Tre Attori In Affitto: Comicità Con Grazia

Tre Attori In Affitto: Comicità Con Grazia

Al Teatro delle Muse abbiamo avuto la possibilità di assistere alla commedia brillante Tre attori in affitto, scritto e diretto da Vittorio HAMARZ VASFI.

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La commedia con Ludovico FREMONT, Pio STELLACCIO, Mavina GRAZIANI, Vittorio HAMARZ VASFI ci racconta le avventure di tre attori squattrinati che per sopravvivere si adattano a svolgere i mestieri più disparati e, pur di risparmiare qualcosa sull’affitto, decidono di condividere un appartamento.

Sono disorganizzati ma caparbi e, pur di tentare il tutto per tutto, decidono di investire quei pochi soldi che (non) hanno nelle lezioni private di un acting coach, tale Andrea Facchinucci.

Ma quando Andrea si presenterà a casa loro per iniziare il lavoro… la sorpresa destata negli aspiranti attori sarà tanta e…

Abbiamo gradito questa messa in scena della commedia di Hamarz Vasfi, iraniano nella vita come sul palco.

In particolare sono da apprezzare i dialoghi, costruiti con la tecnica dell’incastro, per cui una battuta costituisce la risposta a quella che la precede di un dato personaggio, con un determinato significato che attiene a quella relativa situazione, e, contemporaneamente, costituisce per un altro personaggio, un differente significato, che rimanda ad altra situazione.

Una tecnica difficile da mettere in pratica, che però evidentemente non ha spaventato Hamarz Vasfi, che ne è uscito vittorioso.

Gli attori sono bravi a tenere e mantenere per tutta la durata della pièce gli accenti che sono attributi delle provenienze geografiche dei personaggi.

Bravo Fremont, molto bravo Stellaccio, non male neanche la Graziani, che però ha bisogno di acquisire ancora un po’ di disinvoltura sulla scena, essenziale soprattutto per questa tipologia di commedie, basate sul veloce scambio di battute, più che sull’azione.

Nel complesso, risulta un lavoro gradevole e ben costruito, che affronta con la leggerezza richiesta dal genere, il tema dell’incontro tra diverse culture, e diversità di vario genere.

Non abbiamo apprezzato particolarmente la scenografia, di stampo realistico e senza alcuna personalità.

Riconoscibilissimi mobili Ikea, messi lì per indicare, più che rappresentare, uno dei tanti appartamentini che si affittano ai fuorisede.

Qualcosa che desse un po’ più di movimento ai personaggi avrebbe giovato a questa messa in scena basata, anche, sull’unità di tempo e, oltre più, di scena.

Recensione di Gioia G. Di Mattia

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