L’insostenibile Leggerezza Dell’essere Di Milan Kundera

L’insostenibile Leggerezza Dell’essere Di Milan Kundera

Il tema centrale del romanzo è l’importanza del caso nella vita del singolo uomo e nella storia

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Introduciamo questo controverso quanto prezioso scrittore contemporaneo.

Milan Kundera, scrittore cieco, nasce a Brno nel 1929. Studia filosofia e musica a Praga, sarà professore di letteratura mondiale. I suoi interessi sono legati alla poesia, al teatro, alla narrativa. Ottiene fama internazionale con il primo romanzo di una trilogia, “Lo scherzo” (1967), una violenta e amara satira della società cecoslovacca.

Nel 1979 lascia il suo Paese e si stabilisce a Parigi in esilio volontario, dove continuerà la sua ricca produzione, tra cui “L’insostenibile leggerezza dell’essere” (1984).

Questo romanzo non presenta una vera e propria trama, quanto piuttosto una narrazione frammentata, che ricostruisce le vicende di quattro giovani le cui vite si incrociano durante la progressiva occupazione di Praga da parte delle forze russe: Tereza e Tomas da una parte e Franz e Sabina dall’altra.

I loro amori sono conflittuali, agitati, sofferti, ostacolati dalla continua opposizione fra anima e corpo, pesantezza e leggerezza, lealtà e tradimento, entusiasmo e rassegnazione.

Tereza vive male il rapporto col proprio corpo, e soffre dell’infedeltà di Tomas; quest’ultimo tenta di fuggire da qualsiasi relazione stabile, da ogni responsabilità, sia nei confronti del figlio, sia nei confronti delle sue innumerevoli amanti.

Franz desidera e ricerca un rapporto stabile e sereno con Sabina, mentre lei fugge da un Paese all’altro per allontanarsi dalla pesantezza, che inevitabilmente scaturisce da una situazione fissa, immutabile, quasi stagnante.

Ogni persona appare come l’opposto dell’altro, e proprio per questo ciascuno è costretto a combattere contro i fantasmi del passato, contro la situazione del presente, contro la realtà sociale, contro il profondo senso di estraneità e disagio che si radica negli animi.

In tale contesto, nessuna scelta, nemmeno quella radicale di Tereza e Tomas che rientrando in Patria, dopo un lungo esilio in Svizzera, decidono di rifugiarsi in campagna, sembra poter sciogliere risolutamente i nodi insiti negli animi dei personaggi, allontanandoli da quell’insostenibile leggerezza che è propria della storia.

L’autore chiarisce il valore magico del caso, cioè della leggerezza, mettendo in luce le molteplici coincidenze, alternando espressioni di natura filosofica, (necessità, caso, insignificanza), ad altre di natura fantastica e lirica: le varie similitudini e metafore.

Al narratore è affidata la riflessione che spiega la sua concezione poetica: Kundera stabilisce un rapporto tra arte e vita. Il romanzo non è “vero” perché ricostruisce le vicende, i fatti esterni delle vite dei personaggi, ma in quanto recupera la segreta armonia dell’essere. Ne consegue che anche il romanzo, come la vita, è simile ad una composizione musicale e, come questa, può cogliere il mistero del vivere. L’arte può aiutare l’uomo ad aprire i suoi occhi, in quanto la vera natura dell’arte è la conoscenza.

Il tema centrale del romanzo è l’importanza del caso nella vita del singolo uomo e nella storia. La rappresentazione dello spazio non è affidata ad una precisa descrizione, ma a singoli dettagli. Essi, ad uno ad uno, sono realistici, ma assumono valore simbolico, (per esempio con Tereza vediamo che li collega ad un suo modo di interpretarli).

Sul piano delle tecniche espressive in queste pagine si alternano varie forme del discorso, (riflessione, dialogo, descrizione), che corrispondono allo stretto rapporto tra letteratura e filosofia, che è elemento caratteristico del’opera. La riflessione filosofica diventa disposizione alla divagazione, allo sguardo ora ironico ora malinconico sull’incomprensibile destino dell’uomo.

La componente riflessiva è affidata alla voce del narratore che conferisce uno spessore profondo alle intuizioni del personaggio.

Possiamo dunque definire questo come un romanzo filosofico: diversamente da tutti gli esseri che costituiscono il mondo della natura, l’uomo non è inserito solo in una serie determinata di leggi fisiche, ma è esposto all’imprevedibile.

Dal modo in cui egli accorda le coincidenze che il caso gli propone, dipende l’armonia della sua vita.

Milan Kundera, L’insostenibile leggerezza dell’essere, Adelphi, XXVIII edizione (29 maggio 1989), Milano, 318 pagg. - 12Euro

Recensione di Gioia G. Di Mattia

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