EssereEmme, Al Teatro La Basilica Si Fa Sperimentazione Teatrale Di Spessore

EssereEmme, Al Teatro La Basilica Si Fa Sperimentazione Teatrale Di Spessore

EssereEmme, al Teatro la Basilica si fa sperimentazione teatrale di spessore.Lo spettacolo di Stefano Vona Bianchini porta in scena con sapienza tematiche come l’individualità e l’impossibilità di comunicare.

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EssereEmme, al Teatro la Basilica si fa sperimentazione teatrale di spessore.

Lo spettacolo di Stefano Vona Bianchini porta in scena con sapienza tematiche come l’individualità e l’impossibilità di comunicare. Abbiamo vissuto l’esperienza di assistere ad uno spettacolo al Teatro Basilica.Prima ancor che dello spettacolo ci preme parlare dello spazio scenico.Direttamente a piazza San Giovanni, nei pressi della Scala Santa, c’è la possibilità di entrare in questo spazio, un abbozzo di basilica mai realizzata, tra archi a volta in pietra viva e una temperatura non confortevole.La platea è posizionata molto bene, con grande dislivello che assicura visibilità ad ogni fila, prospiciente allo stage ma non direttamente su di esso.Bene. Questo Teatro Basilica, così come lo abbiamo trovato è un nuovo gioiello che brilla nel panorama degli spazi scenici della Capitale.Veniamo ad EssereEmme.Lo spettacolo inizia con una proieizione video, e chi ci segue sa già quanto lo riteniamo innecessario all’interno di una rappresentazione teatrale.L’incipit ricorda Arancia Meccanica e, senza svelare più del necessario al pubblico, illustra una situazione che poi non avrà seguito nel corso della pièce.Anche le proiezioni di audiovideo che richiamano l’ambientazione anni Ottanta, (ritorno al futuro, cabaret dell’epoca), non aggiungono nulla alla presentazione dei personaggi.I protagonisti ci rappresentano due gemelli, in eterno conflitto tra loro, e con un passato familiare che si presenta come un giallo.Attraverso un continuo passaggio tra il sogno e la realtà, senza che mai il regista ci dia certezze sulla verità essenziale dell’uno o dell’altra, ci vengono illustrate delle dinamiche che potrebbe soggiacere a omicidi all’interno della famiglia.Ma letture certe non ce ne sono.Apprezziamo la proiezione del personaggio del padre, perché in questo caso l’audiovisivo ha un senso precipuo: ovvero esprimere la distanza esistenziale e perfino ontologica tra queste diverse entità: Padre, (passato ?),e presente, nella figura unica dei due fratelli gemelli.La scena che dà un registro interpretativo si svolgerà come un quiz, anni Ottanta, appunto, in cui sarà possibile selezionare la modalità di parricidio: in questo i due concorrenti, i gemelli, appunto, risulteranno in competizione adirittura per il parricidio, laddove entrambi hanno perso nel tentativo di essere amati dal Padre.Le interpretazioni dello stesso Stefano Vona Bianchini e di Giorgio Squilloni sono all’altezza, pur il primo vantando maggiore presenza scenica del secondo.Tra i pochi altri, segnaliamo all’attenzione una Valeria Romanelli, nell’ambigua parte una vicina di casa, o forse del Male, o più semplicemente della Madre … nella quale riesce a tenere una recitazione dai toni fuori registro, che permettono a tutte queste interpretazioni di coesistere.Questo evento al Basilica, più che essere uno spettacolo da vedere, è un’esperienza da vivere.Da seguire il regista e la Romanelli.

Recensione di Gioia Di Mattia

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