Il Teatro Prova A Ripartire. Intervista A Marco Zordan Di Flaminio Boni

Il Teatro Prova A Ripartire. Intervista A Marco Zordan Di Flaminio Boni

Il Teatro Trastevere è stato tra i primi teatri di Roma a riaprire dopo il lockdown. Ne parlo col direttore artistico Marco Zordan

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Il Teatro Trastevere è stato tra i primi teatri di Roma a riaprire dopo il lockdown. Una scelta certo non facile, viste le forti limitazioni dettate dal distanziamento sociale, eppure necessaria per dare un segno della propria presenza e per riavvicinare il pubblico al teatro.

Ne parlo col direttore artistico Marco Zordan.

Ciao Marco, quanto è stata dura, in termini economici e psicologici, la chiusura forzata causata dalla pandemia da Coronavirus?

“Ciao Flaminio!

Sia psicologicamente che economicamente e stata dura, della prima vedremo i riflessi a lungo termine; l'emergenza sanitaria ci impone un modo unico e giusto di pensare, la responsabilità civile, quando sarà finita potremo concentrarci sulle nostre personalissime storie in questa macrostoria e trovarci le nostre fragilità e conquiste. Economicamente al contrario è tutto molto tangibile al momento e stiamo tentando di trovare una strategia di sopravvivenza, anche grazie al sostegno che abbiamo trovato nelle persone intorno a noi e ad alcuni enti e istituzioni che si sono dimostrate più sensibili di altre”.

Il Teatro Trastevere è stato tra i primi teatri di Roma a riaprire, immagino con non poche difficoltà organizzative e tecniche. Quale sforzo ulteriore ha comportato la riapertura?

“Riuscire a mettere insieme 7 spettacoli in un periodo in cui ancora non eravamo neanche in fase 2 non è stato semplice, ed è riuscito solo grazie al grande cuore di chi ha voluto esserci e di chi collabora alla gestione del teatro. Logisticamente, decreto alla mano, abbiamo sistemato un problema per volta, ma dopo mesi di stop forzato non sembrava vero poter usare il proprio tempo per avere cura di un luogo e renderlo più sicuro ospitale possibile”.

Il Teatro Trastevere è da anni una realtà molto viva nel quartiere storico di Roma: il vostro è stato anche un grande gesto verso la comunità del quartiere e del pubblico che arriva anche da altre zone di Roma. Qual è il segno che avete voluto dare?

“Il segnale che abbiamo voluto dare e quello della presenza. Presenza fisica in quanto contraria a quella digitale. Presenza fisica in antitesi all'assenza, durata mesi. Presenza intesa anche come presidio artistico e baluardo di creatività nel contesto urbano del rione”.

La ripresa del Teatro Trastevere è stata all’insegna di un prologo di stagione, ovvero “ciò che precede l’inizio dell’azione vera e propria”, ovvero la prossima stagione. La vostra intenzione è stata quella di riavvicinare il pubblico attraverso gli spettacoli che sarebbero dovuti andare in scena nei mesi scorsi e che sono stati cancellati a causa del lockdown, il tutto nell’ottica di una solidarietà artistica, ma anche verso il pubblico.

I primi due spettacoli erano completamente omaggio e per gli altri avete applicato un prezzo speciale e conveniente. Passate queste due settimane di programmazione, come valuti la risposta degli artisti e quella del pubblico?

“Molto bella, a tratti commovente. Gli artisti erano come atleti dopo un infortunio, motivati, col doppio della voglia, ma convalescenti. Il pubblico era curioso e divertito dal poter giocare con delle regole che hanno organizzato la nostra vita negli ultimi 3 mesi.

A proposito di solidarietà artistica, sei tra i promotori di un’iniziativa molto interessante. Vorrei dare voce a questa iniziativa. Parlacene.

“Durante il lockdown molte realtà del quartiere si sono unite per aiutare chi nel quartiere si fosse trovato in difficoltà economiche. Abbiamo chiesto la Piazza vicino al Teatro per poter, attraverso serate artistiche, raccogliere ulteriori fondi affinché questo patto territoriale di mutuo sostegno possa prolungarsi e divenire virtuoso anche per il futuro. Il Municipio ha accolto l'idea e speriamo burocraticamente di sciogliere alcuni nodi e partire a settembre”.

Quali pensi potranno essere i prossimi passi del Teatro Trastevere?

“Il prossimo passo sarà quello di capire dove sta virando il teatro e dove vogliamo virare noi. Intercettare i principi con i quali vogliamo portare avanti questa gestione e poi le scelte artistiche ed economiche verranno da sè. Certamente crediamo che debba essere una stagione di apertura, solidarietà, improntata alla massima socialità”.

Tocchiamo un tasto dolente: lo Stato. Tra chiusura, riapertura a metà giugno, quando i teatri sono chiusi, cassa integrazione e contributi che non arrivano, quali sono gli impegni che lo Stato non sta prendendo? Quali le reali necessità e gli interventi urgenti che dovrebbero essere adottati?

“Lo stato ha mostrato 2 grosse fragilità: la lentezza burocratica e la disuguaglianza legislativa. Ci vuole quindi una semplificazione per accedere ai benefici che, siamo sinceri ci sono stati, logicamente uniti a controlli più severi; ad oggi lo Stato italiano considera tutti ladri in partenza per poi ricredersi e quindi chiede valanghe di documenti e questo ingolfa qualsiasi iniziativa, che sia buona o no. Inoltre, la legge sullo spettacolo dal vivo ha mostrato tutte le sue lacune soprattutto sulla ripartizione delle risorse. Assistiamo a teatri pubblici finanziati, costretti a fare attività di qualsiasi tipo per mantenere lo status quo e lavoratori senza garanzie. Una redistribuzione a più soggetti ed un rapporto dei lavoratori dello spettacolo con il ministero che ne riconosca la fragilità sarebbero rivoluzioni copernicane che permetterebbero una vita più serena e dignitosa a migliaia di operatori culturali”.

Flaminio Boni

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