I GIRASOLI Senza Sole Di Giovanni Arezzo E Alice Sgroi - Recensione Di Alessia De Antoniis

I GIRASOLI Senza Sole Di Giovanni Arezzo E Alice Sgroi - Recensione Di Alessia De Antoniis

Ha debuttato in prima nazionale assoluta al Teatro Due di Roma, GIRASOLI, spettacolo ipnotico scritto da Giovanni Arezzo e Alice Sgroi. In scena la stessa Alice.

250
stampa articolo Scarica pdf

Anfibi neri, vestito nero, fondale nero. In terra fogli di carta a delimitare un non luogo, pagine stropicciate di una lettera arrivata tempo prima a delimitare una vita.

Sul palcoscenico solo lei, Sarah (Alice Sgroi), che ha privato se stessa di una vita troppo dolorosa per essere vissuta, che ha interrotto la sua esistenza nell'illusione di annullare con essa il suo dolore. Ma non è stato così, perché “Non è vero che da morti non si soffre, è solo diverso”.

Sarah non ha il coraggio di vivere, ma trova il coraggio per morire. Interrompere la sua esistenza non interrompe la sua vita, eterna, che cambia solo di stato. La non-vita di Sarah ha le stesse identiche sofferenze, le stesse paure, le stesse angosce, gli stessi muri dell'ospedale psichiatrico dove era stata rinchiusa. È depressa nella morte come lo era stata nella vita.

Sarah ama, ma l'opposto dell'amore è l'odio, quello che rivolge verso se stessa quando si toglie la vita. Voleva essere amata, ma non sapeva amare. Aspettava amore dall'esterno senza capire che non ne aveva al suo interno. Quell'ultima lettera che le negava l'amore tanto agognato, non è altro che la risposta del suo ambiente alla mancanza di amore per sé.

Nel testo della canzone che chiude l'ultima scena, Wish you were here dei Pink Floyd, c'è la storia di Sarah.

You think you can tell heaven from hell, blue sky from pain?

Did they get you to trade your heroes for ghosts?

L'inferno e il paradiso, negato, di Sarah sono dentro di lei e la accompagnano anche nella sua non-vita. Ha barattato i suoi eroi con i suoi fantasmi e questi hanno lo strano potere di passare da una vita all'altra, accompagnandola anche nella morte.

I wish you were here
We're just two lost souls swimming in a fish bowl
Year after year running over the same old ground
What have we found the same old fears
Wish you were here

E nella morte Sarah trova le stesse vecchie paure, percorre le stesse vecchie strade, desiderando che la sua amata fosse lì con lei. Invece è solo un'anima persa dentro una palla per pesci rossi, che fissa una crepa sul muro della sua anima rotta, che dialoga con uno scarafaggio che ricorda quel mostruoso animale che in Kafka rappresenta la diversità e l'allontanamento dall'altro da sé.

Notevole lo sforzo fisico compiuto da Alice Sgroi per essere Sarah, per provare il suo dolore, la sua solitudine, la sua alienazione, per urlare la sua paura, per danzare senza sosta come un girasole alla ricerca di quel sole che non c'è, mentre cerca amore nelle parole scritte nelle pagine di quella lettera che amore non dà. Catartico l'atto finale di liberarsi da una dipendenza strappando in mille coriandoli quella lettera che l'aveva ferita a morte, gettati in aria proprio sulle note della suggestiva ed evocativa musica dei Pink Floyd.

Annota il regista e autore Giovanni Arezzo: “Per sensibile intelligenza teatrale e meravigliosa violenza emotiva, Alice Sgroi è la mia Sarah ideale, che si muove e agisce in un non-luogo deserto, incastrata nelle stesse debolezze della sua stessa esistenza, ma con una voglia matta e in qualche modo nuova, di chiudere questo devastante cerchio di fuoco che le ha infiammato il cuore, tra i baci e gli schiaffi. Un cerchio che può chiudersi solo, come tradizione comanda, con una struggente e liberatoria lettera d’amore.”

Alessia de Antoniis


GIRASOLI

Di Giovanni Arezzo e Alice Sgroi

con Alice Sgroi

Regia di Giovanni Arezzo

Assistente alla regia Gabriella Caltabiano

Disegno luci Carmelo Lombardo

Costumi Grazia Cassetti

Voce registrata Claudia Fichera

Progetto grafico Maria Grazia Marano

Progetto fotografico Gianluigi Primaverile

Produzione Teatro Mobile di Catania

© Riproduzione riservata