Renée Zellweger è JUDY - Di Alessia De Antoniis

Renée Zellweger è JUDY - Di Alessia De Antoniis

C'è chi parla di Oscar per l'ultimo film su Judy Garland presentato alla Festa del Cinema di Roma

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Uscirà nelle sale italiane a gennaio Judy del regista Rupert Goold con Renée Zellweger nel ruolo di Judy Garland. È stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma.

La struttura del film non è il classico biopic, ma si concentra sulle ultime cinque settimane di vita della diva, con flashback che ci riportano ai suoi esordi sul set de Il mago di Oz.

L'idea di Rupert Goold è mostrare Judy, negli ultimi mesi di vita, circondata da persone estranee, lontano da casa, con l'ossessione di poter riabbracciare i figli che è stata costretta a lasciare negli Stati Uniti, creando un parallelo con gli esordi quando, adolescente, muoveva i suoi primi passi nel mondo patinato di Hollywood, mentre il potente Louis B. Mayer la sfruttava e la riempiva di psicofarmaci.

“Mi interessava – ha detto il regista - il modo in cui il finale della nostra vita è determinato dai semi messi fin dall'inizio”.

Goold porta sul grande schermo non tanto la diva, quanto quello che ne resta dopo lo sfruttamento, durato anni, da parte dell'industria del cinema; la donna lasciata sola perché dichiarata “inaffidabile” dallo star system; la madre che si esibisce per centocinquanta dollari per riuscire a mantenere sé e i suoi figli. La Judy che dipinge è quella che è cresciuta come in una sorta di Truman Show, alla quale viene imposto di festeggiare un finto compleanno per favorire il lancio del suo film, con una torta finta perché lei non doveva ingrassare.

Mayer non è altro che uno dei tanti Wenstein che si sono succeduti nella mecca del cinema e Judy non è altro che una delle tante bambine a cui i genitori per primi hanno negato un'infanzia e una delle tante donne abusate.

Ma anche una delle tante che non poteva più vivere fuori da quel mondo: quando Mayer le dice “se vuoi puoi andare, oltre quelle porte c'è l'America dove tu sei solo una delle tante, dove puoi fare la madre o l'operaia”, lei resterà.

Renée Zellweger ha il pregio di cantare dal vivo quasi tutte le canzoni. Sapeva di non poter raggiungere lo stesso livello della Garland, ma il regista ha preferito far arrivare al pubblico il cuore dell'artista piuttosto che la sua perfezione interpretativa.

“Non volevo trovare una vera Judy, ma la verità di Judy”, ha spiegato Rupert Goold.

In fondo neanche la Garland che si esibiva al Talk to the Town di Londra nel 1969 era più quella che si era esibita alla Carnegie Hall nell'aprile del 1961, e i successi delle prime sere si erano man mano trasformati in fiaschi colossali, dove la gente andava a vedere il crollo di una grande diva più con morbosità che con interesse.

Vittima di alcol e barbiturici, morì a soli 47 anni dimostrandone molti di più.

A parte alcuni particolari inventati per aiutare lo svolgimento della storia, i fatti sono realmente accaduti, compreso il pubblico che la aiuta a cantare la notte dell'ultima esibizione.

La Zellweger mostra qui capacità canore, immediatezza, capacità di entrare in un personaggio iconico, riuscendo a rendere la fragilità della donna, l'eccentricità della diva e lavorando anche su quel problema alla colonna vertebrale che obbligava la Garland a camminare con la schiena ricurva.

Forse avrebbe dovuto sorridere meno come Bridget Jones.

Da sottolineare il ruolo di Rosalyn (Jessie Buckley), l'assistente della Garland durante la sua tournée al Talk to the Town. A lei si devono molti particolari sulla vita della cantante in quel breve periodo, dettagli sulle prove, sulla sua vita quotidiana, sul loro rapporto lavorativo che si era rapidamente trasformato in amicizia.

Un film per il quale molti si aspettano una nomination all'Oscar per la Zellweger.


Alessia de Antoniis



Judy

di Rupert Goold

Cast: Renée Zellweger, Jessie Buckley, Finn Wittrock, Rufus Sewell, Michael Gambon, Richard Cordery

Sceneggiatura: Tom Edge (dal dramma musicale "End of the Rainbow" di Peter Quilter


SINOSSI Nell’inverno del 1968, Judy Garland arriva a Londra per esibirsi in una serie di concerti. Sono passati trent’anni da quando ha conquistato la fama con Il mago di Oz: la voce è appannata, ma la verve è sempre più fulgida. Si prepara per lo spettacolo, incanta i musicisti, ricorda i bei tempi con amici e fan adoranti, mentre il suo brio e il suo calore non fanno che crescere. Anche il suo lato romantico non è offuscato, e la spinge a farsi travolgere da un’appassionata storia d’amore con Mickey Deans, che diventerà il suo quinto marito. Eppure Judy è una donna fragile: dopo aver lavorato per 45 dei suoi 47 anni, è esausta, ossessionata dai ricordi della sua infanzia perduta a Hollywood, assillata dal desiderio di tornare a casa dai suoi figli.

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