RAFFAELLO QUANTO MAI ATTUALE

RAFFAELLO QUANTO MAI ATTUALE

Il Maestro urbinate, a 500 anni dalla sua morte, con il suo concetto di pittura e architettura ci riporta al sentimento di natura, proprio in un momento in cui il contatto con la natura ci viene negato.

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Oggi che un virus terribile ci vieta il rapporto diretto con la natura, le celebrazioni per i 500 anni della morte di Raffaello invitano a soffermarsi anche su un aspetto meno conosciuto della grande opera dell’artista urbinate, l’Architettura. L’approfondimento sull’arte antica, infatti, ha permesso al Sanzio di riflettere sul rapporto imprescindibile che l’uomo ha costantemente mantenuto con la natura tanto da progettare pochi ma significativi edifici che ne evidenziassero questa indissolubilità. Prendendo in prestito i trattati sull’architettura romana di Vitruvio, Raffaello evidenzia come, fin dall’antichità, la casa, in quanto spazio abitato dall’uomo, dovesse comprendere un giardino o, comunque, uno spazio aperto dove conservare un dialogo diretto con alberi, piante, fonti d’acqua.

Le celebri ville, la Farnesina e Villa Madama, entrambe costruite a Roma nei primi anni del ‘500, ben raccontano questo bisogno dell’uomo di immergersi nel mondo naturale da cui potere attingere una linfa vitale. Una prerogativa del Rinascimento che Raffaello riesce ad esaltare con i due bellissimi esempi di dimore suburbane. Le Ville, infatti, sono progettate con ampi spazi destinati a giardini, portici, logge, fontane, dove il padrone di casa con i suoi familiari ed ospiti poteva godere dei benefici della vita all’aria aperta pur rimanendo fra le pareti domestiche.

A rendere ancora più continuativo il rapporto con l’universo naturale, la suggestione delle pitture e degli stucchi che adornano le pareti dei cortili e le volte delle logge dagli effetti bucolici anche di chiara ispirazione mitologica. Non a caso nella Villa Farnesina, edificata per il ricco banchiere Agostino Chigi lungo il Tevere e in prossimità del Vaticano, Raffaello disegna la famosa loggia dedicata all’illustrazione del mito di “Amore e Psiche”, fra i più celebri dell’antichità.

Nonostante nel 1527, durante il Sacco di Roma, La Farnesina fosse stata invasa dai Lanzichenecchi che impressero svariati sfregi visibili nel Salone delle Prospettive, la storica dimora preserva intatto tutto il suo legame con la natura e con l’arte proprio grazie alla grande intuizione dell’architetto Baldassarre Peruzzi, di Raffaello e dei suoi allievi.

Villa Madama, invece, interamente progettata dal Sanzio per la famiglia Medici, fu realizzata da lui soltanto per metà a causa della morte precoce nel 1520. Nonostante l’interruzione del progetto, lo spazio esterno rappresenta subito l’interazione fra uomo e natura grazie agli splendidi giardini all’italiana, alle fontane e, soprattutto, alla loggia monumentale adorna di pitture e stucchi all’ “antica” sul modello delle domus della Roma imperiale. A completare il quadro la posizione della struttura alle pendici di Monte Mario. Un contesto naturalistico di superba bellezza dominante Ponte Milvio, il più antico di Roma e ingresso trionfale della città per chi proveniva dal Settentrione.

In questo periodo nefasto, di coercitivo isolamento, l’arte di Raffaello, a distanza di 500 anni, appare ancora contemporanea e esemplare nel ricordarci la necessità di un contatto con la natura che non deve essere di sfruttamento ma di pieno rispetto. E se “L’Arte salverà il mondo ”, pensare di ammirare ancora questi capolavori immortali come la Farnesina e Villa Madama diventa speranza di ritorno a una vita senza mascherine e senza distanza di un metro l’uno dall’altro.

Luca Ales

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