Leggere Con Gioia: Ethan Frome E L’amore Impossibile

Leggere Con Gioia: Ethan Frome E L’amore Impossibile

Proseguiamo in questo viaggio nella lettura, estiva e di evasione sì, ma contemporaneamente di spessore. Trattiamo oggi un classico di Edith Wharton.

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Abbiamo affrontato per voi un altro grande classico, tornato in voga ultimamente per fortuiti casi cui la storia della letteratura ci ha ormai abituati.

Si tratta del romanzo Ethan Frome, dell’autrice Edith Wharton.

Questa, come il contemporaneo e forse più noto al grande pubblico Henry James, fa parte del movimento del Ritorno della Mayflower, ovvero di quegli scrittori statunitensi che sentirono l’esigenza di andare in Europa.

La Wharton, infatti, vivrà in Francia ed in Inghilterra, dove prenderà la decisione di dedicarsi interamente alla letteratura.

Il romanzo Ethan Frome è del 1911.

Nasce da un esperimento di alcuni anni prima, un racconto in francese intitolato Hiver, Inverno.

Il romanzo Ethan Frome ha una struttura a cornice. I narratore arriva a Starkfield, città dal nome evocativo, (vuol dire “campo sterile”).

Il narratore, di professione ingegnere ed in città per lavoro, viene incuriosito dalla figura di Frome, definito una rovina d’uomo.

Quando, per un caso fortuito dovuto al maltempo, il narratore varca la soglia della casa di Ethan Frome, inizia il racconto della storia di Ethan.

Quanto Frome era giovane, la madre era ammalata di nevrosi. Fu chiamata la cugina Zeena a prendersene cura che, quando arrivò, era sana. Stando lì, in quell’ambiente malsano, sia fisicamente che psicologicamente, si ammala.

Ethan la sposa per gratitudine, ma senza amore.

Il matrimonio è sterile, non solo da un punto di vista della prole.

Zeena malata ha bisogno di assistenza, e così viene chiamata una giovane cugina, Mattie.

Il cerchio si ripete ma l’arrivo di Mattie cambierà la vita di Ethan e di Mattie stessa per sempre.

La critica interpreta Ethan Frome come un tentativo dell’autrice di elaborare in veste simbolica, poiché questo è un testo fortemente simbolico, il suo complesso di Elettra e l’odio nei confronti della madre.

Il finale, che non sveliamo nel rispetto del lettore, sta ad indicare come l’autrice punisca sé stessa per aver provato un amore, in una forma che non era lecita, nei confronti del padre.

Edith Wharton utilizza, così, la scrittura per sublimare i suoi sensi di colpa.

Questo è il dramma dell’amore inespresso, in quanto l’amore c’è ma non può essere manifestato.

Consigliamo al lettore l’edizione Letteratura Universale Marsilio, un’ottima collana che propone grandi classici con testo originale a fronte.

Recensione di Gioia G. Di Mattia

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