Parola Al Mimo Maurizio Nichetti - Di Alessia De Antoniis

Parola Al Mimo Maurizio Nichetti - Di Alessia De Antoniis

L'artista che ha reso credibile un uomo che diventa un cartone animato e che ha fatto dialogare una donna con la propria ombra. Macché Woody Allen...è Maurizio Nichetti

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Maurizio Nichetti, regista, attore, sceneggiatore, produttore ed insegnante di cinema. Settant'anni, cinquanta dei quali dedicati all'arte. È lui il mimo al quale viene data la parola nel libro edito da Asylum Press Editor “Parola al Mimo” e curato da Claudio Miani e Gian Lorenzo Masedu.

Parola al Mimo” è un libro fatto di racconti, riflessioni, studi e immagini su uno dei registi più innovativi del panorama italiano, che ha segnato indelebilmente il nostro cinema di animazione e i cui film hanno precorso i tempi. È un viaggio testimoniato da fotografie e disegni inediti firmati, tra gli altri, da Giorgio Cavazzano, Leo Ortolani, Furio Scarpelli.

È un volume che ha il pregio di contenere anche una lunga chiacchierata con il Maestro milanese, che ci consente di ripercorrere non solo il suo cinema e lo sviluppo delle tecnologie che hanno segnato gli ultimi 40 anni, ma soprattutto di contestualizzare la sua arte all’interno dell’evoluzione sociale del nostro Paese.

Tra fotografie che sembrano uscite da un vecchio album di famiglia, disegni e bozzetti, “Parola al Mimo” è una visita guidata nell'arte di Nichetti, dai primi esperimenti di animazioni presso lo studio Bozzetto, agli sviluppi e alle idee condivise con Guido Manuli, passando per le stravaganze televisive di Quo Vadiz? e Pista!, fino alle grandi esperienze cinematografiche che sfidano pellicole come Fantasia e Chi ha incastrato Roger Rabbit.

Con il suo “realismo fantastico in bilico tra clownerie e surrealtà” (Gianni Canova), Nichetti usa la fantasia per indagare meglio la realtà da nuove prospettive, dando vita a personaggi come l'ingegner Colombo di Rataplan, con quella purezza che rasenta l'innocenza primordiale, immune alla contaminazione da parte della corruzione umana, spirituale e sociale; o l'alter ego animato di Maurizio in Volere Volare.

Il libro rappresenta un apporto importante all'analisi del lavoro di Nichetti, partendo dalla comicità lapstick – stile torte in faccia – tipica del cinema muto, passando per cortometraggi come Oppio per Oppio, arrivando poi a film come Rataplan (1979), Ho fatto splash (1980), Stefano quantestorie (1982), Ladri di saponette (1988), Volere Volare (1990), Luna e l'altra (1996), fino a Honolulu Baby, suo ultimo film girato nel 2001.

Nel testo troviamo anche l'analisi del rapporto tra Nichetti e la televisione come mezzo di comunicazione, che è al contempo sia uno dei principali bersagli della sua satira, che terreno creativo e sperimentale. In quest'ottica Rataplan è il primo atto di resistenza al dominio comunicativo della televisione come forma di intrattenimento di massa. 

Miani e Masedu ci restituiscono un artista che ha fatto sperimentazione tecnologica in tempi non sospetti e a costi ridottissimi rispetto ai grandi studi di Hollywood, un curioso del nuovo, un Nichetti che spazia da Jacques Tati a Jerri Lewis, da Chaplin ai fratelli Marx, da Buster Keaton a Stanlio e Ollio. Un maestro che nell'era della comunicazione, della nascita delle grandi televisioni private, riesce a portare sul grande schermo l'arte del mimo imparata al Piccolo Teatro di Milano recitando in Rataplan senza mai dire una battuta: aver scritto per i cartoni e la passione per il muto, lo metteranno infatti in grado, per tutta la sua carriera, di scrivere anche gag senza dialoghi, basate sulle meccaniche comiche classiche che, unite all'esperienza del Piccolo, gli hanno consentito di creare il suo personaggio: una sorta di interazione tra cartoni animati e personaggio in carne e ossa, un incrocio tra Goofy e Mickey Mouse che gli ha valso ben tre copertine di Topolino.

Ma in Parola al Mimo emerge anche il lato impegnato di Nichetti, che riesce a fare politica con una gag, a far ridere parlando di disoccupazione, di immigrazione, di manipolazione dei media; che porta nei suoi film il risveglio di una generazione che aveva creduto di poter cambiare il mondo, di salvare la natura, annullare il consumismo, e che si ritrova come l'ingegner Colombo, un laureato che per vivere fa il cameriere.

“Sono sempre stato dell'idea che tutto rientra in un discorso politico. Dal cominciare, prima di tutto, a fare bene il proprio mestiere” - dichiara Nichetti.

Rappresentante di storie in cui la fantasia non doveva essere ricostruita al computer, ma bastava un bicchier d'acqua che attraversava la città con poteri speciali, Nichetti è un mimo, non un muto. Ha scelto di non parlare, sia in Rataplan che in Ho fatto splash, dove dice solo tre parole, quelle del titolo. La sua è una lotta contro un sistema che si basa sulle parole, che però hanno perso il loro significato, contro una società che ha “visto manipolare il consenso popolare attraverso il media televisivo”.

“Oggi – dice Nichetti – siamo governati, in tutto il mondo, da una classe politica che si combatte a colpi di selfie e di fake news. È chiaro che il concetto stesso di maggioranza elettorale diventa un concetto estremamente fragile, esposto a manipolazioni sempre più sofisticate e difficili da combattere con la forza della ragione. Non so se cinquant'anni fa fossimo più liberi, sicuramente era più difficile omologare il consenso su pochi concetti di base che parlano alla pancia degli elettori più che alla loro parte più razionale”.

Considerato il Woody Allen italiano, Maurizio Nichetti è solo Maurizio Nichetti, un grande artista nato, forse, dalla parte sbagliata dell'oceano, lontano da quella Hollywood che, probabilmente, gli avrebbe riconosciuto la fama che merita.


Alessia de Antoniis



Genere: Cinema, tv, radio

Editore: Asylum Press Editor

Pagine: 104










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