Il Pinocchio Di Matteo Garrone Tra Realtà E Fiaba

Il Pinocchio Di Matteo Garrone Tra Realtà E Fiaba

Fantasia al potere con l’ultimo lavoro di Matteo Garrone: dalla camorra a Collodi con leggerezza

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Giovedì 30 luglio Matteo Garrone ha presentato al CineVillage Parco Talenti il suo ultimo lavoro: una reinterpretazione contemporanea dell’intramontabile favola di Collodi.

La versione di Pinocchio di Matteo Garrone è stata sceneggiata dallo stesso regista insieme a Massimo Ceccherini, che interpreta anche il ruolo della Volpe.

L’attore di richiamo è Roberto Benigni, nella parte di Geppetto, che è affiancato dal Gatto di Rocco Papaleo e da Gigi Proietti nei panni di Mangiafuoco.

La presenza di Benigni nel film rimanda direttamente all’omonima pellicola del 2002, diretto dallo stesso Roberto Benigni, che vi figura anche nella veste di interprete protagonista, affiancato dall’allora meno convincente Nicoletta Braschi, nella parte della Fata turchina.

Di quella pellicola erano stati apprezzati soprattutto la colonna sonora di Nicola Piovani e l’interpretazione di Kim Rossi Stuart, nella parte di Lucignolo. Interpretazione molto più fiabesca, rispetto alla versione proposta da Garrone.

Veniamo, quindi, all’incontro con il regista, moderato da Franco Montini, presidente del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani.

Alla domanda sull’origine dell’idea di questo film, il regista ci racconta di come già all’età di sei anni avesse preparato uno storyboard della storia di Collodi.

È poi cresciuto col Pinocchio di Comencini, e ciò lo porta a supporre che, probabilmente, senza che se ne potesse rendere conto, ci sia stato qualcosa di Pinocchio in tutti i suoi film.

Quando lo ha ripreso da adulto, vi ha trovato chiavi di lettura anche molto diverse; ha, quindi, pensato che ci fosse la possibilità di misurarsi con una storia che tutti pensano di conoscere, ma che in realtà può sorprendere lo spettatore, facendo in modo che si incontri con dei personaggi che non ricordava o che non aveva compreso.

Matteo Garrone è ripartito dai disegni di Enrico Mazzanti, che era l’unico disegnatore che disegnava a contatto con Collodi; questi sono stati per lui il punto di partenza e hanno funto da guida per poi costruire tutta l’idea figurativa del film.

Garrone, nel ribadire il suo amore per il Pinocchio di Comencini, condivide anche la sua perplessità su quello che era l’unico grande problema del film, dovuto a motivi tecnici: negli anni Sessanta era impossibile fare un burattino di legno in movimento, quindi alla fine il protagonista appariva quale era, ovvero un bambino, che è il più grande tradimento che si possa fare a questa storia.

Nel caso di Garrone, invece, c’è stato il vantaggio di potersi affidare alle nuove tecnologie.

Alla riflessione sulla coesistenza di un’ambientazione volutamente realistica, ma dove nello stesso tempo c’è molto fantastico, il regista riflette a sua volta: la Disney cercò di addolcire la storia, ma in realtà la storia è anche molto dura, perché vuole mettere in guardia i bambini dai pericoli della vita.

È un racconto che nasce dal mondo contadino toscano. Uno dei grandi protagonisti della storia di Pinocchio è la povertà.

Abbiamo scelto uno degli attori italiani più conosciuti al mondo, Roberto Benigni, il quale, non a caso, viene da una famiglia toscana contadina ed ha, quindi, vissuto quel mondo.

Il cast è, del resto, composta esclusivamente da attori di commedia, in quanto il fine era quello di fare un film anche popolare.

«Quando giravo avevo in mente i bambini, ciò che li poteva far divertire, che potevano capire; ho quindi limitato la paura delle scene, ma mantenendo anche il lato nero che è presente nella storia di Collodi»

Matteo Garrone è anche produttore di questa pellicola, e ci confida che molti hanno cercato di dissuaderlo dal realizzare un'ennesima versione di Pinocchio, ma ciò non è valso a farlo desistere.

La sceneggiatura è stata scritta a quattro mani con l’attore Massimo Ceccherini, il quale viene dal mondo popolare toscano ed è un comico, quindi ha aiutato a rendere più attuali i passaggi comici che ci sono nel testo: così nel film in certi momenti si ride!

Il protagonista insieme a Benigni è un bambino, Federico Ielapi. È stato un piccolo eroe, in quanto ha affrontato un film in cui era sempre in scena, facendo quattro ore di trucco tutte le mattine prima di entrare in scena; lui ha avuto una disciplina incredibile, ed è stato, quindi, esattamente l’opposto di Pinocchio!

Per questa pellicola sono occorsi tre anni di preparazione e otto mesi per cercare le location. L’Italia è stata devastata dagli anni Sessanta e trovare paesaggi legati al mondo contadino non è stato facile.

Il risultato finale, ci mostra un insolito equilibrio tra ambientazioni realistiche ed una realtà fiabesca che ha saputo trascinare il pubblico, sia adulto che di bambini, nonostante sia molto lontano dai ritmi frenetici delle sincresi attuali del montaggio dei prodotti audiovisivi cui abitualmente sono esposti.

Un romanzo fantastico di formazione, che viene traslato in un cinema di immagini, (Garrone nasce come pittore), che coinvolgono, grazie anche alle performance di alto livello degli attori, primi fra tutti Benigni ed il giovanissimo Ielapi.

Ricordiamo che l’incontro è avvenuto all’interno della manifestazione del CineVillage Parco Talenti, che ha proposto, fin dalle sue prime giornate di programmazione, eventi ed incontri di grande valore artistico.

Articolo di Gioia G. Di Mattia

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