L'ENIGMA DELL'AMORE

La prima dello Spettacolo in scena all'OFF/OFF Theatre raccontata dall'UnfoldingRoma

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Da ieri sera e fino a domenica 19 gennaio, l’OFF/OFF Theatre ospita l’Enigma dell’Amore, in memoria di Karl Heinrich Urlich. Il testo è stato scritto a due mani da Saverio Aversa e Fabio Grossi che ne cura anche la regia, sul palco gli attori Fabio Pasquini e Francesco Maccarinelli e la partecipazione esclusiva di Leo Gullotta in video.

L’Enigma dell’Amore in un atto unico, per la prima volta viene messa in luce la figura di Karl Heinrich Ulrichs precursore dei movimenti LGBT e primo sostenitore per il diritto e la libertà di essere omossessuale. Karl Heinrich Ulrichs nacque il 28 agosto 1825 ad Aurich, nel Regno di Hannover. Studiò legge e dopo la laurea nel 1847 intraprese la carriera giuridica. Nel 1854, si dimise (forse fu costretto a dimettersi in seguito ad un arresto per atti omosessuali) e iniziò a lavorare come giornalista e come segretario di un rappresentante della Confederazione Germanica a Francoforte.
Qui iniziò ad appassionarsi al tema dell’omosessualità e maturò una teoria dell'omosessualità che egli espose in una serie di sei opuscoli pubblicati con lo pseudonimo Numa Numantius nel 1864-65 sotto il titolo collettivo di Forschungen über das Rätsel der männ-mannlichen Liebe ("Ricerche sull'enigma dell'amore fra maschi").
Sostanzialmente lo studioso tedesco sosteneva che l’omosessualità era naturale e non poteva essere considerata una malattia o una devianza essendo invece una condizione biologicamente innata. Le sue teorie al giorno d’oggi risultano piuttosto folkloristiche e molte associazioni omosessuali le condannano ferocemente, quello su cui invece bisognerebbe concentrarsi è  lo spostare l’omosessualità da una condizione di devianza a quella di perfettamente naturale.
Ma Karl Heinrich Ulrichs fece molto di più, infatti nel 1867 apparve ad un congresso di giuristi e prese la parola, col suo vero nome e cognome, proponendo l'approvazione di una risoluzione che chiedesse l'abrogazione di tutte le leggi anti-omosessuali tedesche e combatté fino al 1880 per le sue teorie e per chiedere l’abrogazione di quelle leggi. Sconfitto e amareggiato, deriso e scansato, si trasferì in Italia vagabondando tra il centro e il sud Italia impartendo lezioni di lingue e affermandosi come latinista. Morì a L’Aquila nel 1885 e fu sepolto nel cimitero di famiglia del Marchese Nicolò Persichetti suo grande e ultimo amico.
Non tutto fu vano però, perché durante il suo soggiorno italiano ricevette la visita di numerose persone tra cui il giovane medico omosessuale Magnus Hirschfeld che aveva tratto grande ispirazione dai suoi scritti e che sarebbe riuscito a fondare nel 1897 il primo movimento di liberazione omosessuale.
Saverio Aversa e Fabio Grossi hanno il merito di riportare alla luce questa pietra miliare del movimento per i diritti di LGBT, un’opera quanto mai necessaria in un momento sociale che vede la recrudescenza di una violenza di genere fomentata dal clima di odio e propagata dai social e da alcuni esponenti politici. l’OFF/OFF Theatre, per volere del suo direttore artistico Silvano Spada, ancora una volta è in prima linea allo scopo di veicolare il messaggio di amore universale e di apertura verso tutte le diversità che sono il prodotto più naturale che il nostro pianeta possa offrire.

Ma veniamo allo spettacolo che aveva il difficile compito di raccontarci la vita straordinaria del primo attivista gay della storia. Nel complesso è stata resa giustizia a questa incredibile persona, arriva chiaramente allo spettatore la genialità, l’immensa cultura, la fierezza, la dignità, la passione, la fragilità di questo personaggio la cui unica colpa fu di nascere nel secolo sbagliato. La narrazione degli eventi che caratterizzano la vita di Karl si snoda armoniosamente sebbene ci sia qualche momento di stanca in cui il pubblico finisce col distrarsi e perdersi, questa l’unica nota dolente dello spettacolo che in sé ha il pregio di raccontare una storia importante e ridare ad un personaggio fondamentale nella lotta per i diritti LGBT la giusta collocazione. La fine dello spettacolo merita una particolare nota di merito per la fantasia, il colore, la musica e l’originalità. Sebbene possa esporsi a qualche critica, l’idea coraggiosa, di rappresentare Karl Heinrich Urlich come un partigiano che lotta per la libertà dà il senso completo di cosa ha rappresentato il giurista, latinista e politico tedesco. Omaggiarlo infatti con le note di “Bella Ciao” nella splendida ed originalissima versione degli Swingle Sisters, coperto, dopo essere spirato, della sola bandiera Raimbow riesce a rendere Karl figura di peso e di giusto respiro internazionale, combattente assoluto in difesa della libertà di amare una persona dello stesso sesso.
Fabio Pasquini convince pienamente dall’alto della sua esperienza. Espressivo, duttile, naturale, giustamente emozionato per la prima, trascurabile qualche sua piccola défaillance, calca la scena del teatro con grande sicurezza e padronanza. Secondaria e marginale la presenza del bel Francesco Maccarinelli, la cui fisicità scultorea rischia di essere a volte troppo sfrontata, rimane comunque la sua una prestazione di buon livello. Decisamente curata e originale la direzione di Fabio Grossi.
In scena fino al 19 gennaio, da vedere per conoscere, riflettere e tramandare.

Alessio Capponi

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