Le Notti Bianche, Ricordi Di Un Sognatore Al San Genesio

Le Notti Bianche, Ricordi Di Un Sognatore Al San Genesio

In scena fino al 3 novembre lo spettacolo tratto dall'omonimo testo scritto da Fëdor Dostoevskij

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Diversamente da altre recensioni o rispetto alla normalità, nel caso de Le Notti Bianche (Ricordi di un sognatore) in scena al Teatro San Genesio fino al prossimo 3 novembre, è giusto iniziare con il citare il lavoro messo in atto dai due attori (Elisa Becce e Claudio Capecelatro). L’interpretazione che danno sul palco è talmente positiva da permettere agli spettatori di emozionarsi e appassionarsi alle vicende personali dei loro personaggi.

Nonostante la scenografia sia estremamente semplice, i due interpreti riescono a riempire perfettamente tutti gli spazi con la loro gestualità, esponendo con sentimento ciò che li affligge. In questo senso è giusto riconoscere quanto sia lodevole la prestazione dei due interpreti, coadiuvati nello sviluppo del racconto da due voci fuori campo. Le scene sono di Andrea Croci, le illustrazioni di Norberto Cenci e le voci fuori campo di Svetlana Trofanchok e Igor Gricko.

Per quanto riguarda il testo tratto dall’omonimo racconto scritto da Fëdor Dostoevskij, si percepisce come la storia parta in sordina. E si configuri come un crescendo di momenti, monologhi, dialoghi ed emozioni che cambiano, si evolvono e si svelano esattamente insieme ai due personaggi; i quali poco alla volta mostrano aspetti intimi delle proprie esistenze.

Le Notti Bianche, diretto dallo stesso Capecelatro, è ambientato in uno spiazzo in cui si trova una panchina. Ed è in questo contesto che lo spettatore conosce inizialmente il personaggio maschile, assorto nei propri pensieri; una persona particolare nel suo genere: un sognatore, come lui stesso si definisce. Un uomo solitario, che non conosce nessuno e che vive viaggiando con la fantasia.

Seduto su quella panchina un giorno incontra una ragazza. Anche lei con una storia alle spalle e molto triste, caratterizzata da un amore in sospeso. Una giovane donna in attesa dell’uomo che ama e che aspetta proprio dove si trova quella panchina. Questo incontro genera un’amicizia tra due persone chiuse in sé stesse, o meglio rinchiuse all’interno di una gabbia immaginaria.

Ed è proprio durante la costruzione di questo rapporto semplice, senza filtri, che entrambi abbattono rispettivamente i muri altrui. Conoscendosi un poco alla volta, svelando i propri segreti più profondi. E anche determinate paure e alcuni pensieri più intimi. I due, così, trovano nell’altro una spalla amica, un conforto.

L’amicizia, però, da parte dell’uomo diventa amore. Un sentimento che nasconde fino a quando può, seppur con sofferenza. Nonostante ciò non riesce a rinunciare a quei momenti insieme alla ragazza, perché per lui costituiscono l’occasione per sfuggire dalla solitudine. E quindi, sebbene innamorato, attende insieme a lei l’arrivo dell'altro uomo.

Sarebbe tutto perfetto se anche lei lo amasse. Alla fine le cose non dureranno molto e ogni sentimento prenderà il sopravvento, ma il finale sarà quello che più farà trepidare il pubblico, appassionato da questo amore non corrisposto. Resterà un amore non corrisposto? Conoscendo o meno l’epilogo del testo scritto dall’autore russo, il consiglio giusto è quello di farsi coinvolgere fino alla fine da questo emozionante racconto.

Assistendo quasi in prima persona nel buio della sera, con un lampione e una panchina, a queste notti bianche, durante le quali si consumano le fantasie di un uomo innamorato che vive, sognando a occhi aperti, pochi attimi di beatitudine insieme a una giovane e bella ragazza.

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