Velli si distingue per un'offerta contrassegnata da diverse anime: dallo spazio espositivo alle suites private, ovvero appartamenti personalizzati ispirati ai personaggi rappresentativi della storia che consentono di soggiornare con tutti i comfort nel cuore più vivo della Capitale. In sintonia con quanto accade nelle maggiori capitali europee, il Palazzo è in continua evoluzione e crescita con un programma sempre all’insegna della contaminazione perché contaminare significa ampliare il messaggio ad una platea più grande. Mai chiudersi in qualcosa di specifico, soprattutto riguardo all’arte che non deve essere circoscritta in un ambiente temporale o spaziale bensì avere sempre la capacità di esporsi. La prossima stagione sarà per noi molto importante perché si presenteranno oltre alle consuete esposizioni, anche rassegne cinematografiche, dal teatro alla fotografia, dalla musica alla presentazione di libri. Si comincia, dopo la mostra “Stars”, con un progetto in collaborazione con “Drago Produzioni” che riguarderà la black dance e la disco anni 80 con performance anche live. Anche se si ripropone il passato non ci si rassegna ad esso così come non ci si deve mai rassegnare all’eterno presente.

                                                                                                Rosario Schibeci 

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