Leggere Con Gioia: La Casa Dei Sette Abbaini Di Hawthorne

Leggere Con Gioia: La Casa Dei Sette Abbaini Di Hawthorne

Continuiamo questa rubrica dedicata ai consigli di lettura post lockdown con il testo più gotico dell’autore de La lettera scarlatta

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Proponiamo alla vostra attenzione questo pilastro della letteratura angloamericana del XIX secolo, ingiustamente oscurato dall’altro capolavoro di Nathaniel Hawthorne, decisamente più popolare.

Il titolo ci riporta immediatamente a Salem, la città del famigerato processo alle streghe, che è il reale setting del romanzo, sebbene non citato espressamente.

Hawthorne stesso nacque a Salem, ed un suo antenato fu uno dei giudici del processo; motivo per cui la famiglia dell’autore decise di modificare leggermente il proprio nome, aggiungendo una “w”, ad esprimere dissenso verso le gesta dell’avo.

Questo testo è, per riprendere la differenziazione che fa l’autore nell’introduzione, un “romance”, in quanto non viene svelato tutto, e ciò che viene narrato è ambiguo.

Il lettore deve proiettare se stesso nel testo, per colmare i gap informativi, al fine di darsi delle spiegazioni.

Si differenzia, dunque, questo romanzo, da un “novel”, ove, invece, il lettore è passivo: pensiamo al “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe, che inizia con un nome e cognome e prosegue in modo realistico.

Il plot narra delle vicende di due famiglie: i Maule, di classe sociale bassa, moralità discussa e buoni lavoratori, ed i Pyncheon, di classe superiore, arroganti ed isolati.

L’intrecciarsi delle vicende delle due famiglie, ribalta continuamente l’allocazione del Bene e del Male: è infatti l’ambiguità la cifra stilistica di Hawthorne,

Avremo qui un lieto fieno, ma solo come conferma del passato che ritorna: per l’autore non ci si può liberare dal passato e dalle proprie radici familiari, che, inevitabilmente e senza alcuna via di scampo, segnano il destino delle generazioni a venire.

La casa stessa del titolo, rappresenta il fondamento della storia, che si trasformerà in destino, delle due famiglie e della loro rivalità, che si svolgerà nel corso di molte generazioni e sarà portata a compimento solo con il formarsi di una giovane coppia, composta da entrambe le ascendenze.

Protagoniste, infatti, sono le famiglie e non gli individui. La stessa parola “race” viene usata spesso per indicare famiglia.

La saga di queste due famiglie può essere anche interpretata come la storia dell’America, dove i Maule, poveri ma originari proprietari del terreno su cui si erige la casa dei sette abbaini, che si vedono ingiustamente accusati di stregoneria e per questo condannati a morte, al fine reale di essere depredati delle proprie terre, non possono rappresentare altro che i nativi.

I Pyncheon, dalla moralità integerrima, in apparenza, che poi si rivela essere invece parte di personalità ipocrite ed abbiette, che non esitano ad incolpare innocenti al fine di depredarli e salvare i loro interessi, ben rappresentano i Puritani.

La funzione di svelare la duplicità del reale spetterà al personaggio di Phoebe, una classica “true woman”, ovvero il tipico personaggio positivo femminile dei romanzi dell’epoca, che permane ancora nella produzione culturale americana, compresa quella cinematografica.

Phoebe è, infatti, il fiore che fa sbocciare il giardino della casa dei sette abbaini, è il contraltare dell’arcigna Hepzibah, rappresentante della vecchia generazione.

«The young girl, so fresh, so unconventional, and yet orderly and obediente to common rules, was widely in contrast with everything about her (Hepzibah)».

Alla fine la nuova generazione, Phoebe dei Pyncheon, ma il ramo povero, e il giovane dagherrotipista, Uomo nuovo, rappresenteranno l’America che deve venire a riconciliare vittime e carnefici.

È ciò di cui, proprio in questi giorni, abbiamo bisogno!

La casa dei sette abbaini è edita in varie edizioni. Consigliamo a chi opterà per la versione originale, l’edizione Norton, completa di un’antologia critica.

Recensione di Gioia G. Di Mattia

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