Carlo Verdone E 40 Anni De Il Palo Della Morte

Carlo Verdone E 40 Anni De Il Palo Della Morte

Giornata commemorativa in onore dei 40 anni del film Un sacco bello, fenomeno sociale che rimane immutato nel tempo

stampa articolo Scarica pdf

Nella giornata della ricorrenza dei 40 dall’uscita del film, venerdì 24 luglio, si è svolta una breve cerimonia in cui si è inaugurata la targa in Via Giovanni Conti che ricorderà il “Palo della morte”; il riferimento è ad una delle scene salienti del film e al luogo da cui Enzo partiva con Renato per la Polonia.

A seguire al CineVillage Arena Parco Talenti c’è stato un bagno di folla e la proiezione, sold out, del film cult Un sacco bello.

Carlo Verdone ha scelto di dedicare la giornata ad Ennio Morricone, che con le sue musiche ha assegnato valore aggiunto a questa pericola ormai storica.

Ma cosa ha raccontato Verdone al suo pubblico? Eravamo lì a testimoniarlo per voi.

«Un film che dopo 40 anni rimane nel cuore della gente è miracoloso!

Io ho voluto mettere tanta passione, tanta sincerità, che avevo raccolto durante la mia giovinezza. Sentivo che erano gli ultimi anni di una certa Roma che stava cambiando nel tempo, (film girato nel 79, uscito nel 80, ndr).

Una Roma estiva, silenziosa, si udivano solo le cicale, le campane che non si sentono più oggi: ho fermato quello che a voi piace e così, anche chi non era nato in quel periodo ha un’idea di quello che era la Roma di allora, certamente meno violenta.

Oggi non sarebbe possibile rigirare Un sacco bello nello stesso modo, ma qualcuno dovrebbe tirare fuori l’anima del periodo che stiamo vivendo, come ho fatto io allora.

Allora la periferia era molto creativa, era presente un riscatto dall’emarginazione attraverso l’ironia, la simpatia, la megalomania.

Ecco perché il film regge ancora: perché amiamo questa città e perché è un film pieno di poesia, realizzato da un pedinatore degli abitanti di questa città, quale sono stato io.

Feci tanti giri per trovare la location del Palo della Morte, anche a Ostia; ma non trovavo il posto. Quando sono venuto a Vigne Nuove, ho trovato quei due cilindri in costruzione e feci le foto. Le portai a Sergio Leone che produceva il film, il quale mi disse che avevo un bell’occhio: e andò bene!

I personaggi del film sono pochi alla fine, è una Roma vuota, quella rappresentata, con il rumore delle fontane, con una bomba di notte perché nel ‘79 erano gli anni di piombo ed ogni tanto c’era un attentato: l’ho voluto inserire perché era la realtà dell’epoca.

Fu un film girato in maniera pioneristica: 5 settimane per girare, 380 milioni costò, che anche all’epoca era davvero poco.

La spagnola Veronica Miriel la trovò Sergio Leone, produttore del film, che andò in Spagna al posto mio perché io stavo male.

Alla fine riuscii a finire il film un giorno prima rispetto al previsto: un film che posso definire assolutamente mio, perché io l’avevo scritto, io vi recitavo ed io l’avevo diretto».

Alla domanda su come si sia evoluto il ruolo della donna da Fiorenza e Marisol ad oggi, il regista ci risponde che il ruolo femminile proprio in quel periodo storico stava profondamente cambiando.

Non era più il tempo di Sordi che va avanti e propone in maniera impositiva, («fa il piacione»). No.

Il ruolo più adatto a questo capovolgimento di rapporti era quello del timido, dell’imbranato, del pugile che prende gli schiaffoni, come Verdone e Troisi. L’autore, direttore attore ci conferma, infatti, di come abbia voluto raccontare l’inadeguatezza del maschio di fronte al nuovo modello di relazione e… anche molto altro.

A giudicare dall’ovazione del pubblico, e dall’entusiasmo suscitato da questo film in ogni ambiente e ceto sociale, non possiamo avere dubbi sulla riuscita.

Ricordiamo che questo evento è stato realizzato all'interno della Manifestazione CineVillage Arena Parco Talenti, che raccomandiamo di tenere sotto controllo per l'interessante programmazione.

Domani ci sarà Gabriele Muccino a presentare Gli Anni più belli.

Articolo di Gioia G. Di Mattia

© Riproduzione riservata