MILANO/EVENTI Romano Rui All'Hotel Milano Castello

MILANO/EVENTI Romano Rui All'Hotel Milano Castello

Riapre l'esposizione permanente del grande scultore In via S. Tomaso 2, l'antologica delle opere dell'artista morto nel 1977 sono di nuovo accessibili, gratuitamente, da singoli e comitive. www.romanorui.com www.hotelmilanocastello.com

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Dopo il lockdown ha riaperto i battenti all'Hotel Milano Castello, in via San Tomaso 2, a due passi dal Duomo e dal Castello Sforzesco, la permanente di Romano Rui (1915-1977), preziosa e rara perché unica e accessibile gratuitamente e liberamente a tutti, singoli e comitive.

Si tratta della mostra di 29 pezzi unici, come tutte le sue creazioni, dello scultore, ceramista, artista poliedrico friulano di nascita e milanese di adozione, tra i più prestigiosi esponenti dell’astrattismo italiano e internazionale; non a caso, all'epoca, sodale di altri protagonisti come Lucio Fontana e Francesco Messina che gli fu maestro o Alfredo Mazzotta e Pasquale Martini, suoi allievi. Giò Ponti nel 1995 gli dedicò perfino una personale di ceramica a Parigi e con lui realizzò numerosi arredi degli edifici da lui progettati, come la Villa Planchart, a Caracas e le navi più famose dell'epoca, Andrea Doria e Raffaello, dove i pannelli di Rui ne divennero un simbolo di esclusività. Prova ne è che una scultura di Rui compare nella scena del film Marnie di Hitchcock, con Sean Connery e Tippi Hedren in viaggio di nozze in crociera. Rui fuartista a tutto tondo e ricercatore assiduo lavorando con vari materiali: bronzo, ceramica, marmo, resine sintetiche, legno, rame ed altri metalli, sempre per il piacere di una continua esplorazione della materia.

La rassegna all'Hotel Milano Castello, perfettamente inserita nel contesto della location Anni 60 (era la vecchia Casa del Clero, ristrutturata dalla famiglia di imprenditori alberghieri Figliola per farne uno splendido hotel design), comprende 24 sculture in pietra di Vicenza, in bronzo e in legno, datate dal 1946 al 1977, anno della prematura morte dell'artista, quindi particolarmente significative anche del suo lascito culturale, e 5 pannelli di metallo smaltati a grande fuoco con soggetti alla Brancusi o Peynet in movimento, un inno alla gioventù e alla voglia di vivere.

Le sculture sono di misure varie anche di grandi dimensioni. Alcune sono su basi orientabili secondo la luce. L'esposizione inizia dall'ingresso, lungo tutto il bellissimo percorso fino alla zona lobby e al giardino interno, dove le sculture più imponenti sono fruibili in un'atmosfera di grande fascino.

Romano Rui ha dato tanto a Milano, dove ha insegnato sia a Brera sia al Politecnico, pur non avendo lasciato nulla di scritto, preferendo sempre il fare, ed è presente in strade, chiese e musei; ora torna protagonista grazie alla collaborzione del collezionista proprietario delle sue opere prof. Raoul Pieri e l'Hotel Milano Castello che annunciano: "Arricchiremo la mostra di nuove sculture. E' il nostro modo di contribuire alla rinascita del turismo a Milano città d'arte, dopo la lunga e severa chiusura a causa dell'epidemia".

"Coltivatissimo spirito, ricco di felici umori narrativi", così il prof. Dino Formaggio introduce Romano Rui nell'antologica del 1963, definendolo "squisito ceramista e fastoso smaltatore di metalli", oltre che scultore. "Più che all'avventura come metodo - infatti, egli- preferisce l'impegno certo ed antico del mestiere", scrive Formaggio, e al "far nuovo il far bene", "l'apprendere e affinato eseguire", l'attenzione al potere significativo del mezzo tecnico usato".

L' "amore fatto di delicatezza e di scienza è il cuore della sua ricerca". Una direzione del tutto controcorrente per l'epoca in cui arte e marketing iniziavano ad essere strettamente connesse.

Altre opere di Rui a MIlano: la scultura in alluminio “San Babila e i milanesi” del 1955 su un palazzo nell’omonima piazza, all'angolo con corso Vittorio Emanuele, le bellissime sculture ai due lati dell'ingresso di via Pietro Verri 5, i pannelli scultorei in via Meravigli di fronte alla Camera di Commercio o i cancelli della Clinica Pio X.

Alla Biblioteca comunale centrale di Milano, nell'atrio dello schedario generale, c'è un suo grande pannello in ceramica che rappresenta Sant'Ambrogio e la cultura milanese. Nel 1957 Rui celebrò Milano anche con uno sbalzo in rame, 86x118 cm, che rappresenta Una famiglia e Milano con la Torre Velasca.

Numerosi i soggetti religiosi realizzati per i luoghi di culto. Per la Chiesa di San Gottardo in Corte, scolpì in rame argentato la Madonna dei dispersi, dedicata ai soldati caduti nella campagna di Russia e a quelli di ogni guerra. Nella chiesa della Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, si trova un grande crocefisso pensile di legno intagliato. Altre sue sculture a Milano sono nella Chiesa di San Francesco di Sales. A Cucciago, nella parrocchiale dei SS. Gervaso e Protaso, si ammira la grande pala bianca, in pietra di Vicenza lavorata a scalpello e la mensa dell'altare. 

E molto altro.Hanno scritto di Rui critici come De Grada e Mascherpa e intellettuali come Dino Buzzati; numerose le mostre in Italia e all'estero, ha esposto in quattro Triennali, oggi è in vari musei, compresa la Galleria d'arte Moderna di Milano (Ritratto di Giuliana del 1940, e due altorilievi). Morì il 23 Agosto 1977 a 62 anni.

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