Giuseppe Ungaretti, Poeta Del Dolore

Giuseppe Ungaretti, Poeta Del Dolore

Il ricordo per il cinquantenario dalla morte

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Giuseppe Ungaretti, poeta del dolore.


Nato nel 1888 ad Alessandria d’Egitto, Ungaretti perde a due anni d’età il padre che lavorava al porto di Suez; più tardi, trova l’amore per la poesia con l’insegnamento del professor Kohler, che l’accompagnerà per il resto della vita.Poeta simbolista, Ungaretti cominciò la sua attività politica come anarchico con l’amico Enrico Pea presso la “Baracca Rossa”, ritrovo intellettuale la cui frequentazione decise del destino in arte dei due.

Nel 1912 si trasferisce a Parigi e perde il suo amico Moammed Sceab, morto suicida nel bel mezzo di un fermento culturale che non tutti seppero sostenere. All’amico scomparso, il poeta dedica la poesia “in memoria” della raccolta “Porto Sepolto” (1916).Dopo aver frequentato l’università parigina della Sorbona, nel 1914 ottiene in Italia l’abilitazione all’insegnamento della lingua francese. In Francia, conosce il movimento Futurista per poi aderire al Fascismo. Si lega ad Apollinaire, Palazzeschi, Soffici e Papini collaborando alla rivista “Lacerba”.Nel 1915 parte volontario, e resta per due anni sul Carso e sull’Isonzo, pubblicando poi “La guerre” e “allegria di Naufragi”, composizioni che esprimono la felicità di essere sopravvissuto alla guerra rielaborando il messaggio formale dei Simbolisti. Piu tardi torna a Roma dopo essersi sposato con Jeanne Dupoix (avrà da lei tre figli). Scrive “Sentimento del Tempo”, che rappresenta la sua angoscia esistenziale di uomo e poeta smarrito. Dopo un soggiorno in Brasile, perde il fratello nel 1937 e il figlio Antonietto di 9 anni a causa di una polmonite. A seguito di questi eventi luttuosi, pubblica, nel 1947, “Il dolore”, dove dopo un grido di angoscia c’è la speranza che “i vivi cessino di uccidere i morti” (dal componimento “Non gridate più”).Successivamente ottiene il titolo di Accademico d’italia e, dopo la morte della moglie, intreccia una storia appassionata con una giovanissima poetessa brasiliana, Bruna Bianco. Nel 1958, viene pubblicata la sua “Opera Omnia” intitolata “Vita di un uomo”.Nella sua ultima poesia, “L’impietrito ed il velluto”, Ungaretti si descrive come un “vecchissimo ossesso”. Muore nel 1970 di broncopolmonite, dopo un viaggio negli Stati Uniti.

Monica Pecchinotti 

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