Velia Lalli

Sconsiglio vivamente a chiunque di intervenire in un live: qualunque cosa abbia da dire sarà usata contro di lui.

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Il nostro art magazine continua il suo viaggio nella comicità più dissacrante e questa volta incontra l’unica donna del gruppo Satiriasi, una donna che davvero non le manda a dire a nessuno e che ha saputo crearsi un personaggio anche se lei stessa non si definisce tale.

Velia Lalli dopo la fortunata stagione di Stand Up Comedy su Comedy Central (Sky 124), torna sul palcoscenico con un nuovo spettacolo. Il 25 giugno sul palco del Monk di Roma, la comica più dissacrante del panorama italiano, si esibirà in Bad Girl – Sfrontata all'occorrenza.

Benvenuta Velia!

Unica donna comedian, come ti sei avvicinata alla Stand Up?

Mi sono avvicinata alla comicità ormai diversi anni fa, con esibizioni in cui provavo la sensazione di essere ridicola, non divertente: sono due cose molto diverse. Quando ho conosciuto Satiriasi, il gruppo si era formato da qualche mese, ho capito che era la chiave per essere comica senza dovermi sminuire, senza dover inventare un personaggio, senza dovermi nascondere. Al contrario rappresentandomi nel modo più sincero possibile.

Il gruppo Satiriasi pian piano si sta facendo strada, la “solita” comicità sembra abbia stancato il grande pubblico. C’è attenzione verso la vostra comicità, se ne parla sempre di più. E’ una bella vittoria no?

Abbiamo, non senza grandi difficoltà, portato in Italia un genere sconosciuto che, in realtà, ha una grande tradizione in altri paesi. E’ una vittoria sì, ma non su tutta la linea: il termine stand up è diventato di moda, ed è spesso abusato e travisato. Non è certo l’utilizzo del linguaggio scurrile a rendere un pezzo di cabaret altro da quello che è. Il lavoro ostinato che facciamo è quello di veicolare punti di vista forti, provocatori, ragionati… Questo modo di lavorare ancora fa fatica ad affermarsi.

I tuoi monologhi traggono spunto dal tuo quotidiano o comunque ti chi ti sta intorno, ti è mai capitato che qualcuno si sia risentito perché “protagonista” suo malgrado?

No, generalmente le persone hanno bisogno di sentirsi rappresentate. E’ quello che fa mollare la tensione e genera la risata. Oppure, se non si riconoscono, ridono nel pensare che si stia stigmatizzando qualcuno che gli sta seduto accanto e che gli sta profondamente sulle palle… Se non fosse che anche il tipo seduto accanto pensa lo stesso di loro.

Ti hanno mai chiesto di ammorbidire un po’ i contenuti, intendo sia nelle serate live che in tv?

Sconsiglio vivamente a chiunque di intervenire in un live: qualunque cosa abbia da dire sarà usata contro di lui. La TV, invece, prova in tutti i modi a censurare, ragione per cui l’abbiamo evitata (con il gruppo Satiriasi) finché qualcuno non ha creduto nella forza del messaggio e nel modo crudo che è funzionale a farlo arrivare al pubblico.

Nelle tue esibizioni scegli un look casual. I tuoi monologhi avrebbero un impatto diverso se a proporli ci fosse una donna con indosso un tubino e tacco 12?

Tubino nero e tacco 12… Mi hai preso per Audrey Hepburn?

Senti la responsabilità di dimostrare al pubblico e addetti ai lavori che una donna ha un cervello e non solo tette e sedere?

No. Sento il bisogno di dimostrare con orgoglio che le mie tette e il mio culo resistono egregiamente alla forza di gravità.

Lavorare circondata da uomini è una sfida continua o si creano buone sinergie?

Le relazioni nel lavoro sono la sfida, sempre, in qualunque professione: se non dovessimo tollerare le nevrosi del prossimo, ogni lavoro sarebbe migliore. Non hai un collega che reputi un idiota? Qualche ossessivo-compulsivo? Una narcisista, uno scostante, una opportunista, un servo del potere? Questo non ha nulla a che fare con il genere. A me piace lavorare con i miei colleghi, abbiamo lavorato nell’ombra insieme e, questo, nonostante i caratteri originali di ognuno, ha creato un buon legame ed un senso di appartenenza. Tutti abbiamo bisogno di riconoscerci in una tribù: la nostra è un buon compromesso di collaborazione tra identità forti.

Curiosità: tu e i tuoi colleghi siete così irriverenti anche a telecamere spente?

Non siamo un gruppo parrocchiale, senza dubbio. Abbiamo il nostro linguaggio anche per comunicare tra noi, tuttavia siamo delle persone accettabili!

Solo una donna può farci ridere di gusto perché sa esasperare le nostre debolezze e virtù. Tra le donne che ti elenco Teresa Mannino, Geppi Cucciari, Luciano Littizzetto, c’è una che ti diverte?

Affermare che una donna può farci ridere di più perché è più analitica è come dire che i gay sono tutti sensibili! Una donna comica dovrebbe essere totalmente disarmante, uscire dagli stereotipi in cui già la quotidianità ci confina. Devo essere sincera nel dire che, invece, la comicità al femminile ribatte su questi concetti, li cavalca con poca fantasia. Ma il mio è un parere “tecnico” , ho un atteggiamento analitico rispetto al lavoro dei colleghi. E non ti dico che noia: non c’è verso di farmi una bella risata!

Ti sei laureata in ingegneria, facoltà che lascia poco spazio alla creatività per poi scegliere un percorso artistico dove la creatività la fa da padrona. Completezza o nonsense?

La laurea era una copertura. Parallelamente studiavo canto, danza e teatro. Se si considera un nonsense la paura di assecondare un istinto forte ma contrario ai modelli che si sono interiorizzati, allora è un nonsense. Io credo che sia completezza: un percorso impegnativo portato a termine ci mette di fronte a noi stessi. La scrittura si nutre di sfide improbabili, di difficoltà, di continue messe in discussione. Altrimenti finisci a parlare della puzza dei calzini di tuo marito…

Il tuo esordio..che ricordi hai?

Non ho un ricordo preciso, ci sono state tante esperienze. E qualche figura di merda!

Una donna che è stata il tuo punto di riferimento? Non puoi darmi però come risposta “la mamma!”

Ci penso e ci ripenso e non so rispondere. Probabilmente sono troppo narcisista per avere dei modelli.

Oltre allo “star dritta con la schiena”, tre cose che invece ti ha insegnato tua mamma…

Mia madre ha fallito nel suo compito primario: trasmettermi la passione per la cucina. A parte questo, ha avuto il grande merito di non elogiare mai le sue figlie con nessuno, di non prendere mai sul serio le mie velleità artistiche e di essere stata sempre pronta con una parola nei momenti difficili: “Maleducata, ma che si risponde così?” Credo sia un buon lavoro.

Qualche tempo fa il mondo era “Chiarlie Hebdo”, adesso la Francia chiude le frontiere agli immigrati. Un tuo commento?

Davanti ad un touch screen, ad un telecomando, siamo tutti l’umanità migliore che esista. Io, ad esempio, a casa mia sono una supereroa …. Con la tutina aderente e la “V” maiuscola sul petto. Dentro ad uno schermo gli immigrati sono tutti degni di compassione. E non puzzano. Di persona invece, le persone entrano nella nostra sfera di vulnerabilità: l’umanità è un concetto grandioso, la persona può risultarci molto impegnativa.

Un’ultima battuta Velia. Ho letto che in passato hai preso lezioni di flamenco, potrebbe essere un modo diverso per concludere le serate, non trovi?

No. Ricordo ancora quando mi esercitavo al “taconeo” a casa e mi suonò il vicino di sotto che, probabilmente insensibile all’arte della danza, mi apostrofò : “Pare na mandria de bufali!”

Sara Grillo 

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