“La Cena Delle Belve” Al Teatro Carcano Di Milano

“La Cena Delle Belve” Al Teatro Carcano Di Milano

Recensione dello spettacolo

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Ha debuttato giovedì 9 gennaio 2020 al Teatro Carcano di Milano la pièce di Vahè Katchà "La cena delle belve", versione italiana di Vincenzo Cerami, regia di Julien Sibre e Virginia Acqua, interpretata da Maurizio Donadoni, Ralph Palka, Gianluca Ramazzotti, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Marianella Bargilli, Emanuele Cerman ed Alessandro D’Ambrosi.

Siamo in Italia, nel bel mezzo dell’occupazione tedesca durante la Seconda Guerra Mondiale. Una sera, cinque uomini e due donne celebrano nella casa di una di queste ultime il suo compleanno. Inizialmente, tutto sembrerebbe procedere per il meglio: gli ospiti si divertono in allegria e la festeggiata è contenta e soddisfatta dell’evento se non che, a un certo punto, nella strada di fronte alla loro palazzina, due ufficiali tedeschi vengono brutalmente uccisi in un attentato e, per rappresaglia, la Gestapo decide di prendere venti ostaggi da fucilare (due per ognuno dei dieci appartamenti di quell’edificio). Il comandante tedesco che irrompe nella casa, uomo colto e di formazione classicista, riconosce nel proprietario nonché marito della festeggiata il libraio dal quale gli era capitato svariate volte di acquistare delle opere e, ostentando una discutibile cortesia, concede loro un “privilegio”: due ore di tempo per decidere chi debbano essere le due vittime da consegnare in ostaggio. In questo contesto, ognuno cercherà con ogni mezzo a disposizione di salvarsi la pelle a scapito dei propri sedicenti amici. In un clima di accesi diverbi e contrasti, molto verosimili nonostante l’inverosomiglianza della trama di fondo, emerge un quadro decisamente triste della natura umana, designata senza alcun compiacimento dal genio di Vahè Katchà.

Lo spettatore, in un escalation di suspense dosata alla perfezione e condita dall’ironia, è portato ad identificarsi di volta in volta negli otto personaggi: il libraio e sua moglie (la festeggiata) che organizzano la cena; il medico, che non si preoccupa di celare la simpatia per gli invasori tedeschi; un reduce di guerra rimasto cieco in combattimento; una giovane vedova tentata di prendere parte alla Resistenza; un professore di filosofia omosessuale ed un bieco affarista disposto ad ogni bassezza pur di rimanere in vita. “Cosa avrei fatto io se fossi stato al posto loro?” Questa la domanda che lo spettatore è spinto a porsi sino al finale a sorpresa, di fronte a tanto orrore affrontato con uno sguardo derisorio. Queste belve - fauves - pronte ad azzannarsi in una spietata lotta alla sopravvivenza darwiniana, chiuse loro malgrado in un’abitazione in cui inizialmente sfoggiavano battute di spirito e sorrisi e costrette a prendere una decisione drammatica, di fronte alla quale mostrano tutta la loro impreparazione, la codardia e l’assenza di ritegno di cui l’uomo è capace in situazioni di drastico pericolo.

Una vicenda dal ritmo serrato, tesa al limite del claustrofobico, ricchissima di sfumature, sottigliezze psicologiche ed introspezione che denuncia, tra le altre cose, la falsità e la fragilità dei rapporti umani che disconoscono l’integrità e l’onore del vero e che pare suggerire l’impellente esigenza di una ricerca di un senso in una vita che, altrimenti, non avrebbe ragione di essere.

Grandiosa l’atmosfera, la scenografia ed i costumi. Stupende e d’impatto le scene di animazione proiettate sullo sfondo: immagini di guerra che trasmettono allo spettatore il clima di terrore in cui la popolazione civile era forzata a vivere all’epoca dei bombardamenti. Infine, magistrale la recitazione degli otto interpreti, tutti in grado di dar vita a ritratti psicologici convincenti e di far focalizzare l’attenzione dello spettatore completamente su di loro, sbaragliando addirittura la performance del cast dell’omonimo film francese del ’64.

Chiara Zanetti

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