Dialoghi/Platone Apre La Terza Stagione Dell'OFF/OFF Theatre - Di Alessia De Antoniis

Dialoghi/Platone Apre La Terza Stagione Dell'OFF/OFF Theatre - Di Alessia De Antoniis

Giovanni Franci alleggerisce Socrate, lo rende divertente e lo avvicina ad un pubblico eterogeneo che scopre l'ironia del filosofo greco.

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Nuova grande prova per Giovanni Franci che, per il debutto nazionale del suo ultimo lavoro, Dialoghi/Platone, ha scelto nuovamente l'OFF/OFF Theatre, inaugurando la terza stagione del teatro di Via Giulia.

Dall'11 al 20 ottobre vedremo in scena Paolo Graziosi nelle vesti di Socrate, insieme a Gianmarco BellumoriEutifrone - un ragazzo che denuncia il proprio padre di omicidio; Fabio VascoCritone - migliore amico del filosofo; Riccardo PierettiAlcibiade - incarnazione dell’erotismo  e Alberto Melone - Fedone - che descriverà gli ultimi atti della vita di Socrate.

Stavolta niente delitti efferati, violenza fisica, alienazione, linguaggio da strada per lo sceneggiatore di pièce di successo come L’Effetto che fa, Spoglia-toy (scritto insieme a Luciano Melchionna) e Roma Caput Mundi.

Al centro della scena non c'è il lato oscuro dell'animo umano, ma la parola, il logos, e quelle domande sempre aperte, sempre attuali, che accompagnano l'uomo da quando ha iniziato a scrivere la sua storia.

Il nuovo lavoro di Giovanni Franci è un manifesto della libertà di pensiero, scritto utilizzando la sottile e tagliente arma dell'ironia, che appare abilmente appresa dal maestro, come se lui stesso ne fosse stato discepolo.

La scrittura fluida e il rapido scambio di battute, caratterizzano un testo complesso che arriva a chiunque, nel rispetto di un gioco di scatole cinesi che disvela significati e messaggi diversi a seconda del livello di interazione dello spettatore. Mai autocelebrativo, mai artificioso, mai inutilmente criptico nel tentativo di far sembrare filosofico ciò che è semplicemente vuoto, Franci conduce il pubblico in sala tra frasi liberamente tratte dai dialoghi platonici, scivolando con grande disinvoltura dall'Apologia, alla Repubblica, al Critone, al Gorgia, al Simposio, in un ricamo di citazioni sapientemente tenute insieme dalla sua abile scrittura, in una tessitura nuova che rende attuale un pensiero che ha oltre duemilacinquecento anni.

Il testo, nel rispetto delle regole del metodo socratico della maieutica, caratterizzata da quella brachilogia cara al filosofo, fatta di frasi brevi, chirurgiche, spesso ironiche, nulla impone allo spettatore, che è invece invitato ad interagire in modo unico ed individuale, partorendo la sua verità.

Platone/Dialoghi è un testo che non si avvita su se stesso, come potrebbe accadere vista la materia trattata, ma che resta brillante dall'inizio alla fine, suscitando interesse e coinvolgendo sia chi è abituato alla dialettica del padre della filosofia occidentale, sia chi si siede per la prima volta ad ascoltare gli insegnamenti di un normale filosofo, un uomo, che disserta insieme ad altri su temi quali la verità, l'uso del pensiero filosofico e della dialettica, la famiglia, l'antropomorfismo degli dei, il limite tra ciò che è pio e ciò che è empio, il confine tra giustizia e legge, la differenza tra scienza e credenza. Ricordando che misura di tutte le cose è l'uomo.

Quell'uomo non creato da alcun dio, ma egli stesso creatore di dei. Ma anche l'uomo che ammette, con l'innocenza di un bambino, che viveva meglio quando poteva dare la colpa di tutto ad una divinità esterna, prima che il sommo filosofo lo costringesse a vedere la sua immagine riflessa nell'acqua della conoscenza.

In scena quattro ragazzi, un filosofo, una sedia bianca, un fondale spoglio, cubi bianchi posti a guisa dei gradoni di marmo della Scuola di Atene di Raffaello. Perché è qui che facciamo finta di essere: “Facciamo finta che ci troviamo ad Atene nella seconda metà del quinto secolo”. Perché “fare finta è l'unico modo per dire la verità”.

La pièce è suddivisa in sette scene. Sette: il numero della creazione, l'anima mundi di Platone, l'unione del ternario divino con il quaternario terrestre. Sette come i colori dell'arcobaleno, le note musicali, i giorni di una settimana, i chakra, le lettere che compongono l'alchemico V.I.T.R.I.O.L. Sette: il numero della creazione.

Sette rappresenta un ciclo, quello che qui ci conduce da Eros, l'amore, a Thanatos, la morte, mentre discutiamo sui grandi temi dell'esistenza, finché una scritta sullo sfondo non ci ricorda che “filosofare è imparare a morire”. In fondo è anche per questo che i discepoli sono lì con il loro maestro: per accompagnarlo alla morte, per imparare anche nella morte, anche dalla morte.

Paolo Graziosi risulta una figura chiave non solo per la sua esperienza teatrale (giovanissimo fu Mercuzio nel Giulietta e Romeo di Zeffirelli), ma per la sua capacità di far ruotare attorno a sé, motore immobile della scena, i quattro bravissimi attori, tutti under 30, che mescolano abilmente bravura e presenza scenica, rivelandosi un cast affiatato e ben diretto.

Anche la scena di nudo, alla quale lo statuario Riccardo Pieretti ci aveva già abituato in “l'Effetto che fa”, provocatoria e di rottura, e il bacio con il filosofo, non rischiano di infastidire quella parte di pubblico che potrebbe essere più suscettibile. Come uno scultoreo modello di Policleto, cantando There will be no revolution without sexual revolution, si spoglia garbatamente, saltellando poi leggiadro e, ovviamente, in modo ironico, tra il pubblico in sala, dispensando, insieme ai suoi giovani colleghi, baci e abbracci ai fortunati presenti.

Potente il quadro finale, nel quale i cinque attori ricreano il dipinto La Morte di Socrate di Jaques-Louis David, che vede al centro il grande filosofo alzare un dito al cielo, assumendo la stessa posa di Platone nella Scuola di Atene.

Una chiave di lettura di Dialoghi/Platone è già nelle parole di Franci, quando nelle note di regia scrive: “Dante, nel Paradiso Terrestre, sulla cima del monte del Purgatorio, beve dalle acque di Lete per cancellare la memoria degli affanni terreni, poi dalle acque di Eunoè per vivificare lo spirito e prepararlo alla visione del Cielo. Affrontare i Dialoghi di Platone è come bere da entrambi i fiumi, essi ci liberano dai limiti della nostra esistenza e ci aprono la via ad una visione ideale dell’uomo e del mondo”.

Un lungo e caloroso applauso ha accolto gli attori e il regista al termine della rappresentazione. Il parterre vantava numerosi nomi del mondo dello spettacolo, accolti dal padrone di casa Silvano Spada. Tra questi, Leo Gullotta insieme al regista Fabio Grossi, Sasà Striano, Isabel Russinova, Anna Fendi, Stella Armani, Gianni De Feo, Riccardo Castagnari, Elio Pecora, Rosanna Cancellieri e Alda D’Eusanio. 

Alessia de Antoniis



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