Assegnata La Legion D’Onore Ad Alda Fendi

Assegnata La Legion D’Onore Ad Alda Fendi

Una preziosa onorificenza a coronamento di un successo internazionale.Il presidente Macron ha conferito ad Alda Fendi la Legion d’onore.

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Lo scorso giugno, nello splendore dei saloni di Palazzo Farnese, ha avuto luogo la cerimonia dell’eccezionale conferimento, presieduta dall’ambasciatore francese Christian Masset, a cui è seguita una cena in onore di Alda Fendi e della sua famiglia.

Una linea senza confine tra la Francia e l’Italia. Il conferimento della Legion d’onore ad Alda Fendi è un’onorificenza che lega ancora di più i due paesi, interpretando il lavoro ed il successo internazionale di Alda Fendi come orgoglio europeo. Abbiamo avuto il piacere di intervistarla, dopo questo riconoscimento eccezionale.

E’ stata insignita del titolo di Cavaliere nell’Ordine nazionale della Legione d’Onore, che effetto le ha fatto, che cosa ha provato?

Sono estremamente felice di aver ricevuto questa preziosa onorificenza! Mi riempie il cuore di gioia, e conferma il mio desiderio di valorizzare l’arte in tutte le sue forme. È quello che faccio dal 2001 con la mia Fondazione, Alda Fendi – Esperimenti, creata insieme alle mie figlie Giovanna e Alessia. È una Fondazione familiare, prevista come una staffetta che passerà da me alle mie figlie e poi ai miei nipoti. È stato un sogno essere con tutti loro nell’Ambasciata di Francia a Palazzo Farnese, il capolavoro di Michelangelo e di Antonio da Sangallo, tra gli affreschi dei Salviati e il meraviglioso Salone dei Carracci e ricevere la Legion d’Onore dall’Ambasciatore Christian Masset.

La Legion d’Onore è la più alta onorificenza attribuita dal presidente della Repubblica Francese Macron, creata, addirittura, nel 1802 da Napoleone, che le viene attribuita a coronamento di una incredibile carriera professionale e alla scoccare dei suoi 80 anni. Ha ancora un sogno nel cassetto che vorrebbe realizzare?

La storia della Legion d’Onore è molto importante, e davvero sono orgogliosa di questo riconoscimento, che viene dato dal Presidente della Repubblica francese per meriti sociali. “Honneur et Patrie” è il suo motto - “onore e patria” - e io posso dire di avere sempre cercato di dare il mio contributo, all’Italia e a Roma, che hanno un incredibile patrimonio storico e artistico. Non riesco a pensare a un modo migliore di festeggiare i miei ottanta anni che attraverso questo legame con la cultura e con un Paese, la Francia, che amo e che ho sempre amato. Ho non uno… ma mille sogni e progetti da realizzare. Mi piace solo quello che succederà domani. Conta solo la prossima cosa che farai, come diceva Karl Lagerfeld.

Da sempre ha avuto un legame a doppio filo con la Francia. Che cosa lega Roma a Parigi e viceversa?

Nella mia vita ho sempre amato la Francia, alla quale sono legata da una lunga tradizione, già con le mie sorelle e la collaborazione con il genio assoluto di Karl Lagerfeld, diventato un vero francese d’elezione! E poi negli ultimi anni ho scelto l’archistar francese Jean Nouvel per ripensare interamente Palazzo Rhinoceros, un edificio storico del Seicento ricreato come una vera e propria “città dell’arte” ispirata, non a caso, ai Passages di Parigi di Walter Benjamin. È stato inaugurato nel 2018 ed è un progetto al quale tengo molto. Qui è possibile vivere e abitare immersi nell’arte a 360 gradi. L’arte è all’interno e all’esterno del Palazzo, alle pendici del Palatino e accanto all’Arco di Giano, e ogni finestra “pone una domanda”, come dice Jean Nouvel. Ma, come può immaginare, come e più della Francia amo Roma. Le due realtà sono legate indissolubilmente dall’arte e dalla cultura, dalla storia, dall’amore per il bello. Pensi che il sogno di tutti gli architetti francesi è realizzare un progetto a Roma…

Attraverso la sua Fondazione Alda Fendi – Esperimenti è da sempre impegnata nel mecenatismo e nel sostegno della scena artistica contemporanea in Italia, in che cosa differiscono Italia e Francia nella valorizzazione dell’arte, nelle sue innumerevoli sfaccettature?

I francesi amano molto l’arte. Anche gli italiani la amano ma per incentivare il processo di valorizzazione penso sia importante che i privati si rendano protagonisti in questo campo, ed è quello che cerco di fare con la mia Fondazione. Sono convinta che il nostro futuro deve attingere dal passato, la contemporaneità deve basarsi sull’antico. Il futuro è la sperimentazione. Per questo la mia Fondazione si chiama Esperimenti e si occupa di arte in tutte le sue forme e rendendo sempre l’accesso libero e gratuito, perché la cultura deve essere patrimonio di tutti. Abbiamo iniziato nel 2001 con un lavoro di scavo, restauro e valorizzazione dell’abside orientale della Basilica Ulpia, nel Foro di Traiano – interamente da me finanziato - che ha portato alla luce i marmi originali della pavimentazione, una meraviglia di colori nel cuore dei Fori imperiali. Poi ci sono stati undici anni di spettacoli multimediali con le performance di Raffaele Curi, studiate dall’Università di Roma La Sapienza in un volume dal titolo Circolarità. E oggi Palazzo Rhinoceros che fa parte di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area dell’antico Foro Boario, la più antica di Roma, dove secondo la leggenda, in un’ansa del Tevere, è stata trovata la cesta con i gemelli Romolo e Remo. E qui ho deciso di regalare a Roma l’illuminazione permanente dell’Arco di Giano, affidando il progetto a Vittorio e Francesca Storaro.

Da sempre spirito libero ed assolutamente innovatrice, partita, come le sue sorelle dalla moda e approdata all’arte, che ormai è il suo pane quotidiano dal 2001, anno di nascita dell’omonima Fondazione. Può farci un bilancio di questi vent’anni?

Sono felice di aver seguito il mio sogno di quando ero ragazza. Dopo gli anni durante i quali mi sono occupata di moda nell’Azienda di famiglia ho deciso di impegnarmi per la promozione dell’arte e della cultura e per lo sviluppo di nuovi linguaggi artistici e davvero questa Legion d’Onore mi conferma che seguire i propri sogni, nonostante le difficoltà, è la strada giusta. Sono anche felice che la mia famiglia, le mie figlie e i miei cinque nipoti, mi seguano in questa passione. Tutti loro amano l’arte, ognuno in una maniera unica e originale, e sanno che occuparsi di cultura e lavorare con gli artisti è un nutrimento per lo spirito. Il bilancio di questi vent’anni è fatto di impegno e determinazione e per questo mi piace anche e soprattutto pensare ai nuovi progetti e al futuro!

Intervista di Stefania Vaghi

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