Federica Dauri

L’intenzione che cerco di trasmettere è quella di incarnare paesaggi corporei che esprimano carnalità ed autenticità, ma allo stesso tempo rappresentino una silhouette eterea.Per me danzare non è soltanto muovere il corpo, quanto più mostrare il tipo di consapevolezza che lo spinge a muoversi.

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Oggi intervistiamo la giovanissima artista  Federica Dauri . L’abbiamo conosciuta e ammirata il 25 Ottobre 2019 dopo la presentazione della performance “Fase Orale” diretta da lei stessa e performata con Martina Gabrielli . Con la composizione musicale di Elisa Batti al Contemporary Cluster di Roma evento curato da Female Cut.

https://federicadauri.com/

La prima domanda che ti poniamo è una tua breve biografia per i nostri lettori ?

Salve, mi chiamo Federica Dauri e sono una coreografa e performance artist. Sono nata a Roma, ma è dal 2014 che vivo a Berlino, dopo aver vissuto e studiato ad Amsterdam per quattro anni.La mia formazione artistica inizia presso l’Accademia Nazionale di Danza a Roma, dove ho intrapreso i primi studi di danza classica e contemporanea, nel 2009 ho avuto l’onore di studiare con la coreografa Trisha Brown a New York.Il mio percorso artistico è fortemente influenzato dall’incontro con le discipline dell’Euritmia e del Butoh, apprendendo queste forme di danza da grandi maestri come Masaki Iwana e Akira Kasai.Dal 2013 ho iniziato una personale ricerca studiando il legame che esiste tra la presenza del corpo e la sua relazione con lo spazio, inteso a volte come spazio urbano/pubblico, a volte come oggetto scultoreo, altre ancora inteso come spazio del corpo fra i corpi, ovvero il legame fra i corpi stessi.Nei miei lavori, infatti, il corpo è inteso come oggetto e soggetto: è al tempo stesso soggetto di osservazione ed oggetto dell’osservazione medesima. Un modello d’indagine che sappia dare attenzione all’unicità di ciascuna massa corporea, al fine di far emergere danze performative ed installazioni temporali.

Hai deciso di vivere all’ estero e di girare l’ Europa ed il mondo portando nel mondo la tua performance : come risponde il pubblico e come ha risposto la città di Roma ?

Come ho già accennato, è da più di dieci anni che vivo lontana dall’Italia, ad oggi potrei dire che la mia vita è in valigia e sono costantemente in viaggio per performances, residenze creative ed insegnamento.È stato molto bello, dopo tanti anni, poter tornare a Roma con uno dei miei lavori più recenti: “fase orale”. Un lavoro di performance in collaborazione con la danzatrice ed attrice Martina Gabrielli e la compositrice Elisa Batti, presentato al Contemporary Cluster il 25 Ottobre.Questo lavoro è sicuramente molto intimo, meditativo e la ricerca sul corpo molto sensibile, ma devo riconoscere che il pubblico ha colto il tutto, entrando nella performance e abbandonandosi al silenzio dell’intimità dei nostri corpi.

Taylor Mega è la protagonista del maxi calendario 2020 di For Men magazine , il mensile maschile leader in Italia, di Cairo Editore. La showgirl nata a Udine è stata scelta perché «rappresenta i nuovi stili di vita e di linguaggio e soprattutto perché è una influencer di primissimo piano e manager di se stessa - spiega Andrea Biavardi, direttore del mensile : come ti poni di fronte a chi esibisce il proprio corpo in maniera naturale per lanciare messaggi di pace a chi invece preferisce mercificare con foto con messaggi al dir vero “poco chiari “ ?

Non vivendo in Italia non ho seguito la questione…

Quando ti esibisci, che tipo di energia vuoi trasmettere?

L’intenzione che cerco di trasmettere è quella di incarnare paesaggi corporei che esprimano carnalità ed autenticità, ma allo stesso tempo rappresentino una silhouette eterea.Per me danzare non è soltanto muovere il corpo, quanto più mostrare il tipo di consapevolezza che lo spinge a muoversi.L’azione performativa è un susseguirsi di stati corporei, cambiamenti che riguardano contemporaneamente una condizione fisica, mentale e spirituale.

ll tuo è uno spettacolo che durante la messa in scena può subire delle variazione oppure segui un percorso non modificabile ?

Nella performance “Fase orale” lo spazio scenico è occupato da due corpi, il mio e quello di Martina Gabrielli, svestite, così che si possano vedere in dettaglio: muscoli tesi, tendini, il respiro che muove gli addomi, le nostre pelli che si sfiorano, i nostri corpi che si fondono.E´una lenta danza metamorfica, una danza di immagini mutanti che ricordano animali, classicismi scultorei, scene d’amore ed archetipi del corpo: luoghi carnali dove trovarsi.Le pelli diventano schermo su cui sono proiettati il femminile, il maschile, memorie e fantasie, svelandosi per essere guardati attraverso un processo di intima immaginazione.In un’atmosfera meditativa, lentamente i corpi si concedono allo sguardo dello spettatore, questo flusso corporeo diviene dunque la drammaturgia stessa della performance. L’atmosfera meditativa, infatti, procede sulla base dell’intimo accordo rappresentativo realizzato secondo un canovaccio predefinito.

«Una nonnetta» usata come «avanguardia e maschera», un personaggio «che non può essere attaccato, una vecchietta ben educata, reduce dai campi di concentramento, mai eletta». Ha definito Liliana Segre «la Mrs. Doubtfire di palazzo Madama», il segretario cittadino della Lega-Salvini premier a Lecce, Riccardo Rodelli, contestando la nomina della senatrice a capo della Commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo. Hai seguito la vicenda tutta italiana ? che idea hai della parola “ricordo “ e soprattutto “indifferenza” ? ti piacerebbe raccontare qualcosa di speciale con una tua performance di fronte a questa straordinaria figura ?

Non ho seguito la questione…

Fucili e perizoma. Pallottole, reggiseni e sorrisi color ovatta. Acciaio e pelle, sempre nuda e patriottica delle tiratrici scelte. Belle, bellissime veterane di guerra o cacciatrici in bikini e mano armata. Con un dito sul grilletto e uno sullo smartphone, le influecer di armi americane invadono il web: il loro modo di rappresentare una donna ti attrae; che idea hai del fanatismo delle donne pur di avere un like in più in questo caso perdono il loro lato femminile ?

Posso dire fermamente che una donna abbia l’assoluta libertà di viversi e di mostrare se stessa e la propria immagine come meglio creda. Nel mio lavoro esprimo la libertà del viversi il proprio corpo, di riacquisire intimità con il proprio “corpo fisico ed energetico”, con la propria nudità, le proprie forze e le proprie fragilità, al di la del genere sessuale e dell’età.

Quando crei una coreografia cerchi un qualunque modo per indagare l' animo umano e le sue contraddizioni: vai alla ricerca del loro posto in un mondo ostile?

“Nel corpo c’è perfetta identità tra essere e apparire, accettare questa identità è la prima condizione dell’equilibrio” Umberto Galimberti. Tento di proporre una psicologia di lavoro che abbia lo scopo di eliminare la scissione anima/corpo e che piuttosto tenti di fondere completamente l’idea di carne insieme all´anima quale sua stessa meta´.Fin dove si estende la presenza, là si estende il mio corpo, perché suo è quello spazio. Ogni mio atto rivela infatti che la mia presenza è corporea e che il corpo è la modalità del mio apparire.

A proposito della tua carriera: "Ami quello che fai, ti reputi molto fortunata, è una fortuna amare quello che si fai?

Si, amo molto quello che faccio, è molto più che un lavoro, è la mia vita, la mia passione, un modo in cui osservare e capire la vita. Non è semplice sopravvivere come artista indipendente, ma è la mia ricerca sul corpo ed è inseparabile dal mio quotidiano.È la ricerca del corpo fisico ed energetico, relativo ad ogni azione e ad ogni momento, quale mia fonte d’ispirazione.Ogni corpo ha la sua unicità e ciò che profondamente mi affascina è osservare la natura unica di ogni individuo.Il corpo dunque diventa zona di confine dell´ identita´fra l´ío e l´altro, fra una cultura e l´altra, fra reale e virtuale, proprio per questo che la mia ricerca e pratica artistica sono inseparabili dal mio quotidiano.Questo è ciò che tento di trattare nel mio lavoro: dell’autenticità ed unicità di ciascun corpo, di ciascuna presenza e di ciascun legame.

Con una sentenza di secondo grado che conferma una decisione già espressa dal tribunale e ribalta un orientamento sin qui seguito dalla giurisprudenza nazionale, la sezione famiglia della Corte d' Appello di Milano ieri ha confermato una delibera della giunta regionale lombarda del 2015 (giunta Maroni) che vietava alle donne di religione musulmana di indossare il burqua e il niqab (i veli che coprono interamente il viso) nei luoghi pubblici della Lombardia, ovvero uffici amministrativi, ospedali e Asl.Ufficialmente per questioni di sicurezza, ovviamente, non certo religiose : come ti poni di fronte la religione pensi sia impensabile proporre uno spettacolo in un qualunque stato dove la donna viene messa in un angolo e arbitrariamente poco considerata ?

Credo che l’arte, in particolare l’arte performativa, possa essere un modo per interrogarsi sulle costrizioni e le regole morali che plasmano e modificano il corpo sin dall’infanzia, è perciò una riappropriazione del corpo che diventa linguaggio assoluto, materiale plasmabile.

Quanto sono determinanti luci e suoni all’interno della tua perfomance ?

Nella mia pratica performativa luci e suono sono molto importanti, ma non sempre presenti. In molte delle mie performances, specialmente quelle più installative, lavoro con il silenzio: percependo i suoni ed i rumori dello spazio circostante come suoni integranti della performance stessa.Altre volte, invece, specialmente in uno dei miei più recenti progetti di ricerca “CorpOrale” indago gli aspetti sonori del corpo umano come la voce, il respiro, le percussioni corporee, il battito cardiaco, i suoni della pancia e la loro interdipendenza con i movimenti del corpo: da qui si muove la presenza performativa. Dunque, in questo caso, il suono ed il corpo diventano elementi inseparabili.Per quanto riguarda la luce, pur essendo questa un elemento sempre presente nelle mie performances, non ho avuto ancora l’occasione di approfondirla, anche se mi riservo di farlo in futuro.

Ci sono dei grazie nella tua carriera ?

Ci sono davvero tanti “grazie” nella mia carriera, i primi sono rivolti ai miei genitori, che nonostante inizialmente non abbiano supportato le mie inclinazioni artistiche, mi hanno comunque aiutata a formarmi e a studiare, ad oggi sono davvero onorata di poter vedere i loro volti nel pubblico durante le mie performances.Poi un altro grazie è rivolto a tutti i miei collaboratori con i quali lavoro ormai da qualche anno, sono fonte di grande ispirazione e motivazione: in particolare Martina Gabrielli che ha performato con me in quest’ultimo lavoro ed Elisa Batti che ha composto le musiche.

Progetti per il futuro ?

I progetti per il futuro sono tanti, ma riassumendo, vorrei continuare a portare avanti la mia pratica artistica e contemporaneamente sto valutando di dirigere per la prima volta un lavoro con altri performers senza la mia presenza performativa all’interno.

Credito fotografico Marco Mazzaron Foto della performance “Kheperer” presentata festival Fuori Formato 2018

Stefano Cigana

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