Gerardo Marazzi

Gerardo Marazzi

L'acqua è un valore assoluto senza retorica, vita, morte, bellezza, bruttezza, arte, poesia, musica, suoni, rumore, odore, colore, incolore, denso, liquido, solido, aeriforme, fredda, calda, microcosmo, macrocosmo, finito ed infinito.

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Buongiorno cari lettori di Unfoldingroma, oggi intervistiamo l’artista Gerardo Marazzi che sta esponendo la sua mostra personale denominata “Acqua, Acqua, Acqua” presso galleria Spazio 40 di Roma.

Gerardo come prima domanda una tua breve presentazione per i nostri lettori?

Sono nato a Roma nel 1958 da genitori lombardi, originari di Sabbioneta in provincia di Mantova, ho iniziato a dipingere a 14 anni, o “forse anche prima”, mi sono a laureato a Roma nel 1981 in Architettura. Subito dopo ho iniziato a lavorare come libero professionista, un’attività che ancora oggi mi dà soddisfazioni, senza per questo mai abbandonare la passione per la pittura, una compagna di vita da cui non mi sono mai separato, se non per prendermi un periodo di riflessione alla fine degli anni ’90.

Insieme alla mia famiglia sono stato protagonista di un caso di emigrazione al contrario, non dal sud verso il nord, ma dal nord verso il sud, o meglio verso il centro Italia perché ci siamo trasferiti a Roma. Pur provenendo da Sabbioneta, la residenza estiva dei Gonzaga, mio Padre, era da sempre un appassionato di arte romana e questa passione me l’ha trasmessa fin dai miei primi anni di scuola. Da qui alla pittura come hobby adolescenziale il passo è stato breve.

Ma presto il rapporto tra me e la pittura non poteva essere solo un hobby, definitivamente è diventato un elemento primario della mia vita – esso è avvenuto tra il 1987 e il 1990, quando ho iniziato a frequentare certi ambienti culturali romani di poesia ed arte; lì mi sono avvicinato di più alla corrente surrealista di Max Ernst, Salvador Dalì e Marc Chagall, immergendomi così in una sorta di simbolismo. Subito dopo ho allestito la mia prima mostra personale, “Dinamica Evocativa”,1987 in cui il ricordo era filtrato dal sogno. Al tempo i miei simbolismi erano molto evidenti e facilmente decodificabili, almeno dagli addetti ai lavori, mentre per tutti gli altri il mio quadro poteva essere giudicato basandosi semplicemente sul colore. Ma con i loro colori vivaci, dietro quella loro brillantezza è sempre esistita una mia riflessione d’artista secondo cui ogni colore era abbinato di volta in volta a un sentimento, a un pensiero.

Cioè?

E’ sempre la “Dinamica Evocativa” che, dal 1987, tratto il tema della memoria come l’elemento pittorico, e come nella mia poesia dello stesso anno, “Il Lago”, l’acqua ne assume il ruolo di quarta e quinta dimensione, tempo e spirito. Un lavoro di alchimia vera e propria.

Con “Acqua, Acqua, Acqua” ci sei riuscito?

Certo ma non solo con “Acqua, acqua, acqua” che volutamente ho scritto tre volte.Ma ho rappresentato decine di quadri con il filo conduttore l’ACQUA, in tanti anni, da immagini di fondali subacquei, alla desertificazione, ai quattro elementi, o all’acqua che dà la sapienza. Infatti per questa mostra ne ho selezionati nel periodo che va dal 2014 al 2020.Il colore celeste, l’oro, il bianco, fatti sgocciolare e tratti dritti e neri o obliqui e bianchi sono solo macchia di colore che nella mente si ricompongono in quinte sceniche, a file di memoria che scatenano emozione, EVOCAZIONE e DINAMISMO, ancora una volta.

Immagini e parole. come le PAROLE d’ACQUA così sono i COLORI d’ACQUA. ?

L'acqua è un valore assoluto senza retorica, vita, morte, bellezza, bruttezza, arte, poesia, musica, suoni, rumore, odore, colore, incolore, denso, liquido, solido, aeriforme, fredda, calda, microcosmo, macrocosmo, finito ed infinito.Se in questa mostra dovevo ricercare il potere sull’elemento ACQUA, così incerta mai prevedibile, dovevo farla rinascere ed evocare dinamicamente, per farla pittura.Ho lasciato che il sentimento tracimasse nella conoscenza del percorso della percezione del colore fatto memoria, “un viaggio iniziatico”: ed io ogni volta comunque ne sono più ricco.

Come sta la cultura in Italia?

La cultura in sé starebbe bene salvo riuscire ad arrivare alle masse. Oggi sono le masse che con il numero possono decretare la “bravura “di un artista, cantante, scrittore ecc.Con una battuta, dipende dai follower che uno ha su Instagram, veri o comprati.L’artista deve pur vivere, se vive di arte, ma senza ritorno economico l’arte e solo per sé stesso. Non credo nel successo dopo la morte, perché è un concetto puramente speculativo; non credo, ad esempio, che da morto Modigliani possa essere così felice se è considerato un grandissimo, anzi “non essendo” non è neanche né felice né triste.

Mentre nella maggior parte del mondo i musei e gli spazi dell'arte sono chiusi e dobbiamo limitare al minimo i nostri spostamenti fisici, gli spazi mentali sono liberi e infiniti, come è infinito anche lo spazio in rete?

Per me oggi oltre all’aspetto fondamentale della visita reale nei musei e gallerie, l’arte è totalmente fruibile nello spazio virtuale, ma come su tutto ormai è il tam-tam che fa o non fa la conoscenza.

Quale emotività deve arrivare al pubblico?

Come dicevo prima senza pubblicità non arriva nulla la pubblico. Oggi il pubblico ha bisogno di cose facili, nette, che impegnino il cervello molto poco: canzoncine orecchiabili, poesiole da rima infantile, quadri da bambini, concetti intellettuali semplici. Sentimenti puerili ma efficaci, da lacrimuccia di facile presa. Faccio un esempio. Chi non si commuove davanti ad un agnellino? Salvo papparselo con le patate bello croccante a pasqua? Chi rinuncia a portare i bambini ad un bel mare trasparente ed ECOLOGICO? Salvo spalmare con olio solare protezione 50 ma 100% inquinante la pelle dei bambini stessi ricoprendo quello stesso mare da un velo impercettibile ma mortale? Ecco questi esempi fanno capire che oggi l’emotività che arriva al pubblico è SLOGAN.

Quando parliamo di “spazi culturali “questa città come riesce a esaltare e promuovere i tuoi lavori; Spazio40 ci è riuscita?

Roma città la conosco da sempre, nel lavoro come architetto da 40 anni che come artista pittore da 30.I miei lavori Roma città non li ha mai esaltati o promossi, anche andando a bussare alle porte giuste, porte politiche ovviamente, l’arte si misura con voti e partiti alle spalle o pagando di tasca propria se dietro c’è un finanziatore interessato.Ovviamente questo avviene per decine di colleghi artisti, l’esperienza è comune.Ma come dicevo il grande problema è l’arte italiana, e della pittura in particolare, è l’assenza di scuole, di luoghi dove, chi è dotato di talento, possa cimentarsi e farsi conoscere. La situazione è diversa a Parigi e a Berlino, in Italia esiste qualcosa soltanto a Milano, ma è comunque poco. A Roma, ad esempio, il movimento artistico che faceva capo a via Margutta, ormai è scomparso, non esiste più. Molti dei suoi protagonisti sono divenuti anziani, se non sono già scomparsi. Adesso è una caricatura di quello che era.

Riguardo alla galleria Spazio40 senza dubbio è una galleria che aiuta gli artisti, decine di essi tentano la strada della mostra, quando la cosa funziona le mostre diventano più numerose.Certo in questo periodo di improvvisazione pandemica lo stesso Ministro Franceschini non sa neanche della situazione reale del turismo minuto o delle centinaia di gallerie Italiane figuriamoci delle problematiche degli artisti e galleristi Romani.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Ai miei genitori, ai galleristi che hanno creduto in me e soprattutto a Me Stesso.

Progetti per il futuro?

Viaggi e solo viaggi come sempre, con mia adorata Moglie, null’altro.

Stefano Cigana

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