Il Viaggio Di Psiche La Recensione Di Ilaria Taranto

Il Viaggio Di Psiche La Recensione Di Ilaria Taranto

Al teatro Basilica in scena dal 30 gennaio al 2 febbraio e dal 6 febbraio al 9. Di e con Sista Bramini musica originale di Giovanna Natalini O Thiasos TeatroNatura.

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Il viaggio di Psiche

Il viaggio dell’anima per difficili peripezie, amare ingiustizie in un misto di compassione e solidarietà.

Mentre la città è attraversata dalla frenesia del sabato sera, nelle viscere di Piazza Porta San Giovanni, nello spazio mistico sacrale di una basilica, risuona la celebre favola di Amore e Psiche. Ad evocarla è Sista Bramini: voce narrante e interprete, giocoliera di parole e mutaforme, camaleontica ed agile, entra ed esce nell’identità dei personaggi, immedesimandosi ora nei panni di Psiche, ora di Venere irosa, ora di Amore. Accompagna e scandisce il ritmo armonioso della musica in un fluire dolce e delicato. Ciò che è astratto e non visibile si concretizza, al punto che lo spettatore, magnetizzato dalla sua gestualità, resta a bocca aperta; attende ansiosamente il continuo della narrazione e, affascinato, resta sulle spine. Sì, perché il mito che viene narrato, come ogni favola per bambini, è sostanzialmente parola e, in quanto tale, lo si vuole assaporare con gusto.

La narrazione è fedele al testo originale; ridimensionato ma non semplificato. Le scelte linguistiche dell’autore latino, sono salvaguardate. Questo soddisfa certo, tra gli spettatori, i classicisti; forse un po’ meno chi non è particolarmente propenso a un’esibizione impegnativa. L’attenzione richiesta infatti è alta. Tuttavia, anche quando essa viene meno, il filo della trama non viene perso: l’attrice, impareggiabile narratrice, riprendere all’occorrenza gli snodi centrali in modo tale da preservare la logica e chiara consequenzialità delle sequenze narrative. Il richiamo fresco e vivace della musica e la modulazione della voce narrante sono di assoluta efficacia nonché di pratica utilità. Sista è potente nell’evocare lo spazio circostante, la vegetazione o le pitture descritte; i suoi movimenti, ora prorompenti ora più gentili, si conquistano lo spettatore.

Della favola di Apuleio sono evocati tutti i punti essenziale per comprendere la trama: Psiche è venerata come una dea in terra, la sua bellezza è di una perfezione disarmante al punto da suscitare spavento: è troppo per i mortali, che nella propria fallibilità preservano il cuore dell’essere umani.

Afrodite, non tollerando di essere messa in secondo piano, si vendica sulla fanciulla. L’antico φθόνος τῶν θεῶν torna in questo mito con quel sapore eschileo di reminiscenza arcaica: su Psiche si riversa la violenza della dea che la condanna a innamorarsi di un essere mostruoso. A ciò si aggiunga l’invidia delle sorelle, con una violenza disarmante che strugge quelli che dovrebbero essere i rapporti umani più riguardevoli. La dolce Psiche, frastornata da tanta malevolenza, è sottoposta a continue vicissitudini, vere prove di coraggio pari a quelle che solo Ercole e Ulisse hanno saputo affrontare. Alla fanciulla tuttavia concorrono altre divinità, impietosite dalla sua sofferenza: il loro contributo risulterà decisivo. Anche Giove, padre degli dei, interverrà quale garante della giustizia: Psiche riuscirà ad unirsi ad Amore e quell’anima, prima peregrinante e spaesata, troverà nell’amato il confortevole rifugio. Dal ricongiungimento potrà così sprigionarsi, in una folgore trionfante, il frutto più bello del loro amore: filia quam Voluptate nominamus.

Ilaria Taranto

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