Marco Taormina

La mia era angoscia vera, non ho strumentalizzato nulla con questo video anzi sentivo il dovere di documentare quelle saracinesche di locali serrati per mettere in evidenza il problema che tutti stavamo vivendo.

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Buongiorno, abbiamo riaperto la nostra redazione e come primo ospite abbiamo intervistato Marco Taormina che è un affermato videomaker ed in questi giorni  è stato protagonista di “Lockdown Roma 2020” un video struggente di poco più di due minuti realizzato attraverso un semplice iPhone.

Buongiorno Marco per i nostri lettori una tua breve presentazione ?

Sono siciliano. Di Palermo per la precisione, dove sono nato 44 anni fa. Da più di venti però ormai vivo a Roma e mi sento anche io figlio della Città Eterna a tutti gli effetti. Non un romano “adottato” ma un vero romano doc, di quelli che provano un amore per la città in cui vivono che sembra si possa provare solo per il posto in cui si è nati…ma non è così ed io ne sono la prova. Mi sento anch’io un po’ figlio di mamma Roma, la città eterna, unica al mondo, che fin dai suoi antichi splendori ha accolto visitatori, turisti, artisti, pensatori, filosofi, registi, personaggi illustri e poi anche me giovane cameraman arrivato da Palermo per fare il salto di qualità nella mia carriera professionale.

Una piccola luce si è accesa alla fine del tunnel della pandemia da coronavirus. La società americana di biotecnologie Moderna, del Massachusetts, ha annunciato di aver concluso positivamente la prima fase della sperimentazione di un vaccino su un gruppo di otto volontari: questa esperienza vissuta renderà l’umanità migliore ?

Mi auguro che questo dramma mondiale che abbiamo vissuto e stiamo tutt’ora vivendo sia almeno servito a farci riflettere sulla condizione umana: dai ritmi esasperati a cui eravamo abituati e che bruscamente si sono bloccati al senso di solidarietà e collaborazione collettiva tra le varie popolazioni che mi auguro possa riprendere più forte di prima.Temo però anche che la gente possa dimenticare in fretta questa pandemia quando invece, a prescindere da come andranno le cose, dovremmo trarne spunto immediatamente e continuativamente collaborando un po’ di più per la nostra collettività.

L' Italia che riapre e l'Italia che invece protesta. Un 18 maggio mica felice per tutti. Da Nord a Sud, operatori in piazza e botteghe chiuse, numerose le categorie rappresentate e un unico denominatore: l'ansia per il domani che si annuncia cupo: quanto ci vorrà per tornare alla normalità ?

Non credo che si possa tornare alla normalità subito e non prima almeno di un anno. La società si è fermata e con essa l’economia. Queste nuove abitudini che si stanno adottando a livello mondiale per la prevenzione del contagio porteranno a rallentamenti generalizzati dell’economia. Dalla vendita al dettaglio ai flussi di spettatori che potranno tornare a vedere un film o una mostra al museo: finché non sconfiggeremo questo virus i tempi di crescita saranno lenti e così l’economia.

A Milano le tangenziali erano intasate. A Roma, meno trafficata, le code hanno accompagnato l'apertura del servizio in tutte le metro delle periferie. Napoli e Firenze, invece, hanno visto invase le loro vie dello shopping: il 18 maggio cosa hai fatto? Tornare a degustare un caffè ad un bancone ti ha risollevato emotivamente?

Ho accompagnato mia moglie al lavoro in scooter e dopo sono andato a Piazza del Popolo, nel famoso bar Canova di felliniana memoria: niente tavolini, ho pagato un caffè alla cassa dietro una vetrata, sono andato al bancone rispettando le distanze segnate per terra dai nastri e ho bevuto il mio primo caffè “in esterna”.

Credo che quel sapore me lo ricorderò per un bel po’ insieme ad un mix di stupore e meraviglia che ho vissuto in quei momenti.

A Milano, un caffè in centro è arrivato a costare 2 euro a tazzina, mentre a Vicenza 50 baristi si sono accordati per alzare il prezzo della tazzina, portando un caffè a 1,30 euro e il cappuccino a 1,80, riporta il Corriere....

Conseguenza di questa ulteriore pandemia che si va ad aggiungere alla precedente…quella delle banche quella dei mutui. Il vero problema è l’innalzamento della povertà.

L'immunologo Le Foche: ''La pandemia termina quando la coscienza sociale delle persone si ribella e inizia la fase della convivenza con il virus che viene messo all’angolo da una società che raccoglie la sfida e decide di conviverci; ci sono state polemiche per virologi, santoni, luminari che ospitati in tv hanno emesso verdetti e soluzioni discordanti: che idea ti sei fatto della loro presenza e pensi che il virus si sconfigga con la “coscienza sociale” ?

Non essendo un esperto in materia dico solo che tutte queste polemiche non fanno altro che confonderci le idee e destabilizzare le persone già provate psicologicamente. La comunità scientifica internazionale ha la responsabilità comunicare in maniera pacata e responsabile, questo mi aspetto. Riguardo l’Italia, aldilà di casi sporadici la gente ha seguito le indicazioni ed ha dato prova di civiltà restando in casa. Adesso è la scoperta di un vaccino che sconfigga il covid19 la notizia che tutti aspettiamo.

Tra le immagini che ricorderemo ci sono sicuramente quelle dei convogli dell'esercito ha attraversato la città di Bergamo in una fredda notte di fine inverno: salme verso l'Emilia per essere cremate; un operatore come te come avrebbe affrontato questa situazione? Come si sono comportati tutti i tuoi colleghi "sul campo"?

In queste situazioni il rispetto è fondamentale, come la sensibilità di chi gira, che è quello che fa la differenza. Dico sempre a tanti colleghi, anche più giovani di me, che questo lavoro si fa solo con amore e passione, e che bisogna essere anche molto seri e competenti; la serietà è fondamentale in un caso del genere. Io sarei stato dietro le quinte in maniera molto discreta, documentando senza costruire falsità, come è stato fatto. Purtroppo fin quando non ci sarà una carta ufficiale che regolamenterà il comparto audio visivo (cosa a cui per altro stiamo lavorando con associazioni sindacali nazionali) questo mondo sarà invaso oltre che da professionisti e cameramen che sanno fare loro lavoro anche da tanta gente improvvisata che si brucia in fretta, non specializzata e pronta a firmare qualsiasi tipo di immagine magari anche creata ad arte solo per fare ascolti. Cosa che ritengo chiaramente inaccettabile.

Mai in come in questo tragico periodo abbiamo potuto toccare con mano l'utilità degli acquisti online. Certo, c'è stato un proliferare di sciacalli: tante persone hanno pagato per un prodotto che non è mai stato consegnato, ma il sistema in generale ha garantito un servizio insostituibile. Mentre riprendevi le immagini di botteghe chiuse, vicoli deserti, il silenzio di una città sempre attiva, dentro quelle case si continuava ad acquistare: una scelta giusta oppure sbagliata? Nelle tue immagini raccogli anche la rabbia dei commercianti costretti a restare chiusi ?

La mia era angoscia vera, non ho strumentalizzato nulla con questo video anzi sentivo il dovere di documentare quelle saracinesche di locali serrati per mettere in evidenza il problema che tutti stavamo vivendo. Nella parte finale del video poi ho voluto mettere in risalto le bellezze immortali della Capitale forse con un po’ di troppa dinamicità e velocità delle immagini, ma è stato voluto: un modo per gridare e non sussurrare tutto il mio amore e il mio augurio di rinascita per Roma e per i romani! Roma tornerà come l’Italia intera più splendente e ammirata di prima, da noi italiani e dai turisti di tutto il mondo. La sensazione più forte che ho provato, poi, è stato il batticuore sotto il Colosseo deserto. Mi sembrava di non averlo mai visto prima. Ho scoperto una città nuova. Per quanto riguarda gli acquisti on line penso semplicemente che sia doveroso tutelare tutte le persone che, dalla spedizione alla distribuzione e alla consegna, lavorano senza aver ancora garanzie.

Sony, che sviluppa buona parte dei sensori fotografici presenti sui nostri smartphone, si è data all' intelligenza artificiale. Sta lavorando ad una nuova generazione di chip in arrivo entro l'estate con algoritmi di analisi delle immagini integrate: quanto è importante per un videomaker essere aggiornato con i migliori prodotti tecnologici e quanto l’utilizzo del tuo smartphone ha rivoluzionato il tuo lavoro?

Personalmente amo definirmi più cameraman che videomaker: questi ultimi appartengono alla seconda generazione e vanno dalla ripresa all’editing, dalla produzione al lancio del video in rete; sono nati col computer nel cervello. Fantastici. Io sono un amante dell’inquadratura, della composizione, della luce. Qualsiasi applicazione verrà sviluppata con intelligenza artificiale, e già c’è parecchia carne al fuoco in questo campo, non sostituirà mai l’occhio attento di un operatore sensibile al mondo e che osserva e racconta attraverso un obiettivo. Bisogna essere sempre aggiornati e ci sono casi in cui la tecnologia ti aiuta a creare un prodotto finito in autonomia. Preferisco comunque lavorare in squadra, con professionisti del settore specializzati. Sulle potenzialità dello smartphone ci sarebbe da fare un libro o un capitolo a parte. Riesce a fare cose che con telecamere o macchine fotografiche da migliaia di euro non si possono fare; è leggero; lo metti in tasca e all’occorrenza è subito pronto; è discreto non incute timore a una certa fascia di persone che scapperebbe invece davanti ad una telecamera tradizionale. Con lo smartphone sto lavorando perché amo sperimentare.

Mario De Michele, il direttore del giornale online, “Campania Notizie”, è indagato per aver simulato i due attentati subiti il 14 novembre 2019 ed il 4 maggio 2020. La Direzione distrettuale Antimafia di Napoli che segue le indagini su De Michele, scortato da uomini delle forze, ha scoperto che quei colpi di pistola contro la sua casa li aveva sparati da solo. Dopo quell’episodio De Michele fu ospitato in numerose trasmissioni televisive, raccontando la sua vita di “giornalista anticamorra e sotto scorta”. De Michele, ha pubblicato un articolo, sul suo sito, annunciando “un passo di lato”, parlando di “stanchezza fisica e mentale”: hai dedicato la tua opera a tutti gli operatori/videomaker dimenticati in questa pandemia; vuoi dedicarlo anche a colleghi che simulano reati per via della crisi del settore della comunicazione?

Ho lavorato per i tg di tutte le testate italiane come freelance e come dipendente; chi mi ha conosciuto sa quali siano da sempre i miei valori e principi: quello che ho visto con i miei occhi l’ho documentato. Non potrei fare questo mestiere aggiungendo filtri o creando appositamente immagini ad arte con una finalità o un mandato ben preciso. E lo stesso vale per la grande maggioranza dei miei colleghi che dietro una telecamera, invisibili, contribuiscono alla visibilità altrui. Questo però non vuol dire che la nostra professione, tra le più belle del mondo, sia di serie B: i lavoratori del comparto audio visivo - cameraman, tecnici del suono, montatori ecc. - non sono abbastanza valorizzati e troppo spesso ancora oggi non vedono pienamente riconosciuti i loro diritti. Con il mio video volevo aprire uno spiraglio anche su questo.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Certamente. Grazie a tutte le persone che ho incontrato nella mia vita, nel bene e nel male: mi hanno aiutato e continueranno ad aiutarmi a crescere, caratterialmente e professionalmente. Da quando il video è uscito mi hanno scritto e chiamato in tanti: registi, produttori o amici e colleghi in generale. A tutti è arrivata soprattutto una cosa: la sensibilità delle immagini che ho girato, e il senso di quello che volevo raccontare. Se ci metti il cuore e racchiudi in un immagine quello che vedi, senza trucchi e inganni, la gente lo sente e lo percepisce e si emoziona come mi sono emozionato io.

Progetti per il futuro?

Continuare a girare immagini, naturalmente e prestissimo montare anche un nuovo video ma per ora non voglio dire altro…

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Stefano Cigana

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