Il Mondo Fluttuante Di Anna Onesti

Il Mondo Fluttuante Di Anna Onesti

Arazzi ed aquiloni trasformano la Casina delle Civette in un luogo dell’anima

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Arazzi e aquiloni fluttuanti realizzati in carta washi giapponese, nella Casina delle Civette, Musei di Villa Torlonia, caratterizzano la personale di Anna Onesti “Il mondo Fluttuante. Opere su carta”, visitabile fino al 10 gennaio 2021.

La magia della carta artigianale, il sentimento antropologico della materia, che le stesse opere racchiudono, questa è la chiave di lettura degli otto arazzi ed altrettanti aquiloni policromi che si trovano esposti. Un vero e proprio ponte di scambio tra due culture, quello occidentale e quella giapponese.

Le fibre della carta washi, lunghe e morbide, hanno la capacità di trasmettere alle materie impiegate profondità e di donare alle macchie di colore e alle tracce dei segni una foschia leggera che addolcisce i contorni e smussa i tratti trasformando il colore in materia pulsante.

Abbiamo chiesto all’artista quali siano i colori che utilizza per le sue opere: “I colori utilizzati sono tutti colori naturali. Le mie prime tinture naturali sono state create con i fiori dei miei castagni, usando o il tannino prodotto o usandoli nei bagni tintori. A Lamoli (in provincia di Urbino) c’è il Museo dei Colori Naturali, in quella sede ho dato vita a tre colori, per una precedente mostra, il roso, il verde e una gamma di bianco.

I colori che vediamo nelle opere esposte sono il risultato della tecnica della piegatura della carta, tecnica che ho appreso nel mio secondo viaggio in Giappone.”

Tutti colori, quindi, di origine vegetale come il blu dell’indigofera tinctoria (ai), il viola del legno del Brasile (suwo), il rosso delle radici di robbia (akane), il giallo dell’albero di Amur (kihada), il bruno dei frutti dell’ontano (yashiya), il verde delle noci di galla (fushi), il nero dell’inchiostro di carbone (sumi), il guado per ottenere un colore ceruleo.

Molto spesso le opere di Anna Onesti sono mix di carte precedentemente utilizzate ed avanzate nella realizzazione di altre opere, anche di molti anni addietro, e l’utilizzo della tecnica dello stencil, che ama particolarmente, le permette un arpeggio di vuoti e pieni che creano splendide cromie, inimitabili, stabilendo un ritmo che assume una cadenza meditativa ricca di rimandi, di assonanze, di echi.

Un amore antico quello per la carta dell’artista, che risale ai suoi studi accademici, prima in Scenografia con il maestro Toti Scialoja e poi nella prosecuzione a Torino in Decorazione con il professore Francesco Casorati. Un percorso artistico che l’ha introdotta ad un mondo nuovo, quello della restauratrice di opere d’arte su carta. Vincitrice di concorso ai Beni Culturali ha restaurato per ben 25 anni disegni e stampe all’Istituto Centrale per la Grafica, sotto la guida sapiente di Michele Cordaro. Grazie a quest’ultimo Anna Onesti ha avuto la possibilità di andare a studiare in Giappone al Tokio National Research Institute, dove si è occupata di restauro dei cosiddetti “rotoli da appendere”.

L’attività professionale ha quindi fortemente influenzato tutta la carriera artistica della Onesti, che, partendo da un’estrema aderenza ai materiali utilizzati, cerca di affermare un’esperienza sensoriale del sentire ottico e fisico del tutto originale, grazie anche all’uso di una manualità che sembra sfociare in una ritualità senza tempo.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, con il patrocinio della Fondazione Italia Giappone, è a cura di Alessia Ferraro e Maria Grazia Massafra, servizi museali di Zètema Progetto Cultura. L’ingresso è gratuito per i possessori della MIC Card.

Articolo di Stefania Vaghi

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