L'ELOGIO ALL'INVIDIA

L'ELOGIO ALL'INVIDIA

Che cosa è successo negli ultimi giorni? Chiara Ferragni realizza un shooting fotografico per la rivista Vogue agli Uffizi.

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“L’arte è l’unica cosa seria al mondo. E l’artista è l’unica persona che non è mai seria.”

(Oscar Wilde)

Che cosa è successo negli ultimi giorni? Chiara Ferragni realizza un shooting fotografico per la rivista Vogue agli Uffizi e subito c’è chi grida allo scandalo. La rivista in questione paga un grande museo come location per un servizio fotografico, invece di un qualsiasi altro luogo d’Italia e non danneggia le opere esposte, non impedisce ai visitatori la normale fruizione.

Qual è il problema? Eike Schmidt , direttore del museo, si preoccupa di fare da mecenate nel percorso alla celebre influencer e, di fronte alla Primavera di Botticelli, scatta una foto pubblicandola, poi, su un social. “Orrore! Orrore!” Grida il volgo, i sapientoni, gli aristocratici. “Che cosa brutta e ignobile” gridano, soprattutto, gli stessi blogger-influencer di storia dell’arte, archeologia e simili che ogni giorno mettono la loro faccia sui social, nelle stories, raccontando, tramite nuovi mezzi di comunicazione, cosa sia il loro lavoro e come si compia e anche i loro aperitivi etc. Insomma: cosa che accomuna un po’ tutti noi, che alla fine ci diverte, no?

Eppure una imprenditrice digitale che ha tirato su un impero (discutibile o meno, che possa essere di gusto o no, poco importa) con le proprie capacità e che visita gli Uffizi anche su commissione e che viene postata sul canale del noto museo non è moralmente accettabile.

Botticelli ha forse dipinto per pochi eletti? La comprensione dell’arte, dunque, deve essere riservata a pochi? Divulgare questa anche tramite mezzi che, parliamoci chiaro e tondo, oggi sono più di gran voga di un qualsiasi catalogo o giornale cartaceo, è così ripugnante? Evviva, dunque, i musei vuoti e frequentati solo da pochi intimi, gente colta e raffinata, via i direttori troppo attenti anche alla comunicazione e alla promozione!

Stiamo emergendo da un problema corale, che ci ha visti piegati a terra anche dal punto di vista economico. L’Italia, dopo il 2008, periodo della grande crisi, è di nuovo al lastrico.

Si sono registrate lamentele su lamentele del perché la cultura non venisse presa in considerazione soprattutto dal punto di vista burocratico economico, dandole una dignità, una categoria, una voce che non fosse soltanto quella di “artigiano” all’INPS, per esempio (per quanto dal punto di vista etimologico questa definizione ha tutto il concetto dell’arte in sé “ars”, “limare arte” ).

Poi arriva un influencer, post-covid(?) che presta la propria notorietà in un mondo in cui immagine sta prendendo il sopravvento e in cui, paradossalmente, il moralismo va a cozzare con questa semplicemente per una questione di GARA “Io voglio mostrare di più di te” “io voglio essere seguito più di te”. Per cui, mentre i musei cercano di ripartire, se la Ferragni altre mette a disposizione la propria notorietà per stimolare in qualche modo l’interesse per il patrimonio culturale, soprattutto in quelle fette di società contemporanea che non hanno nessun rapporto o quasi con i luoghi della cultura, la cosa non dovrebbe provocare scandalo ma semmai andrebbe salutata con interesse, e magari ben indirizzata e orientata. E se ad altri blogger questo può infastidire coerentemente è bene che non lo manifestino, perché anche loro usano e abusano di un uovo mondo che di immagine si nutre.

Maria Francesca Stancapiano



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