Teatro Studio Keiros: Avamposto Della Sperimentazione Teatrale A Roma

Teatro Studio Keiros: Avamposto Della Sperimentazione Teatrale A Roma

Intervista a Sabine Frantellizzi, direttore artistico del Teatro Studio Keiros, la quale ha trasformato questa nuova realtà in un caposaldo della sperimentazione teatrale a Roma

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Chi è Sabine Frantellizzi e come giunge nel mondo del Teatro?

Sono curatrice di eventi culturali e di spettacolo, (ideazione e direzione artistica, organizzazione e produzione), sovente anche con collaborazioni internazionali. Mi occupo principalmente di musica e teatro, ma anche di arti figurative.

Dopo una laurea in Storia dell’arte, ho iniziato ad occuparmi di organizzazione e produzione nell’ambito dello spettacolo e della cultura; ho curato l’organizzazione e la condirezione artistica di numerose rassegne e festival internazionali promossi dal Comune di Roma, per il Palazzo delle Esposizioni, tra cui tre edizioni del Festival Nordico, realizzate con le Ambasciate e diverse istituzioni dei Paesi Scandinavi (’92-’94-’96) e il festival UK Today/Performing Arts, promosso dal British Council (‘94).

Ho ideato e organizzato l’evento benefico Il Concerto di Roma al Parco della Musica, con Ruggero Raimondi, Leone Magiera, Roberto Scandiuzzi; ho curato l’organizzazione e produzione di numerosi spettacoli-evento di Daniele Valmaggi, tra cui Festa Barocca, al Teatro Quirino, sulla pittrice Artemisia Gentileschi, con 350 artisti; Cronache Mondane di G. d’Annunzio, con Corinne Cléry per il Festival della Versiliana; Storie di Don Giovanni con Piera degli Esposti per il Festival delle Ville Vesuviane; il recital lirico-visivo Mozart – Il Suono della Bellezza con Carmela Remigio e Leone Magiera, per il cartellone del Teatro dell’Opera di Roma.

Come è nata la sua collaborazione col Teatro Studio Keiros?

Dalla comune attività di produzione e organizzazione portata avanti fin dagli anni ’90 con il regista, attore e autore Daniele Valmaggi, che ho affiancato anche nella fondazione del Teatro.

Qual è il leitmotiv che ha voluto dare alla programmazione del Teatro Keiros?

Una programmazione culturale di qualità - con particolare attenzione ai progetti di ricerca - che fin dalla fondazione del Keiros scorre sul doppio binario di teatro e musica, contemplando anche proposte interdisciplinari che coniugano i due ambiti.

Per il cartellone teatrale - in particolare per questa stagione con il Festival “Il teatro che non c’era” - la programmazione privilegia gli spettacoli di ricerca, le performance che sperimentano linguaggi innovativi , le pièce che propongono una marcata estetica visiva;

per il cartellone musicale, nell’ambito della classica - a fianco del grande repertorio - selezioniamo le proposte dedicate ad autori rari e ai brani meno eseguiti, e ai programmi tematici, dando spazio anche alla musica contemporanea; la programmazione musicale è completata da jazz di qualità e progetti cross-over.

Siamo inoltre alla ricerca di progetti interdisciplinari, non solo teatro e musica, ma anche di intersezione con le arti visive e altri ambiti tematici.

Come crede che si debba concepire la struttura del cartellone di un Teatro di nicchia, come il Keiros?

Non credo esista una formula valida per tutti – trovo anzi positivo che i Teatri di nicchia possano rispecchiare le differenti personalità, i diversi background e percorsi artistici di chi li anima, come anche i molteplici contesti in cui si trovano ad agire; si crea così una maggiore pluralità (o quantomeno se ne creano i presupposti) e differenziazione dell’offerta culturale.

Crede che vi debba essere sempre un equilibrio, per ogni spettacolo, tra ciò che si suppone possa essere il gusto del pubblico e le istanze comunicative del regista, che a sua volta maneggia quelle dell’autore?

No, non condivido questa impostazione, sia perché non credo che esista “il pubblico” in generale, quanto piuttosto una molteplicità di “pubblici” diversi, segmenti di pubblico molto differenziati, e sia perché a mio avviso volendo accontentare tutti si rischia non solo di non accontentare nessuno, ma anche un risultato artistico mediocre.

Si orienterà, allora, per un’impostazione molto seguita a Roma, capostipite Luca Barbareschi, di selezione di spettacoli di qualità, anche difficili da essere recepiti, compensati da prodotto destinati a fare botteghino?

Mi sembra un’impostazione in fondo coraggiosa e preferibile alla medietà, una scelta che consente di perseguire delle istanze artistiche mantenendo il realismo necessario alla gestione soprattutto di grandi teatri; non credo sia però necessario per un teatro di capienza limitata, che comunque non può contare su grandi introiti di botteghino - meno ancora per il Keiros, che prevede permanenze brevi per ciascuno spettacolo: solitamente da 1 a 4 giorni.

Intervista di Gioia Giovina Di Mattia

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