Feeling Tra Dieci Artisti Alla Borgo Arte Gallery - Di Alessia De Antoniis

Feeling Tra Dieci Artisti Alla Borgo Arte Gallery - Di Alessia De Antoniis

Feeling "sensazioni ed emozioni": non solo una mostra, ma un incontro dinamico, un dialogo ricco di emozioni, organizzato da Anna Isopo presso la galleria di Borgo Vittorio.

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Dieci artisti, dieci opere, dieci Feeling diversi, un comune denominatore: l'arte come rinascita.

Nelle parole della curatrice, Anna Isopo, è racchiusa l'anima di questa collettiva: “Ho voluto far incontrare e conoscere tra loro, dieci personaggi diversi uniti dalla stessa passione per l'arte per far nascere nuovi legami”.

Da sempre simbolo di rinascita, il grande serpente che si intreccia di Antonella Privitera apre la collettiva “Feeling”. Un Ouroboros in ferro martellato, dove ogni scaglia, lavorata a mano, dà un senso di tridimensionalità al corpo sinuoso del rettile, simbolo del tortuoso percorso delle umane esistenze, all'interno di un ciclo eterno di nascite e morti.

Paola Falini fa rinascere storie d'amore sullo sfondo della Città Eterna, davanti allo sguardo immoto delle statue che da sempre ornano Roma, dai tempi dell'impero a quello dei papi; è una narratrice che scrive il suo romanzo su pagine di tela stampata e sovra dipinta, raccontando di amori che nascono, che muoiono, che si perdono, che vivono tra i vicoli dell'Urbe.

“Fregi Prospettici” di Silvia Galgani è un inno alla resilienza e un omaggio alle Torri Gemelle. Nel suo dipinto, una tecnica mista e foglia d'argento su tela, l'artista fa rinascere quelle torri delle quali si era innamorata fin da bambina, durante i viaggi a New York con suo padre. A seconda della prospettiva, le Torri sono abbattute o si stagliano verso il cielo. Grazie al potente linguaggio pittorico, fatto di geometrie monocromatiche, dove il bianco è reso etereo dall'uso della foglia d'argento, lo spettatore viene svincolato da un unico punto di osservazione, e l'opera diventa un simbolo libero da legami spaziali e temporali.

Di rinascita narra anche l'opera di Biagio La Cagnina. Lo spirito del suo lavoro potrebbe essere racchiuso nel famoso tetragramma INRI: Igne Natura Renovatur Integra. Ne "La Fine del Tempo", tecnica mista su tavola, la cenere riprende vita. I trucioli di legno, i semi di abete, tutto passa attraverso la purificazione del fuoco. Anche il tempo, la più grande illusione creata dall'uomo, assume qui nuova forma: quelle lancette cadute da un orologio sbiadito, ci ricordano, nel rispetto delle grandi intuizioni di Einstein, che il tempo ha perso la sua natura di realtà oggettiva diventando anch'esso relativo.

Attraverso il fuoco nascono anche le opere di altre due artiste presenti alla mostra, che con le loro pitture su porcellana al terzo fuoco danno nuova vita ad un materiale antico.

Silvana Landolfi scompone e ricompone porcellana e plexiglass dando vita ad una struttura modulare che parla di cultura, della biblioteca distrutta di Efeso, di testi antichi in essa contenuti. L'artista fonde antico e moderno costruendo l'opera come finestre che si aprono liberando pensieri antichi che risorgono dalle loro ceneri, che si diffondono come onde sulle quali la cultura classica viaggia verso il presente per raggiungere il futuro.

Dipinge sul porcellana al terzo fuoco anche Patrizia Almonti, realizzando oggetti di arredamento che rinascono ogni volta che ci si relaziona con loro. "Prisma di Luce" scompone il messaggio dell'artista come un prisma scompone la luce. Tre pannelli sovrapposti che, come un curioso cubo di Rubik, ruotando parallelamente uno sull'altro, possono essere scomposti e ricomposti dando vita a nuovi disegni. Dalla Creazione di Adamo di Michelangelo alla colomba che sovrasta la Cattedra di san Pietro del Bernini, agli animali e alle piante del terzo pannello, tutto il simbolismo di quest'opera parla di nascita e rinascita, di nuove vite che nascono dalle precedenti, di nuovi disegni, nuove forme che di volta in volta possono essere create nel rispetto del principio per cui tutto di trasforma. 

Fotografare un video facendo emergere la struttura del testo: è il modo di raccontare la realtà di Enrico Frusciante, che dà nuova vita ai singoli fotogrammi di un video attraverso la macchina fotografica. Niente spatole e pennelli ma un obiettivo capace di cogliere ciò che sfugge all'occhio umano. Le anomalie generate dai singoli pixel, gli spazi neri e le curvature dell'immagine così ottenuta, diventano il soggetto della nuova opera d'arte. Nulla è più vero di ciò che vedo o nulla è più falso?

Chicca Savino si tuffa nella vita rinascendo lei stessa ogni volta. La sua arte Pop coniuga le tecniche illusorie della scenografia con la scultura e la pittura. Tecniche miste, materiali ogni volta diversi, rinascono per rendere le sue tele tridimensionali. "Dive into the life" è un'opera che va incontro a chi la osserva, invita a tuffarsi in un mare di sfere di polistirolo, frizzanti come il mare che torna a gioire dei suoi colori indefiniti, dei suoi riverberi, delle sue luci, in una giornata di sole dopo la tempesta. 

Diverso è il mare nel quale si immerge Susanna Montagna. Il suo mare ti arriva addosso, per risvegliarti con la forza delle sue onde. Di sé dice “Non amo il passato, non amo il futuro, ma vivo il presente. E per me l'onda è il presente. Il mio hic et nunc”. Le sue onde sono materiche, vengono fuori dal quadro, una dopo l'altra, in una serie infinita di esistenze, di nascite e morti che rappresentano le manifestazioni di quella vita eterna che è il mare. La fisicità delle sue opere va attribuita anche alla tecnica usata: Susanna impasta tela con cemento, stucco, uovo. Sperimenta ogni volta per ottenere onde sempre diverse. Perché il mare è uno, ma ogni onda è unica, non rinasce mai due volte.

Chiude la mostra l'esempio più grande di rinascita: La "Via Lattea", di Daniela de Scorpio. In un macrocosmo dove il tempo scorre così lento da non essere percettibile, dove astri morti da tempo immemore brillano vitali nel nostro cielo, dove stelle e buchi neri si alternano, l'uomo si fa microcosmo e assiste attonito davanti al suo infinito. Le sue galassie materiche, lavorate con polvere di legno, che sembrano emergere dalla tela e volerti avviluppare nelle loro spire, sono la ricerca dell'infinito, del trascendente, dell'artista.


Alessia de Antoniis









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