Benedetto Scampone

L’archivio della coscienza.

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Benedetto Scampone è nato a Roma nel 1979 e vive a Bracciano. Attualmente lavora per il Ministero della Pubblica Istruzione. Pubblica nel 2019 per il Gruppo Albatros Il Filo il suo romanzo d’esordio “L’archivio della coscienza”.

«Di cosa parla il tuo thriller d’esordio L’archivio della coscienza?».

Ne L’archivio della coscienza racconto una storia complicata, un susseguirsi di eventi che si intersecano e si esplicano in un’asse temporale lunga più di venti anni. È il passato che bussa alle porte dei personaggi e che presenta il conto. Ogni personaggio è parte integrante della storia e fondamento per la comprensione delle gesta del primo serial killer nella storia della città eterna. Ho scelto Roma come sfondo affinché si prestasse a fungere da contenitore e non solo da contorno a questa folle storia di vendetta. L’archivio della coscienza è un thriller psicologico, un romanzo che fa pensare, riflettere. Non vuole solo essere una caccia al killer, ma un viaggio nei meandri della mente dell’assassino e un’esortazione ad affrontare i propri demoni. Ciò che ci fa male, lo nascondiamo, lo seppelliamo ma, spesso, arriva il tempo di doverci fare i conti.

«L’archivio della coscienza tratta degli omicidi del primo serial killer della storia di Roma. Quali sono state le fonti di ispirazione per il tuo romanzo?».

Sono un lettore accanito di gialli e guardo un’infinità di serie televisive che raccontano dei serial killer. Ho attinto proprio da questo mio background. Sono nato a Roma e per quanto la mia città sia così grande e cosmopolita, non c’è mai stato un vero e proprio assassino seriale di pari livello a quelli delle metropoli di oltreoceano. Così ho deciso di crearne uno.

«Il Comandante della sezione Anticrimine Michele Pisano, il medico legale Maela Mannini e il criminologo Alessandro Scantini sono i protagonisti della tua storia. Qual è il personaggio che più hai amato caratterizzare, e perché?».

Scantini è senza dubbio il personaggio che più ha entusiasmato la mia penna. Gli ho dato tanto di me stesso e mano a mano che lo descrivevo delineavo la mia persona. È stato come leggermi dentro, nel profondo e prendere coscienza di chi sono. Oserei dire che parlare di lui ha rappresentato una propedeutica auto psicanalisi. Come direbbe Freud ho analizzato il mio ES, il mio IO e il mio SUPER IO.

«Nel tuo romanzo si parla con attenzione dei meccanismi della mente di un serial killer, dei differenti profili in cui può essere categorizzato un particolare omicida, e in generale vi è molta cura per i dettagli legati ai modus operandi dei criminologi e dei medici legali. Come hai appreso tutte queste informazioni? Ti sei avvalso di consulenti specializzati?».

Come anzidetto sono un appassionato del genere. Le mie fonti sono state prevalentemente i libri di testo di criminologia. Ho studiato tanto e cercato di dare un’interpretazione alle varie teorie creando un serial killer che differisse da quelli già identificati dalla scienza. Tanto mi ha aiutato anche internet, indirizzandomi verso testi di approfondimento e di medicina legale.

Scrivere questo romanzo ha accresciuto tantissimo il mio know-how in materia di crimini ed è stato bellissimo potermi immergere nella scienza comportamentale. Talvolta occorre un motivo, un evento scatenante, per fare qualcosa; ecco, L’archivio della coscienza ha funto da abbrivio per approfondire le mie passioni.

«Che cosa ti affascina di più del genere thriller?».

Adoro ogni genere di thriller ma ho una propensione per quelli psicologici. Probabilmente è qualcosa di insito nel mio essere. Cercare di capire il perché di una determinata azione è ciò che mi ha sempre contraddistinto. Tant’è vero che la parti che più adoro del mondo giallo sono proprio il ragionamento, l’indagine e le conclusioni. Conoscere il nome dell’assassino poco conta per me. Spesso infatti ho letto libri nei quali il killer lo si conosce sin dalle prime pagine, ma ciò non ha mai minimante scalfito la mia attenzione e la mia sete di sapere.

«Se L’archivio della coscienza potesse diventare un film, chi vorresti a dirigerlo, e quali attori ti piacerebbe vedere nei panni del criminologo Alessandro Scantini e dell’anatomopatologa Maela Mannini? Hai avuto proposte in merito?».

Proposte vere e proprie non ne ho avute ancora, tuttavia spesso ho immaginato ad un’eventuale sceneggiatura. Credo che qualsiasi scrittore ambisca a vedere il frutto del suo lavoro, prendere vita. Nel mio immaginario, mi piacerebbe vedere Marco Bocci rivestire i panni di Scantini; nel ruolo della dottoressa Maela Mannini, invece, ci vedrei bene Daphne Scoccia. Entrambi diretti, senza ombra di dubbio, dal giovanissimo e brillante Stefano Lodovichi. Ho avuto modo di vedere e rimanere colpito da due suoi lavori: il film “In fondo al bosco” e la serie “Il processo”.

«So che una parte del ricavato della vendita del tuo libro andrà in beneficenza. Vuoi parlarci di questo progetto?».

Innanzitutto vi ringrazio per questa domanda poiché ci tengo in particolar modo a questa iniziativa. Di concerto con Albatros si è deciso di destinare una parte dell’introito derivante dalla vendita del mio libro, al Progetto LetterariaMente. Tale progetto è una manifestazione che nasce nel 2006 ed ha come obiettivo quello di promuovere la lettura e la scrittura su tutto il territorio nazionale. A tal fine organizza corsi e concorsi letterari e, attraverso il contributo spontaneo, come nel mio caso, può far sì che anche i meno abbienti possano prendervi parte.

Daniele Catini

Titolo: L’archivio della coscienza

Autore: Benedetto Scampone

Genere: Thriller

Casa Editrice: Gruppo Albatros Il Filo

Collana: Nuove Voci - Tracce

Pagine: 448

Prezzo: 18,50 €

Codice ISBN: 978-88-306-09-983

Contatti

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